
Quando nel 2019 scrissi la recensione di Finchè morte non ci separi nella parte conclusiva evidenziai come il sorriso finale (uno dei rari momenti di livello di quel film) avrebbe potuto aprire le porte a un sequel. Dopo 7 anni posso dire che pur sbagliando sul possibile contenuto, ci ho preso sulle intenzioni.
Premessa fatta e senza girarci intorno, cosi come il suo genitore, anche questo 2 mi ha convinto veramente poco, forse anche un pizzico meno. Perché se è vero che la parte intermedia di Finchè non ci separi era stata abbastanza debole, sia l’inizio che la fine qualcosa da dire l’avevano avuto. Ecco Finchè morte non ci separi 2 ha fatto esattamente il contrario ma senza raggiungere i picchi del predecessore.
Entrando nello specifico, l’inizio è pericolosamente arrangiato e forzato. L’idea e non credo di esagerare nello spoiler, di passare da una specie di segreto a una minaccia generalizzata (seppur comunque confinata) non è stata proprio il massimo. Si è percepito da subito come le dinamiche narrative scelte non fossero un modo per dirci qualcosa, ma solo necessarie per riportare la storia nel solco della caccia e della fuga. E a conti fatti è anche un peccato perché questo secondo settore del film, quello intermedio ed evidentemente il più lungo, è stato superiore allo stesso del primo film, se non altro perché ho avuto la netta impressione che le singole azioni qualcosa di originale le avessero. Con questo non voglio dire di essere stato rapito, ma qualche momento di pure interesse me lo ha regalato. Ad aiutare questo processo sicuramente è stato anche l’inserimento del nuovo personaggio (la sorella di Grace) e non per le motivazioni (queste si inutili e a volte stucchevoli) ma per i risvolti di puro action che hanno comportato.
Nonostante questo piccolo miglioramento sono rimasti pressoché identici i momenti quasi comici di come ogni volta i protagonisti si salvano. Quell’ultimo secondo tipico del cinema (avete presente quel momento in cui il cattivo sta per uccidere l’eroe e tentenna facendo succedere qualcosa??) qui diventa quasi uno script e come è facile da capire alla fine degrada il suo significato. Sotto questo aspetto almeno le battute, troppe quelle del primo film, qui sono state ridotte, o meglio, sono state più contestualizzate e quindi più efficaci. Peccato che poi questo giudizio abbia perso i suoi argini nella parte finale (ecco la terza parte) nettamente la mia più debole di tutto il progetto. Qui oltre a una continua estremizzazione dei dialoghi si perde, a mio avviso, l’aderenza con il cuore della maledizione trasformando le conseguenze quasi in macchiette. La sensazione è che si sia quasi voluto fare tabula rasa non tanto per mostrare l’azzeramento di chi decideva le sorti del mondo (anch’esso un passaggio molto fiacco), ma per lasciare aperta la strada a un altro continuo. Tanto ormai siamo nell’era dei sequel a ogni costo e quindi la possibilità deve essere sempre lasciata.
Se ci spogliamo dei contenuti e viriamo l’attenzione all’estetica, invece, Finchè morte non ci separi 2 più di qualcosa da dire la ha. Parliamo sempre di un genere, lo splatter, molto settoriale (nel senso che non piace a tutti), ma ci sono passaggi oggettivamente gestiti benissimo e che regalano disgusto e ilarità in buona dose (che poi è il fine ultimo, appunto, del genere). Le esagerazioni sono piazzate bene e concorrono, comunque a rendere il film per quello che è: una provocazione programmata.
Al limite dell’impeccabile (ovviamente parametrando il contesto) la prova di Samara Weaving. Cosi come nel primo film riesce a trasmettere la sua duplice anima senza diminuire di un minimo la sua credibilità. Personalmente la preferisco nelle dinamiche killer, ma questo non la sminuisce nella fase preda. Non dello stesso spessore Kathryn Newton. Riesce a essere utile alla gestione della storia, ma non ad elevarla. Sostanzialmente l’asseconda, non la comanda.
Continuo a credere che quello di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett sia un progetto monco se non altro perché tende a scivolare più sul conosciuto che altro. L’idea generale, come ho evidenziato nella prima recensione, non è male, ma la sensazione è che sia servita solo per poi aprire le danza sull’esagerato. In pratica, troviamo un modo per fare sangue e ironia e poi tuffiamoci dentro. Per carità, non è un errore concettuale, alla fine è una scelta, ma non si può pensare che funzioni a ogni costo. Io rimango dell’idea che un minino di regolarità nei contenuti deve esserci sempre e che sia necessaria una congiunzione morale tra ipotesi e realizzazione.
Detto questo, e andando a chiusura, se metto uno sopra l’altro i due film e come detto, inizio e fine sono nettamente ad appannaggio del primo, mentre la parte intermedia per il secondo. Questo mi porta (anche perché comunque il giudizio in prodotti molto vicini tende a omologarsi) a considerarli sostanzialmente di pari valore se non altro perché la strana sensazione che alla fine si ha è di complementarietà. E credo che non sia un caso ma il vero intento degli autori, peraltro non sbagliato.
Jonhdoe1978
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