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Star Wars: Il risveglio della Forza (2015) di Jonhdoe1978

⭐10 Agosto 2026 ⭐ Contrassegnato con: Recensione Star Wars: Il risveglio della Forza, Star Wars: Il risveglio della Forza, Star Wars: Il risveglio della Forza Recensione

Il risveglio della forza
Scelte.
La nostra vita non è altro che la somma delle nostre scelte e George Lucas nel 2012 ne ha fatta una importante: ha venduto alla The Walt Disney Company la Lucasfilm, concept di Guerre Stellari compreso. Se ne è pentito? Certo, la somma incassata è stata enorme, ma vedere la propria creatura gestita da altri non credo sia stato proprio il massimo. Per carità, nessuno lo ha costretto e sarebbe stato troppo facile, come peraltro ha provato a fare, essere comunque coinvolto nelle scelte future del mondo Star Wars, ma da un certo punto di vista è anche umano.

Detto questo, la chiusura de La vendetta dei Sith è stata perfetta ed era inevitabile che se si voleva continuare la storia si doveva andare oltre gli eventi de Il ritorno dello Jedi. Appurato questo, quello che si doveva ulteriormente scegliere era se eliminare completamente le figure conosciute oppure cercare una sorta di passaggio che unisse il vecchio e il nuovo. J. J. Abrams, a cui è stato affidato il progetto sia registico che di sceneggiatura (coadiuvato da Lawrence Kasdan, quello de L’Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi per intenderci) ha scelto la seconda strada e visto il risultato non ha sbagliato.

La storia parte a trent’anni di distanza dalla vittoria della resistenza contro l’Imperatore e a conti fatti, una volta optato per la strada della conoscenza, non si aveva scelta. Non l’aveva perché quella è l’età che dovevano avere Han Solo e Leila per rendere credibili gli attori e quella l’età che i nuovi protagonsiti/villain/eroi per essere credibili e quindi avere un senso. Definito questo devo dire che l’inizio non è dei migliori e non tanto per il ritmo quando per la chiarezza. Non è, infatti, immediato l’ambito e ci si mette un po’ a capire lo spazio temporale se non altro perché comunque ci eravamo lasciati con la pace e una nuova speranza, ritrovare le cose esattamente come erano all’inizio non era esattamente quello che ci si aspettava. Sotto questo punto di vista, cosa poi confermata per tutto il film, Il risveglio della forza è quasi un Reboot: sono tante le similitudini con il primo Guerre Stellari con l’aggiunta di qualche inclusione in più e con la sicurezza (a differenza del passato) di contare su qualcosa di solido. Sostanzialmente, la partenza di accondiscendenza era enorme nonostante siano passati 10 anni da La vendetta dei Sith e ben 38 dal primo film e questo ha permesso e tuttora permette una forbice di gestione molto ampia e soprattutto una capacità di gioco pressoché infinita. Ovviamente questa “libertà” ha le sue regole ed è qui che, forse di più che nella trilogia prequel, J. J. Abrams e compagni, pescano il jolly. L’andare della storia, infatti, dopo appunto questo inizio un po’ incartato, scorre con naturalezza cercando e trovando tutti i requisiti di Star Wars, compresi quelli puramente fiabeschi. Piano piano, infatti, la storia trova i suoi punti fermi risultando una via di mezzo tra re e regine e l’affascinante mondo del futuro, tutto condito, come da tradizione del franchise, da una dimensione territoriale e di abitudini ben conosciute. Come più volte sottolineato, infatti, in Star Wars non ci sono quelle classiche novità futuristiche (ossigeno, gravità, etc) e tutti i mondi e le zone analizzate sono uguali alle nostre. E’ stata una scelta iniziale ed è giusto che quindi tutte le avventure derivanti abbiano continuato.

