
Per ognuno di noi esistono dei film, non molti a dir la verità, che quando ti ci imbatti, a prescindere da quante volte li hai visti, dal luogo o dall’orario, ti ci soffermi. E anche se già iniziati, in pochi secondi, ti ritrovi nella stessa situazione emozionale delle volte precedenti, come se il corpo e l’anima si ricordassero istintivamente del tumulto che essi ti hanno provocato.
Brock Lovett (Bill Paxton) sta effettuando delle ricerche all’interno del relitto del transatlantico Titanic, alla ricerca di un famoso diamante chiamato Il Cuore dell’Oceano, andato perduto in seguito al naufragio del primo. Durante una delle immersioni, all’interno di una delle casseforti presenti nella nave, viene trovato un dipinto raffigurante una giovane donna nuda con indosso il gioiello in questione, di cui però, non c’è traccia. Un’anziana signora, Rose Dawson Calvert vede tale tela alla Tv e contatta direttamente lo stesso Lovett spiegando di essere lei la persona raffigurata e invitata sulla nave di quest’ultimo inizia il suo racconto.
James Cameron ha fatto una cosa difficilissima, ha preso una storia vera dai contorni drammatici, conosciuta da tutti, e senza sminuirne in nessun modo l’importanza e l’impatto emotivo, ci ha costruito sopra una delle storie d’amore più struggenti mai scritte. E’ riuscito a combinare e intersecare romanzo e storia in modo perfetto, tenendo nello stesso palmo della mano il Titanic e Jack e Rose, sviluppandoli entrambi con la stessa bellissima forza, inquietudine e trasporto.
E’ come se avesse giocato a scacchi, ha preso tutti i personaggi reali, quelli documentati dagli scritti rinvenuti e quelli dai racconti dei pochi superstiti, li ha messi nel piatto, li ha guardati e dopo aver scelto i più adatti al suo scopo, ha preso carta e penna e ha costruito i suoi, dipingendoli, smussandoli, con il risultato che alla fine era impossibile distinguere i primi dai secondi.
Ovviamente i protagonisti principali sono loro, Jack Dawson (Leonardo di Caprio) e Rose De Witt Bukater (Kate Winslet), nel manifesto di come certe sensazioni e certi sentimenti azzerino sia le differenze sociali e di apparenza che e soprattutto, il tempo. In Titanic, infatti, tutto avviene in pochi giorni, appena quattro, ma bastano soprattutto a Rose per abbassare tutte le difese e i preconcetti di una vita, aprendosi, fidandosi e concedendosi completamente all’unica persona che oltre che “a guardarla” è riuscita “a vederla”. E nonostante questi tempi stretti di narrazione, si sono incontrati in tutti i contesti possibili, quello più vicino a Lei e quello più vicino a Lui, oltre che in un territorio di mezzo rappresentato fantasticamente dal ponte di passaggio della nave, sentendosi vicini sempre, come se attingessero forza e coraggio l’uno dall’altro.
La conclusione è in quel fantastico “salti tu, salto io” dove il tu precede l’io, che rimane un momento incantevole e travolgente, nonostante l’abuso mediatico non sempre appropriato, che ne è stato fatto.
La rappresentazione del Titanic è assolutamente stupefacente, ricca di particolari, dopo un po’ si ha la netta sensazione di conoscerla, come se fosse un ambiente familiare. Si respira l’aria di quegli anni, è tutto perfettamente al suo posto.
L’apice, però, rimane indiscutibilmente come Cameron ha gestito tutta la situazione post collisione dell’iceberg, la sua ricostruzione ha i contorni del capolavoro, di tempi, di scrittura, di effetti speciali, di inquadrature e soprattutto di emozioni. La differenza l’ha fatta l’essere sempre rimasto dentro un certo range senza mai sfociare troppo nel melodrammatico, che avrebbe sortito solo l’effetto contrario.
Ritengo che il film non ha punti deboli, d’altronde non avrebbe ricevuto 14 nomination agli Oscar di cui 11 vinti, record assoluto, tranne forse uno, il protagonista. Di Caprio non era ancora lo splendido attore di adesso, non ha avuto il carisma sufficiente per gestire un personaggio immenso come Jake Dawson, era forse ancora acerbo e troppo legato al suo ruolo di giovane Sex Simbol. Per intenderci la sua interpretazione è stata da 7, e gli è valsa la consacrazione assoluta nel panorama mondiale, nell’immaginario collettivo lui e Kate hanno rappresentato e tuttora rappresentano una specie di meta per l’amore assoluto, ma avrebbe potuto (visti i mezzi) e potuto fare molto di più.
