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Butch Cassidy (1969) di Jonhdoe1978

⭐27 Novembre 2023 ⭐ Contrassegnato con: Butch Cassidy, Butch Cassidy and the Sundance Kid, Butch Cassidy and the Sundance Kid Recensione, Butch Cassidy Recensione, Recensione Butch Cassidy, Recensione Butch Cassidy and the Sundance Kid

Butch Cassidy Interna

La percezione e la reazione che abbiamo di fronte un evento e/o una persona rappresentata artisticamente, film, libro, opera teatrale o semplice racconto che sia, non è la stessa che abbiamo/avremmo nella realtà. Il motivo, come più volte segnalato, riguarda l’inevitabile allargamento morale che il sapere che è una finzione ci porta con la giustizia che molto spesso da canonica diventa lo specchio della nostra emotività. In pratica, siamo noi che imponiamo le regole del gioco stravolgendone il significato che normalmente e istintivamente gli daremo. Tanto per fare un esempio, non potremmo mai giustificare il comportamento di un Dexter, mentre sullo schermo tutto cambia e, paradossalmente, ti trovi a “tifare” per lui. Questo lunga divagazione è per spiegare su quale elemento morale ha preso le mosse Butch Cassidy (titolo originale e a mio avviso, migliore Butch Cassidy and the Sundance Kid) primo film, ed evidentemente non ultimo, del trio George Roy Hill, Paul Newman e Robert Redford.

L’incipit, infatti, dopo la precisazione che molte parti della storia hanno un fondamento di verità, tende da subito ad esaltare la simpatia dei personaggi principali, nonostante, e qui veniamo alla premessa, si tratti di due fuorilegge. A differenza di quello che si potrebbe credere e a conferma ulteriore delle mie considerazioni, in questo caso non ci troviamo di fronte al classico ruba ai ricchi per dare ai poveri, il che giustificherebbe una vicinanza, ma un rubare indistinto per me e i miei amici. Ed ecco che qui entra in ballo l’empatia e soprattutto, lo scivolamento morale tra il fare e l’essere. La costruzione di George Roy Hill, infatti, è meravigliosa proprio per essere riuscita, senza esagerazioni evidenti e lasciando, soprattutto in Kid, una certa durezza di comportamento, a creare un cuscinetto nel quale, appunto, giusto e sbagliato venivano spesso capovolti. In pratica, ogni spettatore alla fine è andato dalla loro parte e questo senza che però venisse in qualche modo alterata o mitigata la loro ingiusta attività. La maestria di questo risultato, a mio avviso, lo si raggiunge, oltre ovviamente per il modo guascone con i quali i due vengono rappresentati, dalla spersonalizzazione dell’antagonista. Non far vedere mai faccia i loro inseguitori (che dobbiamo dirlo nella realtà non hanno torto a ricercarli!) li rende quasi dei corpi estranei e persecutori e quindi emotivamente dei nemici. Questo rovesciamento ideale dei ruoli, stilisticamente e moralmente fantastico, è proprio il momento in cui il film si eleva da qualsiasi altro aprendo di fatto la strada verso l’immortalità raggiunta. Il noi due contro tutti, infatti, ha reso tutto molto più intimo mostrando cosi quella parte più nascosta e vulnerabile che rende, quindi, due simpatiche canaglie, due anime molto più terrene e quindi più vicine. Questo passaggio ha poi avuto il suo colpo di grazia, anche in questo caso la scelta narrativa è stata sublime, con l’introduzione e la gestione della figura femminile. Anche qui il ruolo è stato duplice, se non triplice. Etta, questo il nome, ha da prima fatto esaltare la parte amorevole di entrambi e poi ha reso la loro unione qualcosa di quasi unico. L’impressione che ho avuto, infatti, è di un rapporto cosi profondo che anche una donna, o la donna, come spesso accaduto in storie del genere, non riesce minimante ad intaccare. La domanda di lei a Butch: credi che se ci fossimo conosciuti prima staremmo insieme? E la contestuale risposta dell’uomo è proprio l’esaltazione di quanto detto e il momento in cui il film detta la parola fine sul suo vero fine e lo sopraeleva, almeno per me, a livello emozionale di almeno un paio di categorie alla maggior parte delle altre storie.

Normalmente bisognerebbe dire che in questo film i tre abbiano fatto le prove generali di La stangata, ma la verità è che entrambe sono opere che sono state e ancora sono le precorritrici di qualcosa. Tralasciando il numero di Oscar e di nomination, sappiamo nettamente a favore del secondo film, quello che realmente accomuna questi due film e la solidità sia della regia che dei due attori. Paul Newman e Robert Redford, oltre all’indiscutibile bravura, danno proprio l’impressione di aver raggiunto, o per lo meno di trasmettere, un’empatia enorme tanto da convincere, almeno nel titolo in oggetto, di essere veramente l’uno la prosecuzione dell’altro. Quel dove vai tu vado io, l’esempio dell’Australia è bellissimo oltre che struggente, è pressante e ti porta proprio a vivere la loro avventura e quindi anche la loro sorte.

“Meno male, avevo paura fossimo nei guai”.
Il modo con cui si arriva a questa frase e strutturalmente e emozionalmente perfetto e da, c’è da dirlo, un lustro ancora più grande a tutta la storia. Non dico assolutamente che sino ad allora c’erano state falle o mancanze, anche se La stangata come detto nell’apposita recensione, un qualcosina di più lo ha, ma che una fine del genere ti ridistribuisce i momenti dandogli un sapore più inteso e più pieno. William Goldman, autore di soggetto e sceneggiatura, ha, a mio avviso, trovato con questa conclusione la perfetta escamotage per dare una dimensione romantica/immortale alla storia e rendere tutto, quindi, quasi epico. La genialità di tale scelta, per chi conosce la vera storia dei due fuorilegge, sta nell’essersi distaccato dalle due diverse versioni storiche per consegnarci un fotogramma alternativo e originale che sa contemporaneamente di vita e di morte. In quell’ultimo fermo immagine, infatti, a mio avviso c’è tutta l’essenza del film e probabilmente il motivo stesso della sua meritata, come già detto, immortalità.

Jonhdoe1978

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Butch Cassidy

Butch Cassidy
8

Valutazione Complessiva

8.0/10

SCHEDA

  • Regia: George Roy Hill
  • Anno: 1969
  • Durata: 105'
  • Genere: Biografico/Western/Drammatico

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