Struttura simile al primo Star Wars dicevamo. C’è il nuovo cattivo che comunque rimanda evidentemente a Dart Fener, il gigante che fa in un certo senso le veci dell’Imperatore, il nuovo eroe (stavolta donna), la nuova forza, un nuovo robot di accompagnamento, nuovo Ordine e nuova resistenza e nuovamente il caso che porta l’eroe sulla strada del cattivo. Come detto però, la strada scelta non era di rottura ma di ammortizzare ed ecco quindi che sono stati rispolverati i vecchi miti. E a capo di essi non poteva non esserci Han Solo e quindi Harrison Ford. L’intenzione evidente, ed anche riuscita (in parte), non era tirare fuori il classico effetto nostalgia ma proprio accompagnare gli eventi (ricordiamo che questo è il primo di una nuova trilogia) verso una nuova frontiera di protagonisti e con essa una novo struttura dell’universo dove muoversi. Intenzione assolutamente riuscita, la funzionalità si percepisce, ma un po’ alleggerita (e mi pesa dirlo) per l’interpretazione proprio di Ford. Lui è sempre stato un buon attore che però con gli anni ha perso presenza e gestualità, soprattutto facciale. In lui si vede il peso degli anni forse anche di più che in Carrie Fischer, l’altro grande ritorno del film, e qua e la narrativamente la si accusa. Fortunatamente come contro altare c’è la prova dirompente di Daisy Ridley. Sprigiona energia e forza (esattamente quello che ci voleva) in ogni scena dando cosi un senso vero di ribellione e di possibilità. Si ha proprio l’impressione che ella possa ribaltare tutto e contrastare tutto. Tanto per specificare, quando il mondo si apre in due sembra quasi che sia lei a farlo e la cosa non risulta stonata, anzi. Regge l’urto del ruolo anche Adan Driver soprattutto perché a mio avviso il suo era il ruolo più complicato. Lo era perché ridefinire il nuovo villain non era facile e lo era proprio perché a differenza del solito quel senso del dubbio c’è da subito e andava gestito.

George Lucas, in un’intervista post uscita del film disse di essere rimasto deluso per la poca ariosità della storia. Io invece credo che sia proprio il contrario e che questa dichiarazione si stata più figlia della frustrazione di un figlio (gioco di parole) che è andato via che per oggettività. Partendo dal fatto che tutti gli eventi vanno letti nell’ambito di un triplice film, io credo che Abrams sia stato profondamente rispettoso e soprattutto bravissimo a non esagerare. Le scene visive sono belle ma non esasperate (e poteva farlo) e la storia armoniosa e avvolgente. C’è solo un grande difetto nella scrittura e riguarda forse il momento più emotivamente intenso. Ovviamente chi ha visto il film sa a cosa mi riferisco. Credo che ci sia stata un pizzico di velocità per un momento tanto importante e devastante soprattutto in termine di dialogo. Per carità, Star Wars ha sempre seguito il padre e quindi si è affidato a frasi chiuse e senza troppo soliloqui, ma credo che qui uno strappo andava fatto se non altro per far respirare definitivamente il passaggio di consegne e il senso di perdita.

La fine a quanto si è appreso è stata scritta più volte e credo cha alla fine la scelta finale sia stata corretta. Da proprio quel senso di apertura stellare alla quale puntava e che di fatto mentalmente ti porta a immaginare e rivivere, connubio a mio avviso bellissimo. Anche per questo Il risveglio della forza è stato un successo planetario condito da nomination e premi. La cosa alla fine ci sta anche se mi ha sorpreso se paragonati ai corrispettivi de La vendetta dei Sith, film comunque nettamente migliore (in tutto). Forse la cosa che ha pesato di più e non a torto, è che quest’ultimo aveva una fine imprescindibile e definita, mentre qui era tutta da scrivere e definire e si sa quando si va verso l’ignoto le insidie sono molto più…insidie.

Ora avanti con gli Jedi.

Jonhdoe1978

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Star Wars: Il risveglio della Forza

Il risveglio della forza
7.5

Valutazione Complessiva

7.5/10

SCHEDA

  • Regia: J. J. Abrams
  • Anno: 2015
  • Durata: 138'
  • Genere: Fantascienza/Avventura

Interazioni del lettore

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