Il sapore che Titanic ti lascia è di amaro, di quello intenso ma inevitabile, chiunque avrebbe voluto un finale diverso, ma probabilmente questo avrebbe cambiato completamente il significato e lo spessore del film, il finale felice sarebbe stato ucciso dalla drammaticità della realtà e Jack e Rose sarebbero diventati una macchietta nell’oceano. Il loro invece è un racconto di poche ore ma che sa di eternità, di felicità toccata e sulla quale Rose costruirà il proprio futuro, prenderà il cognome di Dawson, quasi come un tatuaggio nascosto e indelebile in nome di una promessa fatta durante un momento che sarà contemporaneamente il più alto e il più basso di tutta la sua vita.
Jonhdoe1978
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TITOLI DI TESTA: in fondo al mar, in fondo al mar…
TRAMA: è stato grazie al film Salvate il Soldato Ryan se abbiamo creato Cineastio. Ricordo ancora i bei tempi quando decidevamo i film da recensire, io questo, tu quello…alcuni film sono stati assegnati barando, partite di carta-sasso-forbice truccate, foglietti scelti dalla sorte o forse dalla troppa birra che avevamo in corpo. Ecco perchè adesso vale tutto, come vale il fatto che avrei sempre voluto scrivere di Titanic, la punta dell’iceberg del cinema di James Cameron.
SPOILER: sicuramente non è il momento migliore per parlare del Titanic, purtroppo l’avevo deciso qualche giorno prima della terribile notizia annunciata da diversi media (il sommergibile disperso) ma questa è una recensione del film, o forse per alcuni non lo sarà perchè è difficile classificarla come recensione, e allora piacere, mi chiamo Mklane e scrivo quello che cavolo mi pare.
Alberto Angela, sempre più divulgatore scientifico, cacciatore di tesori e soubrette, decide di fare un documentario sul Titanic (oltre che per ritrovare un gioiello da regalare alla moglie) famosissima nave dalla quale il padre era scappato prima del naufragio grazie a uno scafista libico…che dire, glielo doveva. SuperQuark purtroppo non è visto solo da giovani ma da anziani con il catalogo delle bare in mano, tant’è che una mummia decide di contattare Albertino (non il DJ) poiché lei ha delle informazioni sul benedetto gioiello! Così si fa ospitare su un panfilo extralusso proprio sulle acque dov’era affondata la nave, per raccontargli tutto e sperare in un’ultima ripassata prima dell’aldilà.
Dato che il film dura quasi 2 ore (percepite 3 settimane con il mal di mare) la mummia parte alla lontana. C’era una ragazza bellissima di nome Rosamaria, ricchissima, automunita, con la 3° coppa D e falsa magra che con quel deficiente del compagno s’imbarca sul famosissimo Titanic, una nave talmente grande e inaffondabile che neanche una scorreggia di Godzilla poteva abbatterla. Oltre a svariate comparse, sulla nave c’è anche un tale di nome Jack, un ragazzo bellissimo, poverissimo, non automunito perchè non c’aveva la patente e manco una lira, costretto a dormire nel vano motori con qualche comparsa di La leggenda del pianista sull’oceano.
Rosamaria, soprattutto per via del nome, decide di farla finita e buttarsi dalla prua della nave…ma sarà proprio lì che nascerà l’amore, precisamente nel momento in cui Jake la salverà prendendola da dietro, le allargherà le braccia e dopo averle fatto sentire la presenza dirle “Cazzo la randa?”.
Quella purtroppo non ci sente bene e capisce branda. Poiché sprovvisti rimediano una fiat Ritmo dove fare all’ammore…ed ecco che nascono due cose: un’amore clandestino nonostante i due avessero il biglietto e un paio di corna sulla testa del fidanzato di Rose. Poi si sa che le storie d’amore hanno sempre alti e bassi anche se in questo caso hanno un frontale con un iceberg e succede di tutto di più: acqua da tutte le parti, posate messe male, messe in piega messe male, un orchestra che suona la colonna sonora della Sirenetta, fino a quando va tutto a picco, nave e comparse comprese. Tranne un pezzo di legno largo 8 metri per 2 sul quale trova rifugio il culo di Rosamaria mentre Jack preferisce restare nelle acque gelide poiché aveva un’erezione e voleva spegnere i suoi bollenti spiriti…diciamo che gli si ghiacceranno.
TITOLI DI CODA: una storia d’amore che ha fatto la storia del cinema dove l’iceberg ha visto il premio come miglior attore protagonista. Per far affondare il Titanic al casting erano stati selezionati un meteorite, un gruppo di kamikaze e la controfigura della nave, cioè un sommergibile…e alla fine l’ha spuntata proprio l’iceberg con quell’aria un po così e quell’espressione un po così, uno che fa la sua parte fino in fondo.
EXTRA: io a Titanic ho sempre preferito Love Boat.
Mklane
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