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Codice Genesi (2010) di Jonhdoe1978

⭐18 Dicembre 2024 ⭐ Contrassegnato con: Codice Genesi, Codice Genesi Recensione, Recensione Codice Genesi

Codice Genesi Interna

C’è poco da discutere, il genere apocalittico, a prescindere che riguardi mostri, alieni, zombi, guerre, maremoti, asteroidi o terremoti, o piace o non piace. Non esistono vie di mezzo. Quella dicotomica visione di inizio, avventura e speranza da una parte e improbabilità, lontananza e ripetitività dall’altra non troverà mai un punto di contatto e ognuno rimarrà con convinzione sulla propria posizione. Evidentemente, e mi riferisco a chi ha avuto modo di leggere i miei pezzi su questo genere di film (vedi Io sono leggenda, 28 giorni dopo, 28 settimane dopo, Armageddon, The day after Tomorrow), io faccio parte della prima faccia. Ci ho sempre trovato, anche se per forza di cose per motivi diversi, sempre qualcosa di mistico/onirico, se non altro per quel senso di definito e pericolante, in contrapposizione all’eternità che diamo all’uomo nel nostro periodo, che ogni storia con questo argomento si porta dietro.

Detto questo, il motivo che mi ha spinto a scrivere di Codice Genesi, che di per se non è di certo, per alcuni aspetti, uno dei migliori prodotti di genere, è la sua interessantissima componente religiosa. Avvertendo sin da ora che da qui in poi ci saranno spoiler, la mia analisi del film non vuole soffermarsi sulla costruzione della storia in se, abbastanza banale e scontata, ma proprio sul messaggio finale che, per come l’ho vissuto io, tutto è tranne che, appunto, filo religioso. Quello che alla fine emerge, e con forza, è che la cristianità o la Bibbia, messa come è giusto che sia al pari delle altre religioni, può anche essere l’invenzione o meglio, la specificazione dell’idea di un semplice uomo. Tanto per entrare nello specifico, chi ci dice che quello che Eli detta allo pseudo scriba sia esattamente quello che è presente in quel fantomatico libro? Nessuno, è solo un atto di fede, esattamente come ogni religione. Inoltre, il semplice fatto che appunto quel manufatto sia in brail nasconde un percorso che metaforicamente non è per tutti e che quindi, per certi versi, è soggetto a personalizzazione e soggettivazione.

L’altro elemento umanizzante, in netta contrapposizione a quel concetto di pace che almeno nella generalità delle azioni vuole mandare la Bibbia, è l’attitudine alla violenza del protagonista che non solo è esaltata dal contesto narrativo di anarchia e senza regole, ma proprio dalla presunta missione che crede di avere. Missione che inoltre gli fa credere, altro elemento che a mio avviso conferma la tendenza del film a porre più domande che risposte, di essere una specie di intoccabile per poi dimostrargli che invece, evidentemente, non lo fosse.

Tutta questa disquisizione metaforica/concettuale sull’approccio alla fede che il film ti porta a fare, per come l’ho vissuto io, mitiga le semplificazioni di partenza (non ci fanno mai capire come realmente si sia arrivati a questa condizione) e la banalità narrativa susseguente. Senza girarci troppo intorno e come accennato all’inizio, Codice Genesi è un road movie post apocalittico estremamente lineare e che non nasconde nessuna sorpresa. Tutti finiscono come prevedibile e nessuno esce dal suo binario predestinato mentalmente. La sensazione che ho avuto è che Albert e Allen Hughes, i registi, abbiamo più pensato alla conseguenza che all’azione. In pratica, è come se avessero pensato:” l’importante è che il nostro messaggio appeso arrivi, poi lo arrangiamo senza complicarlo troppo”.

Ovviamente in questo percorso non particolarmente illuminato, avevano bisogno di un protagonista che da solo facesse reggere tutta la baracca e che performasse cosi bene da indurre lo spettatore a non distrarsi troppo. E’ riuscito Denzel Washington in questo compito? Credo che abbia fatto qualcosa in più: ha reso intrigante (non in pieno evidentemente) anche quello che, a mio avviso, non lo era. Soprattutto all’inizio, tutta l’attesa che si crea è merito suo e della personalità che ha quando si trova dietro la macchina da presa. Non mi azzardo a fare paragoni, ma non molti altri attori sarebbero riusciti a compensare cosi tanto processo e intenzioni.

Tirando le fila di quanto detto, credo che alla fine Codice Genesi raggiunga il suo scopo e lo faccio invertendo i fattori di analisi. Di solito, infatti, film del genere cercano il loro perché nelle fondamenta della coscienza, indirizzando la strada maestra e condannando tutte le altre. In questo caso, non parlando di zombi e/o epidemie, il cuore della storia era rappresentato dall’indole dell’uomo e dal suo modo di affrontare i cambiamenti e le regole. Il fatto che, appunto, le condanne siano mitigate dalla nostra natura ambigua (alla fine l’unico che giustamente perde ogni cosa è Carnegie) rende omaggio alla realtà delle cose, fatte di compromessi e/o scelte o credenze alternative. E che Solara voglia tornare da dove è venuta, indirizzando di fatto la sua vita oltre il presunto messaggio del suo amico, è il chiaro segno di quella personalizzazione oltre la morale a cui tutto il film voleva mirare e che, ripeto, compensa una gestione non originalissima e un finale visivo non propriamente indimenticabile.

Jonhdoe1978

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Codice Genesi

Codice Genesi
6

Valutazione Complessiva

6.0/10

SCHEDA

  • Regia: Albert e Allen Hughes
  • Anno: 2010
  • Durata: 117'
  • Genere: Apocalittico

Interazioni del lettore

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