
“Flop”, “Sequel infelice”, “Copia/Incolla”…sono solo alcune delle etichette con cui è stato bollato Ghostbusters II, seguito diretto dell’ originale del 1984, arrivato cinque anni dopo il successo mondiale della prima pellicola sempre diretta da Ivan Reitman.
A trentadue anni dall’uscita nelle sale cinematografiche, il secondo capitolo degli Acchiappafantasmi abbisogna di riacquistare un po’ di onore, soprattutto dopo il remake del 2016 “al femminile” diretto da Paul Feig, a mio modesto parere molto più meritevole delle sopracitate etichette. Un film brutto, saturo di odioso politically correct e totalmente detestato dalla quasi totalità dei fan del marchio storico che fa sembrare il sequel di Reitman un capolavoro di inaudita bellezza, nonostante non lo sia.
Fatta premessa che Ghostbusters II è innegabilmente privo della “freschezza” e dell’originalità del suo predecessore e che la somiglianza a quest’ultimo è fortemente marcata e priva di innovazioni vere e proprie, dopo più di un quarto di secolo resta comunque un cult da vedere.
Fosse anche solo per l’azzeccatissima scelta della produzione di richiamare l’intero cast originale. La perfetta recitazione della “Combriccola del Saturday Night Live” funziona a meraviglia ed i fan non vedevano l’ora di rivedere i volti tanto amati di Ghostbusters tornare a far danni a New York. Ne sono la riprova i 215,4 milioni di dollari incassati in tutto il mondo, con incassi “extra-americani” quasi raddoppiati rispetto a quelli dell’originale.
Ma allora che cos’ha che non va Ghostbusters II?
La pellicola paga principalmente lo scotto di portarsi dietro un peso enorme con cui confrontarsi e di risultare “un’imposizione dettata dall’inaspettato successo” più che una “scelta ponderata e studiata a tavolino”. Lo stesso Bill Murray fu uno dei critici più feroci della pellicola, dichiarando apertamente di non averla mai apprezzata e di aver accettato di girare il secondo episodio, unicamente per interessi economici legati alla casa di produzione, con interesse pari a zero nei confronti della sceneggiatura.
Durante tutta la pellicola si respira sì quell’aria di familiarità e quella coesione perfetta, propria di una riunione tra vecchi amici, ma la troppa paura di deludere il pubblico, forse alimentata anche dallo straordinario successo della serie a cartoni animati The Real Ghostbusters derivata dal film, ha convinto produzione e regia che restare “quanto più fedeli” al primo episodio fosse una buona idea…toppando alla grande.
La trama è identica: villain “ectoplasmatico” cattivo cattivo che vuole scatenare l’apocalisse e diventare padrone del mondo, con i nostri eroi che cercano di contrastarlo. Ma visto che agli spettatori era tanto piaciuta la storia degli Acchiappafantasmi dapprima derisi e successivamente osannati, per tutta la prima parte (quasi 45’) Reitman ce li mostra separati fra di loro e finiti nel dimenticatoio, intenti a sbarcare il lunario ognuno come meglio può:
– Il Dottor Peter Venkman (Bill Murray), lasciato da Dana Barrett (Sigourney Weaver), si è riciclato come improbabile conduttore televisivo per una trasmissione di quart’ordine sul paranormale, ovverosia “Mondo Medianico“.
– Il Dottor Raymond “Ray” Stantz (Dan Aykroyd)ha aperto un piccolo negozio dell’occulto che però non naviga proprio in buone acque. Per arrotondare, assieme a Winston Zeddemore (Ernie Hudson), ha messo su un servizio di animazione per bambini con i costumi dei vecchi Acchiappafantasmi.
– Il Dottor Egon Spengler (Harold Ramis) è diventato un ricercatore presso The Institute for Advanced Theoretical Research, dove conduce bizzarri esperimenti sulla misurazione della rabbia ed è l’unico a cavarsela discretamente.
E tutto questo (udite udite) come conseguenza di una causa legale intentata dall’intero stato di New York contro gli stessi, per aver prima “evocato” lo Stay Puft Marshmallow Man più alto del mondo e poi aver provocato ingenti danni durante la battaglia per eliminarlo. Ed è sempre grazie ad un contraddittorio processo, stavolta per aver provocato un blackout scendendo abusivamente nelle fogne per indagare su una misteriosa melma che possono rientrare ufficialmente in servizio, dopo che un giudice riconosce l’assoluta infondatezza della causa che li ha portati sul lastrico, dichiarando che “La legge non riconosce l’esistenza dei fantasmi. Non ci credo neanche io. Lasciamo le storie di fantasmi ai bambini, capito?”.
Cause legali, problemi con il fisco e disperato bisogno di soldi per tirare avanti…tutto ciò che ogni bambino che abbia amato il primo Ghostbusters e, soprattutto, appassionato della serie animata moriva dalla voglia di vedere in un sequel.
Se si considera che poi Ghostbusters è ambientato nel 1984 (stesso anno della sua uscita nelle sale) e che il sequel comincia con una scritta in sovrimpressione che dice “Cinque anni dopo” (mantenendo quindi fedele l’ambientazione cinematografica con il reale trascorrere del tempo) e che la serie The Real Ghostbusters è andata in onda dal 1986 al 1991 (ossia da due anni dopo il primo capitolo a due anni dopo il secondo), risulta davvero incomprensibile questa malsana scelta, figlia probabilmente di quell’assurda convinzione di registi, sceneggiatori e case di produzione che il pubblico voglia vedere e rivedere sempre il solito “pastone”: se è piaciuto una volta, piacerà anche la seconda…e la terza…e la quarta…e così via.
In conclusione, per rispondere al quesito che io stesso ho sottoposto prima, Ghostbusters II è manifestamente un prodotto realizzato perché doveva essere realizzato. Lontano anni luce dalla fantasia e dalla creatività del suo predecessore e (peggio ancora) della serie animata che ne è scaturita, da cui avrebbero potuto attingere a piene mani. Peccato. Davvero peccato.
Alessandrocon2esse
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