
Nome: Satine
Segni Particolari: Il diamante più splendente del Moulin Rouge
Attività: Ballerina, accompagnatrice, sognatrice (in evoluzione)
Periodo di attività: 2001
Non ho mai avuto un grande ascendente verso Moulin Rouge film e se ci penso è un grande contro senso. Dentro ci sono tutti i temi che amo e che in qualche modo cerco sempre in una storia: poesia, delicatezza, contrapposizioni, inevitabilità, possibilità e soprattutto, amore impossibile. Proprio quest’ultimo ha un nome e per quanto mi riguarda (i musical a teatro non possono scalfire quell’immagine) un volto: il primo Satine e il secondo Nicole Kidman. La combinazione di questi due elementi hanno dato al personaggio bellezza, eleganza e profondità favorendo quella trasformazione che poi è diventato l’elemento distintivo della storia e appunto, di Satine. Se ci si pensa, infatti, ella è l’unica che parte in un modo e finisce in un altro diventando di fatto il punto di riferimento di tutto quello che la storia vuole dire e trasmettere.
All’inizio, dall’alto della sua disillusione, è sciolta, quasi distante, come se abbia la coscienza che la vita ormai abbia un solco ben definito dal quale non può più uscire. Ed in casi del genere guidi sicuro, senza pensieri, senza sogni, senza speranze. Poi succede qualcosa, in questo caso l’incontro con una persona e cambia tutto. E per cambia tutto non mi riferisco solo alla pulsione del momento e/o alla riscoperta dell’amore verso un altro, ma proprio della prospettiva, del senso stesso di se stessa e di quello che la circonda. In una condizione del genere, anche il doppio ruolo tra dovere e sentimento (il Duca e Christian), e quindi di una carnalità sbagliata, passa quasi in secondo piano, ammorbidito proprio dalla percezione che ci trasmette il suo pensiero. Sostanzialmente, non si ha mai l’impressione di qualcosa di sbagliato o volgare e questo perchè la sua costruzione tende ad essere quasi più ideologica e empirica che di pura azione. Si, Satine con il passare dei minuti diventa più un’ idea che un personaggio e su di lei ci si vede quel senso buono di possibilità e speranza che ognuno vorrebbe per se. E il suo dare è cosi energico e imperioso che anche la tragica conclusione sposta poco di quella sensazione che anzi cosi assume le sembianze dell’immortalità e del per sempre.
Molto di tutto questo, a mio avviso, va attribuito anche a Nicole Kidman. Dico anche perché nonostante sia riuscita a condensare tutto il senso di Satine , bellezza e delicatezza in particolare, in questo caso non ho mai avuto la sensazione che nessun’altra avrebbe potuto interpretarla. E’ come se l’idealizzazione quasi metafisica che il personaggio mi ha creato abbia scontornato la sua parte fisica che cosi è diventata meno rilevante e meno indispensabile. E questo al di là dell’affermazione iniziale che comunque rimane valida.
Satine infatti, è il simbolo buono del non mollare, che c’è sempre la possibilità di strutturare la propria esistenza in un altro modo e quindi di uscire dallo schema che crediamo ormai perenne. E soprattutto, è l’emblema del tempo e della sua soggettiva percezione. Un amore di pochi istanti si può tramutare in eterno e dare un senso alla proprio andare cosi intenso da giustificare ogni cosa, anche il destino avverso.
La grande magia di Baz Luhrmann, infatti, è stata quella di creare una storia drammatica con le stigmate infinite della speranza e della bellezza della vita. E non è processo facile da fare e se questo poi avviene tramite un solo personaggio, ecco che tutti diventa quasi encomiabile (anche se parzialmente mozzo).
All’inizio della storia si parla di diamanti, di ricchezza, di soldi, di investimenti. Al termine di quella materialità rimane poco e l’unica cosa che risplende è il diamante Satine, quale simbolo di una purezza che va oltre le singole gesta, creando cosi una dicotomia emotivamente immortale e che in un certo senso, ha pochi eguali nella storia del cinema.
Jonhdoe1978
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