
L’horror-comedy è uno dei generi più difficili da affrontare, riuscire contemporaneamente a spaventare e far sorridere è uno dei compiti più ardui che un film possa fare essendo per definizione, completamente agli antipodi.
Grace (Samara Weaving) sposa Alex Le Domas (Mark O’Brien), ultimo di una ricca famiglia che deve la sua fortuna alla realizzazione di giochi da tavolo. Al termine del matrimonio, come da tradizione quando si aggiunge un nuovo membro, si riuniscono tutti i parenti più stretti per fare insieme un gioco estratto dall’ultimo arrivato da un misterioso contenitore. Esce nascondino, che per i Le Domas non è altro che inseguire, trovare e uccidere la sventurata entro l’alba, pena la completa eliminazione di tutti i componenti della famiglia stessa.
Matt Battinelli-Olpin e Tyler Gillet, al loro terzo lavoro insieme, hanno il pregio di dare al film un inizio dirompente, con pochi fronzoli e che va direttamente al cuore della storia. E così i primi 15/20 minuti riescono, pur non partendo da una trama originalissima, a catturare l’attenzione con una saggia gestione dell’attesa che sa però, di thriller momentaneo. La netta impressione, infatti, è che sia l’anticamera di qualcos’altro.
Il film è fondamentalmente diviso in tre parti. Dopo la prima di cui abbiamo appena detto, ce n’è una seconda, molto più lunga (quella che ci porta al finale per intenderci) che è decisamente la più debole e banale. La caccia all’uomo, o meglio alla donna, ha i contorni di qualcosa di visto e rivisto sia per quanto riguarda la vicenda nel suo insieme che nelle singole scene che risultano quasi tutte essere delle inconcludenti macchiette autoconclusive unite alla bell’e meglio. In queste, la parte thriller-horror è spesso sostituita dallo splatter e la parte Comedy condita da battute o freddure che vanno dalla Rambo alla demenzialità come se nulla fosse e quasi mai con un tempo giusto all’esigenza del film.
Samara Weaving, intorno a cui gira tutta la storia, è anche brava, riesce bene a districarsi nel doppio ruolo di sposa perfetta/killer, ma il piattume generale alla fine coinvolge anche lei.
La netta distanza tra l’inizio e questa seconda parte è stata, secondo me, la tomba di Finché morte non ci Separi. Non c’è niente di peggio che alzare le aspettative con una partenza frizzante per poi deluderle in continuazione minuto dopo minuto, arrancando ininterrottamente. Ogni scena era facilmente leggibile, le battute scontate, i personaggi non coerenti tra loro e le figure grottesche (peraltro non male) non sono riuscite quasi mai a lasciare il segno, facendo diventare tutta la visione sistematica e noiosa. Anche l’origine della maledizione (oltre che la loro fortuna) della famiglia, dopo averla spiegata inizialmente, non è stata poi approfondita adeguatamente (ad esempio come si sarebbero svolti gli altri giochi?). Tutto gira sulla supposizione, non suffragata peraltro da nessuna prova, che in caso di fallimento tutti i componenti sarebbe stati uccisi. Il film ha giocato molto e a conti fatti correttamente, su questo risvolto, cucendoci il finale, che ha permesso, comunque, a quest’ultima parte (la terza) di salire di livello, riscattando parzialmente, la griggezza della parte centrale.
Il patto dei Le Domas non era altro che con il Diavolo, in questo frangente chiamato Mr. Le Bail, che come da tradizione ha donato ricchezza e benessere con la promessa di ricevere al verificarsi di determinate condizioni riguardanti il gioco capitato, l’anima o di uno della famiglia o del nuovo arrivato. Qui la parte splatter, al sorgere del sole tutti i componenti esploderanno letteralmente, è fatta bene e nel momento giusto, ed è stato estremamente intelligente l’aver escluso da tale fato Grace, simboleggiando come finchè il gioco non fosse finito lei non sarebbe potuta essere parte integrante della famiglia. E questo a prescindere dal rito utilizzato per il matrimonio, che quindi, doveva essere suggellato dal Demonio.
Finchè Morte non ci Separi, un titolo che trovo geniale, non è secondo me, riuscito nel suo intento sino in fondo, poggiandosi troppo sull’usato sicuro e che un finale molto buono non ha riscattato, dando anzi, la netta impressione di un’occasione persa. Gli elementi sul tavolo erano validi, cosi come i personaggi, poco approfonditi, e la poco sfruttata fantastica location, erano innumerevoli i nascondigli che si sarebbero potuti utilizzare sorprendendo ed entusiasmando lo spettatore. Anche la sceneggiatura doveva essere più sottile, le battute messe nel contesto giusto ed essere meno grossolane, l’effetto sarebbe stato più pungente e attendibile.
La cosa che mi ha lasciato più da pensare però, sono stati gli ultimi secondi dove una Grace ormai rimasta sola e zuppa di sangue, con un sorriso beffardo, estraneo sino a quel momento al personaggio, si accende in tutto relax una sigaretta. Il diavolo nella sua accezione più rappresentata riscatta il suo premio ma non si accontenta, e se avesse deciso per un nuovo patto?
L’ho pensato e non mi sorprenderebbe, sarebbe il classico caso di finale aperto adatto sia a una conclusione che a un possibile sequel, che visto i tempi non mi sembra cosi improbabile…purtroppo.
Jonhdoe1978
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