
Nel mondo della socialità e della condivisione di qualsiasi cosa mi chiedo come sia possibile far uscire in una parte del mondo un evento enorme, almeno cinematograficamente parlando, come Oppenhemeir in una data e nell’altra ben 30 giorni dopo. Se questo poteva avere un senso 20 anni fa, ora serve solo a favorire quel fastidioso fare che ha il nome di spoiler. Detto questo, non ne ho potuto fare a meno, posso sintetizzare al massimo il mio pensiero affermando che questo film ha mostrato l’altra faccia di Nolan. E’ indubbio che questa storia si discosta di molto da quelle roboanti ed estreme a cui il regista britannico ci aveva abituato risultando molto più strutturata, verbosa e soprattutto intima. Sembra un paradosso ma non lo è e anzi proprio questo approccio è, a mio avviso, il motivo della bellezza e della riuscita del progetto. Mi spiego. La storia della bomba atomica è per forza di cosa, almeno nell’immaginario collettivo, un qualcosa di irruente, devastante, rumoroso. Riuscire a mitigare questo inevitabile scenario con l’anima dell’uomo Oppenhemeir e di come ambizione e conseguenze lo hanno in qualche modo logorato è stato, senza esagerare, meraviglioso.
Dall’alto di dialoghi serrati, anche qui il lavoro per rendere comprensibili dinamiche complicatissime è stato fantastico, Nolan ha comunque confermato, certo con più parsimonia del solito, di essere visivamente uno dei migliori (il migliore??) della sua epoca. Alcuni momenti sono poetici ed estasianti e, al di la della motivazione generale, ti danno un brivido alla schiena tanto dolce quanto adrenalinico.
Ultimo punto, la difficoltà di riportare su schermo una storia biografica tanto conosciuta quanto per certi versi scomoda. Per il primo, era necessario fare delle scelte e quella di dividere Oppenhemeir in due tempi e momenti ben distinti, prima e dopo Trinity per intenderci, è stata per certi versi geniale, regalando cosi in pieno tutta la storia, la personalità e soprattutto l’evoluzione del personaggio. Per la seconda, si trattava comunque di un momento chiave, anche politicamente, della storia del mondo e dell’America ed era inevitabile, per come è andata, colpire una parte di quella politica. Anche in questo caso Nolan è riuscito a raggiungere l’obiettivo senza compromessi dando l’impressione di averli. Geniale.
Finale, inevitabile, per gli attori. Menzionando comunque Cillian Murphy (è come il vino rosso), Robert Downey Jr. (è come il brandy nel legno), Matt Damon (sai sempre che non deluderà), Emily Blunt (sicuramente la meno performante) vorrei spendere due parole su Florence Pugh. Ogni volta che la vedo su passerelle o prime non mi trasmette nulla né fisicamente né come persona. Poi, invece, sullo schermo, ogni volta, diventa intensa, sensuale, profonda e coinvolgente. Il motivo? Molto semplice: è un’attrice fantastica.
Jonhdoe1978
Voto 8.3/10
TRAILER: I dolori del giovane Oppy
TRAMA: per parlare dell’ultima pellicola di Nolan dovrei tornare indietro nel tempo, scrivere di film passati che paradossalmente vivono tutti nel medesimo spazio. Una dimensione che da spettatori abbiamo iniziato ad esplorare grazie alla guida del regista, dove il tempo trova un nuovo significato, i sentimenti vengono celati per poi esplodere in attimi che tolgono il fiato, dove i nostri modelli conoscitivi vengono plasmati a favore del dubbio.
Ed è proprio in questa “dimensione” che ogni singolo dogma del regista si insinua nello spazio e nel tempo per portarci alla sua summa, un film che racconta la storia di un uomo la cui luce ci farà collassare in un buco nero, quello della sua anima, portandoci nell’ennesimo viaggio tra linee temporali scandite da ambizioni e conseguenze.
Dove tutto quello che viene mostrato è visivamente meraviglioso, qualcosa in cui solo lo sguardo di Cillian Murphy può specchiarsi. Dove la dinamica del dialogo trova interpreti come Robert Downey Jr. a gestirla fino a darle costantemente nuova linfa. Dove ogni singolo suono si collega al successivo fino ad un crescendo di fastidio emotivo di cui non poterne fare a meno. Dove il pretesto della bomba atomica è un monito per raccontare le paure profonde, i dubbi e le incertezze verso un mondo il cui tempo sembra giunto a un punto morto.
Dove Christopher Nolan regala un altro grande momento di cinema, sicuri che lo farà ancora e ancora, poiché il tempo è un cerchio piatto (parola di Cohle, ma soprattuto di Nietzche).
Mklane
Voto 8.3/10
Il cinema è stato recentemente salvato dal ritorno dei Blockbuster ad alto budget e, contemporaneamente, complice l’ingente fruibilità alle piattaforme streaming, ha perso feeling con uno tra i generi da cui traeva più guadagni, che è stato letteralmente ridotto in fin di vita: il Biopic.
E a chi se non a Christopher Nolan, moderno Stanley Kubrick in grado di rendere “d’autore” qualunque genere cinematografico su cui abbia posato le mani, poteva venire in mente di lavorare ad un Biopic sul padre della bomba atomica Robert J. Oppenheimer, trattando la fisica quantistica e le lotte al maccartismo come se si trattasse di temi da clickbait sui quiz da social network, senza l’utilizzo della CGI e, come se non bastasse già, farlo durare tre ore?
Riassumere Oppenheimer in una manciata di battute non sarebbe corretto. Trovo già sleale fruirne su schermi e/o dispositivi che non siano quelli di ordinanza cinematografica. Perché Oppenheimer non è un film…Oppenheimer è un’esperienza Nolanniana.
La biografia che si trasforma in thriller politico, la pioneristica sceneggiatura scritta in prima persona (con l’utilizzo del bianco e nero quando le scene sono oggettive e dei colori quando sono soggettive), balzi dall’impiego della sola luce a creare silenzi assordanti ad effetti reboanti che fanno vibrare la poltrona, fino ad un cast capitanato da un ipnotico Cillian Murphy, talmente prestante (Matt Damon, Robert Downey Jr., Kenneth Branagh ed Emily Blunt tra gli altri) che può permettersi di relegare il premio Oscar Rami Malek ad una partecipazione speciale da un paio di minuti. È più facile che tornerò a guardarlo al cinema, piuttosto che farlo dal divano su uno schermo da 55”. E fidatevi…a mio parere, più è grande lo schermo del cinema, meglio è.
Ma oltre all’esperienza omonima di cui sopra (che già basterebbe), Nolan non si arrende e appena sembra che il film sia arrivato ai titoli di coda, ci tiene inchiodati alla poltrona compiendo l’impresa di trascinarci nell’anima di questo fisico teorico, tanto impacciato con i calcoli matematici, quanto predisposto a vedere ciò che è invisibile agli occhi e alla conoscenza. Un uomo che contemporaneamente è riuscito sia a vedere oltre che ad essere cieco. La storia di un uomo dapprima messo di fronte ai suoi oneri e successivamente lasciato da solo di fronte alla storia.
Alessandrocon2esse
Voto 8/10
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