
Quando nel 1999 sono state annunciate le date ufficiali dell’uscita del nuovo Guerre Stellari, il mondo cinematografico e non è stato avvolto da un incontrollabile positivo friccicorio. Non c’è stato nessuno spazio ai retropensieri (i social non c’erano e quindi la fenomenite del bastian contrario non ha preso molto piede e soprattutto, non c’era ancora come oggi la rincorsa asfissiante al reboot e ai sequel/prequel), c’era solo l’attesa e la voglia di rimmergersi in quel mondo e in quelle dinamiche.
Ricordo perfettamente ambito e cinema (e la mia agitazione) della mia visione cosi come ricordo l’immensa perplessità che provai all’uscita. Perplessità che oggi rivedendolo si è trasformata nella convinzione che La minaccia fantasma (si, lo so Episodio I) è un film parzialmente sbagliato.
Prima di arrivarci però, vorrei fare alcune considerazioni, non perché necessarie ma perché funzionali a quello che vuole essere il mio discorso su questo progetto (nel senso singolo del termine, del senso generale di questa seconda trilogia ci sarà modo).
George Lucas, nonostante sia sempre stato la lunga mano di questo franchise, non dirigeva un film dal primo Guerre Stellari. La motivazione di questa scelta stavolta non è cosi decisa come nelle altre circostanze (ci sono stati numerosi rumor intorno), ma la sensazione è che la voglia di immergersi nuovamente in questo mondo alle sue totali condizioni abbia avuto un peso per fargli decidere di essere contemporaneamente scrittore e direttore. D’altronde una delle sue più grandi aspirazioni era quello di cimentare la sua creatura con le nuove tecnologie visive (ovviamente nettamente superiori agli anni 70) e probabilmente cedere lo scettro a qualcun altro avrebbe comportato una limitazione in questo senso. Limitazione che sarebbe stato un delitto, perché se c’è una cosa che ha funzionato di questo film, probabilmente l’unica, è, appunto, la rappresentazione visiva. Di tutta quella diffidenza all’uscita della sala di cui ho detto, di certo avevo una convinzione: gli occhi li avevo riempiti e tanto. Erano gli albori della CGI e quindi era tutta una novità, una nuova esperienza, una maestosità meravigliosa e nuova.
Il problema, come detto, è che la bellezza di questo film si sia fermata qui.
Nelle recensioni della trilogia originale, l’intento di Lucas era quello di portare una fiaba su una dimensione diversa, cambiando sfondo e condizioni. Non era fantascienza era altro, qualcosa di diverso, di unico. Sempre in quelle righe ho evidenziato come lo spessore nei tre film sia cambiato con il primo molto più fanciullesco, il secondo più cupo e misterioso e il terzo una sorta di somma dei due. Con La minaccia fantasma si è cercato di tornare al primo film, purtroppo però si è esagerato trasformando molti passaggi in macchiette senza spessore e quindi senza un costrutto e una spensieratezza controllata. La storia è di una linearità imbarazzante e i contenuti, pochi, gestiti con una semplicità che poco centra con il meraviglioso ambito di tutto il mondo Star Wars. Quello a cui eravamo abituati, infatti, è di un racconto a più punte unite poi da un filo logico, intelligente e intrigante. Di questa impostazione qui non ce n’è traccia.
Capisco che l’intenzione era quella di preparare il campo a quello che poi sarebbe diventato e che quindi non si poteva fare subito la rivoluzione, ma quello che contesto è proprio l’impostazione e il cuore dell’attenzione. La storia, infatti, punta quasi tutto su Anikin Skywalker e come abbia intrapreso la strada della forza, il problema è che non solo si è semplificato il senso stesso dell’essere Jedi (troppi giochi) ma anche l’essenza stessa di quello che poi sarebbe diventato Dart Fener (parleremo anche dei nomi).
Questo mi porta a un altro passaggio: l’assenza di profondità e caratterizzazione dei personaggi. E se Anikin, almeno per il momento, è quasi fuori contesto (almeno ideologico) ancor meno lo sono stati Qui-Gon Jinn e Obi-Wan Kenobi. E se il secondo era in un certo senso secondario, diventerà principale dopo, il primo sarebbe dovuto essere il padre dell’emotività, il carro trainante dell’essenza stessa di questo film. Non lo è stato e non ci si è mai avvicinato. L’unica a salvarsi per quello che doveva essere ed è stata è Padmé Amidala (Natalie Portman). Il senso precario della sua posizione inserito in questo contesto politico in confusione arriva e anche con buona intensità. Stessa cosa per il suo peso morale all’interno sempre di un ambito enorme (il suo rapporto con Anikin è l’unico che regge per interesse e soprattutto costrutto per quello che sarà).
Praticamente senza senso la figura di Jar Jar Binks. L’unica sua funzione è quella di abbassare la misticità del prodotto portandolo, ed è il discorso di qualche riga fa, sotto livello per essere considerato omicomprensivo (che poi era sicuramente l’obiettivo di Lucas).
Altra delusione la portata del combattimento finale. Se paragoniamo l’intensità, la motivazione, il tempo, la missione, la finalità e il cuore dei duelli finali dei tre capitoli precedenti, il risultato è impietoso, quasi disarmante. Si capisce subito che si tratta di qualcosa di molto piccolo e questo, seppur in corrispondenza del valore di tutta la storia, stona con quello che era, i nostri ricordi e soprattutto, le aspettative.
Come detto e come si sa, nel doppiaggio italiano dei primi tre film si sono cambiati molti dei nomi dei protagonisti. Ecco, la produzione ha costretto noi, come tutti, a omologarsi riportandoli a quelli che erano gli “originali”. E’ evidente che non mi trova d’accorso nonostante sia cosciente come la condivisione e la portata di unione del 1999 sia diversa dal 1977. In quei cambiamenti ci sono passaggi emotivi e coinvolgimento radicati, cambiandoli non solo crea confusione ma armonizza verso il basso la loro facile riconoscibilità seppur nella loro semplice fonetica. Star Wars non era e non è un solo gioco di marketing ma un progetto di emozione e idealizzazione e come tale doveva essere lasciato e trattato.
C’è poco da girarci intorno, La minaccia fantasma è un film che non crolla solo perché c’è il ricordo e soprattutto, una parte visiva enorme, gigantesca e bellissima. Per il resto ti lascia veramente poco e quel poco neanche con enorme convinzione. E’ ovvio che poi deve essere inserito in un contesto di nuova trilogia ma questo non esclude (come successo per i primi tre film) che avrebbe dovuto lasciare un sapore definito e deciso e non lasciare, invece, totale approssimazione.
Jonhdoe1978
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