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La Stangata (1973) di Jonhdoe1978

⭐21 Ottobre 2020 ⭐ Contrassegnato con: La Stangata, Recensione La Stangata

La Stangata Interna

I motivi che trasformano un film in un cult e quindi in un’icona sociale, sono molteplici e mai legati alla pura tecnica, essendo il messaggio finale sempre superiore sia al modo che soprattutto, al mezzo. Poi in alcuni casi, i due elementi si incontrano trovando il loro punto di equilibrio tra estetica e morale.

Johnny Hooker (Robert Redford) e Luther Coleman (Robert Earl Jones) sono due truffatori che si barcamenano tra piccoli e medi furti. Un giorno ripuliscono, senza saperlo, il corriere di Doyle Lonnegan (Robert Shaw), potente gangster di Chicago che, saputa la notizia, manda due suoi sicari a sistemarli. Hooker, avvertito dal corrotto tenete della polizia ten. William Snyder (Charles Durning) riesce a fuggire mentre Luther, ignaro, viene ucciso. Desideroso di vendetta, lo stesso Hooker si rivolge a Henry Gondorff (Paul Newman), vecchio amico di Luther e uno dei migliori truffatori degli Stati Uniti.

George Roy Hill a quattro anni di distanza da Butch Cassidy, dirige nuovamente l’accoppiata Robert Redford e Paul Newman, toccando senza nessun dubbio, il punto più alto della sua carriera da regista. La Stangata sin dai primi minuti, infatti, è come una brezza d’aria fresca in piena estate: appagante e soprattutto stimolante. La piccola truffa iniziale, infatti, ha la capacità sin da subito, di regalare attenzione e simpatia, predispone immediatamente lo spettatore alle vicende successive. L’idea di base, scritta e pensata da David S. Ward (alla sua prima sceneggiatura), si sviluppa sul noto concetto di vendetta, visto e raccontato però, da una prospettiva diversa, come una specie di Davide che vuole mettere in ginocchio Golia, solo con l’ingegno.
Ed è sicuramente quest’ultimo elemento che da originalità a tutta la vicenda, quel modo geniale e perfetto di avere giustizia senza ferire o uccidere nessuno. D’altronde il concetto di ladro e gentiluomo è da sempre naturalmente accettato, come se davanti a lui le regole di chi lo guarda cambiassero improvvisamente, tramutando l’aggirato, visto come il cattivo, come colui per cui la legge conosciuta, non deve valere.
Il sentimento di amicizia con il passare dei minuti, si tramuta in una accettazione e realizzazione concreta di quello che si è, quell’istinto che ci definisce, circoscrivendo le nostre necessità e le nostre priorità. Il percorso di Hooker è proprio questo, il tentativo, anche sofferto, di conciliare quel senso di ingiusto per il socio/amico ucciso, alla soddisfazione interiore per quello che sta facendo. In questo Henry, è come se fosse il mentore, colui che ha il compito di prendergli la mano e mostrargli la via, consapevole, però, della sua complessità.

Il film ha il grande merito di inserire moltissimi incastri senza mai perdere la strada maestra che risulta, in ogni secondo, ben salda e delineata. E’ come se si fosse arricchito di fiori un viale già colorato con intorno un prato all’inglese perfettamente tenuto. Tutti i passaggi del “piano” sono assolutamente attendibili, impreziositi da una delle più belle partite di poker della storia del cinema, dove tensione, tecnica cinematografica e magia si mischiano meravigliosamente. Non aver mostrato come Henry abbia fatto a cambiare i quattro 3, furbamente datigli, con i quattro J è uno di quei splendidi misteri a cui non deve essere mai data risposta, ognuno deve immaginare secondo la sua visione e/o immaginazione  come sia successo.

La Stangata ha vinto 7 oscar e ha avuto ben 10 candidature. Quello che stona è la mancanza, almeno tra le seconde, di Paul Newman, autore a mio avviso, insieme a Robert Redford (invece candidato nella voce attore protagonista) di una prova solida, condita da una capacità camaleontica non facile, anche se indispensabile per la riuscita del ruolo. D’altronde la truffa nel suo significato più stretto, implica il recitare una parte, rappresentare uno o più alterazione di se stesso. Questo ha comportato che nel film in oggetto, gli attori hanno dovuto interpretare dei personaggi nei personaggi, con tutte le difficolta del caso. Insomma, a mio avviso, una grande prova generale, di concretezza, maturità e adattabilità, con i due protagonisti comunque, con un’evidente intensità superiore.

La Stangata è un film strutturato, pieno, ricco di sfumature profonde rese ancor più delicate dal tocco, spesso, soffice con cui vengono gestite e raccontate.
C’è una tristezza di fondo amplificata da un senso di solitudine che attanaglia i due protagonisti, seppur con la costante presenza di decine di persone, intorno a loro, che hanno lo stesso spirito e lo stesso fine. Tra tutti loro è come se ci fosse un codice morale non scritto, una specie di patto di sangue siglato nel cielo e in cui si riconoscono in maniera naturale. Questa dicotomia tra la giustizia scritta e quella vissuta ci accompagna per tutto il film, con la nostra mano che tende inevitabilmente verso la seconda, assecondando quel principio senza tempo in cui non sempre siamo d’accordo con le regole che ci governano. Perché a volte il nostro cuore ha bisogno di nutrirsi delle sue regole, per cominciare  a trovare il suo ritmo e il suo colore dove riconoscersi e uscire dal vicolo, come Hooker fa alla fine con accanto Henry, per abbracciare finalmente, noi stessi.

Jonhdoe1978

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La Stangata

La Stangata
8.2

Valutazione Complessiva

8.2/10

SCHEDA

  • Regia: George Roy Hill
  • Anno: 1973
  • Durata: 123'
  • Genere: Commedia

Interazioni del lettore

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