
Nome: Amélie Poulain
Segni Particolari: Introspettiva, sognatrice e con la predisposizione a creare magie e piccole felicità
Attività: Dispensatrice di speranza
Periodo di attività: 2001
Facendo un enorme crossover, ho visto per la prima volta Il meraviglioso mondo di Amélie in un momento molto strano della vita ed è stato amore a prima vista. Avevo bisogno di quella leggerezza, di quel modo quasi infantile di pulire l’anima della gente, di provare a vedere le cose con un colore più acceso, semplicemente avevo bisogno di vedere e credere che potesse esistere una persona come Amélie.
Il mondo ha bisogno del proprio cinismo e del proprio essere duro e a volte spietato, ma ha anche bisogno di momenti di purezza, di istanti in cui le prospettive si invertono e un sasso lanciato nel tentativo di farlo rimbalzare diventa momento di felicità, di calma e soprattutto di prospettiva. In quei piccoli gesti, infatti, Amélie cercava e trovava il suo specchio sul mondo, il rovescio morbido di ogni medaglia, l’interno alternativo di una casa grigia. Non parliamo di utopia, ma di capacità, di possibilità, di speranza. Una magia non estranea alla realtà ma sua complice. Una realtà nella quale l’idea è più importante del fatto e l’angolo di ricordo più influente dell’evento stesso.
Amélie si inserisce in quella crepa fanciullesca che tutti abbiamo e di cui spesso ci dimentichiamo. Quella parte della nostra anima nella quale abbiamo più fiducia nelle persone e riusciamo a dare e ricevere senza paura e con più facilità. Un mondo nel quale l’apparenza diventa secondaria e l’essere prende il sopravvento nel pieno rispetto, però, della nostra intimità ormai molto spesso tritata da quella corsa alla condivisione a cui tutti ci siamo associati. E se questa era la fotografia di quell’opera nel 2001 figuriamoci oggi dove quel mondo è stato esasperato di 1000 volte e dove c’è molto poco spazio per l’attenzione altrui.
Ecco io credo che tanto delle crepe di questa società siano nella distrazione, l’aver perso la capacità e l’interesse a vedere tutto e a capire tutto. Ed è per questo che probabilmente la figura di Amélie con il tempo ha preso ancora più forma e significato. Il suo tocco di magia ti allevia per qualche minuto le tue storture dandoti uno strano senso si possibilità e di fiducia. Anche l’inganno, e questo la rende più aderente alla realtà, si trasforma in qualcosa che possa costruire e quindi viene percepito quasi come una panacea e non un male assoluto. Questo dimostra come ogni gesto non è intriso solo del suo significato, ma anche del suo come.
Se pensiamo che Audrey Tautou non è stata la prima scelta per il ruolo, quasi ci viene un mancamento. Nessun’altra avrebbe potuto rappresentare con maggiore efficacia il volto della delicatezza, della curiosità, della bontà e anche di una sensualità pulita e rassicurante. Il suo essere minuta è il perfetto contraltare dell’enormità dei suoi pensieri, persi e distribuiti tra immaginazione e oniricità. Un mondo nel mondo nel quel perdersi dandoci la sensazione che ogni speranza ha un fondamento e che la nostra solitudine in un modo o nell’altro, anche per qualche istante, può essere addolcita. E in un mondo cosi frenetico e cieco non mi sembra una cosa di cosi poco conto…
Jonhdoe1978























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