
Hill Valley California, 1985. Marty McFly (Michael J. Fox) è un giovane diciassettenne fidanzato con Jennifer Parker (Claudia Wells), recidivo a fare tardi a scuola e membro di una Band che non riesce a sfondare. Suo padre George McFly (Crispin Glover) è goffo, incapace e succube del vicino di casa Biff Tannen (Thomas F. Wilson). Sua madre Lorraine Baines McFly (Lea Thompson) è un’ alcolizzata ed il suo migliore amico è lo scienziato pazzo Emmett L. “Doc” Brown (Christopher Lloyd).
Un giorno Marty viene chiamato a raggiungere “Doc” per aiutarlo a filmare un esperimento: inviare un minuto indietro nel tempo Einstein (il suo cane) con la macchina del tempo che ha realizzato modificando una DeLorean. L’ esperimento riesce, ma di lì a poco vengono raggiunti da dei terroristi libici, a cui “Doc” aveva rubato del plutonio per utilizzarlo come carburante per la sua macchina del tempo. I terroristi sparano a “Doc” e Marty, nell’ intento di scappare via a bordo della DeLorean, si ritrova catapultato nel 1955.
Se dopo 35 anni dalla sua uscita una pellicola riesce ancora ad accaparrarsi nuovi “Fans”, allora ci si trova in tutti i sensi davanti ad una vera e propria icona.
E se Ritorno al Futuro fosse stato scritto e prodotto oggi, in piena era da overdose di saghe, serie, sequel, prequel e supereroi che cambiano volto ogni tre giorni, Robert Zemeckis (il regista) e Bob Gale (lo sceneggiatore) avrebbero potuto tranquillamente acquistare gli Stati Uniti d’ America con gli incassi ricavati. Sicuramente chi ha potuto goderne al cinema durante gli anni ’80, apprezza ancora di più adesso lo spessore e la complessità della sceneggiatura, nascoste (ad arte) da un equilibratissimo mix di generi che spazia dalla commedia alla fantascienza, passando per l’ avventura ed il musical…senza mai far storcere il naso.
Tutto ruota intorno al tema del “Viaggio nel tempo”, argomento già visto e rivisto in numerosissime pellicole antecedenti al film, ma lo stesso viene continuamente imbastardito da sequenze ai limiti del fumettistico, battute passate alla storia, continue citazioni e vagonate di ironia che creano un congegno dagli ingranaggi perfetti che non perde mai un colpo per tutta la trilogia (anche se per gli altri due film va fatto ovviamente un discorso a parte).
Zemeckis utilizza il continuo “dentro fuori” di Marty fra la sua spenta adolescenza nel 1985 e la scoperta della vita dei suoi genitori nel 1955, prima della sua stessa nascita, per regalare la sua visione (ai limiti della satira) di quello spaccato che va dal dopoguerra ai progrediti anni ’80, in cui non si risparmia per nulla in critiche (per niente velate) sulla Hollywood cinematografica dell’ epoca. La stessa Hollywood che non avrebbe mai dato una possibilità né a lui né a Gale, se non ci fosse stata la “spintarella” di un colosso come Spielberg, sia per convincere la Universal Pictures a credere nella produzione, sia nel far fermare l’ intera giostra (dopo cinque settimane di riprese e tre milioni di dollari già investiti) per la sostituzione di Eric Stoltz con Michael J. Fox nel ruolo del protagonista, giudicato moooooolto più idoneo per la parte (e provate a dargli torto).
Con questo film, in pratica, è stata posata la pietra per tutto ciò che sarà il futuro (passatemi il termine) per il genere…anche se in realtà racconta e a volte anticipa già tutto. Tutto ciò che viene detto, insieme a tutto ciò che si vede durante il film, diventa oro. Frasi come “Ehi tu porco, levale le mani di dosso”, “Grande Giove!” e “Hello McFly…c’ è nessuno in casa?” vengono tuttora utilizzate nelle più comuni conversazioni fra non più giovani (categoria che abbraccia anche il sottoscritto) e, tanto per rendere l’ idea se non dovesse bastare, la DeLorean utilizzata nel film sarebbe rimasta soltanto un ammasso di ferraglia “bruttiforme” non meritevole di memoria, anziché diventare l’ icona che è tutt’ oggi.
Chiudo menzionando la straordinaria interpretazione di tutti i protagonisti (difficilmente riuscirei a pensare ad altri attori nelle loro vesti) e alla perfetta cornice della colonna sonora di Alan Silvestri.
Datemi giusto il tempo di raggiungere le “88 miglia/h” e sarò pronto a recensire anche il successivo capitolo. Ci vediamo nel futuro…a domani 😉
Alessandrocon2esse
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