
Poesia.
Non esistono altre parole per descrivere la prima mezz’ ora di WALL-E, lungometraggio opera d’ arte dell’ animazione della Pixar in coproduzione con Walt Disney Pictures.
Non stiamo parlando di un “Film per adulti mascherato da film per bambini”. No. Sarebbe come alterarne il profondo contenuto e penalizzerebbe la sua straordinaria capacità di riuscire a soddisfare, senza far torti a nessuno, sia le necessità dei piccoli spettatori che quelle del critico più accanito.
Dopo l’ uscita dalla sala ho rivisto WALL-E altre due volte nella stessa settimana…perché ne sentivo la necessità. L’ ultima volta di pomeriggio, con il cinema gremito di bambini, è stato più istruttivo delle precedenti due volte perché, mentre io venivo rapito dal silenzio e dalla tragicità della desolazione di un futuristico ed abbandonato pianeta Terra, coglievo le innumerevoli citazioni cinematografiche nascoste e mi emozionavo alle premure di un robottino arrugginito innamorato che riparava dalla pioggia e portava a vedere romantici tramonti la sua “dormiente amata” EVE, gli smaliziati e candidi occhi dei nani che mi circondavano carpivano particolari che ai miei invece sfuggivano, magari ridendo a crepapelle per uno sciocco ruzzolone del protagonista…come si faceva per Charlot o per Stanlio & Ollio.
E’ questo che fa WALL-E. Ci riporta in maniera romantica e poetica ad essere bambini, lasciandoci però ragionare sul senso delle nostre vite e di quanto spesso, a causa dello stress e dell’ involutivo progresso (perdonate l’ ossimoro), ci si dimentichi quanto è bello essere umani.
A ricordarcelo è una miniatura di Numero “Johnny” 5, il robot protagonista del celebre Corto Circuito di John Badham del 1986, identico nelle fattezze, ma sprovvisto della parola. La sua “umanità” non è però frutto di un’ anomalia dovuta ad un fulmine, bensì una consapevolezza raggiunta in più di 700 anni di solitudine a raccogliere cimeli fra i rifiuti lasciati “in eredità” dai terrestri, carpendone i segreti e cogliendone l’ intrinseca bellezza, apprendendo il significato dell’ amore riguardando infinite volte Barbra Streisand e Walter Matthau su una vecchia VHS di Hello, Dolly! ripetendone le movenze e volgendo lo sguardo all’ immensità del cielo, nell’ attesa di qualcuno a cui poter tenere la mano.
Nonostante non riesca a pronunciare alcun suono se non il suo nome (e successivamente quello di EVE), la comunicazione non verbale di WALL-E è impressionante ed è forse proprio questo il segreto della sua umanità. Il regista Andrew Stanton (lo stesso di Alla ricerca di Nemo) ha insistito in particolar modo affinché tutto somigliasse più ad un film che ad un lungometraggio di animazione, inserendo tutte quelle imperfezioni che un computer avrebbe invece sistemato, come le alterazioni dell’ immagine, i sobbalzi della telecamera e le perdite del fuoco, quell’ umana imperfezione che fa da perfetto contorno alla mimica espressiva e alla gestualità di WALL-E, creando un legame empatico con lo spettatore, basato solo ed esclusivamente sulla logica emotiva.
Non siamo costretti a concentrarci sul significato di una parola, o su ciò che è stato detto dal protagonista. Basta semplicemente osservare quello che avviene sullo schermo, recepire l’ emozione di ogni singola azione e lasciarsi andare. Il design del suono di Ben Burtt (premio Oscar per il montaggio del suono di film come Star Wars), le musiche di Thomas Newman (in collaborazione con Peter Gabriel) e la fotografia di Roger Deakins (collaboratore stabile dei fratelli Coen) faranno il resto.
Numerosi sono anche gli spunti di riflessione sull’ecologia e sulla “pigrizia” di una società che, coi suoi consumi smodati, satolla il pianeta di materiale di ogni genere senza minimamente preoccuparsi di come eliminarlo, demandando la responsabilità e gli effetti collaterali ai posteri. Una realtà per nulla frutto di fervide fantasie…purtroppo.
L’ amore che WALL-E dimostra ad EVE non è altro che l’ ineccepibile esempio di come l’ umanità dovrebbe comportarsi nei confronti della Terra. L’ inquinamento era un argomento scottante già nel 2008, all’ uscita della pellicola nelle sale, ma attuale come non mai. Il film prova ad aprirci gli occhi su tematiche scomode ed un futuro che (con le giuste proporzioni) non è molto diverso dal presente in cui viviamo e se a capirlo ci è riuscito un rugginoso robottino vecchio più di 700 anni, perché non dovrebbe riuscir…AHAHAHHAHAHA …no dai, non ce la faccio a scriverlo, non ci credo nemmeno io.
In definitiva WALL-E è un film che meraviglia. Si viene travolti da una sinfonia di bellezza visiva e sonora e se ne resta meravigliati, la stessa meraviglia che assale il suo protagonista davanti alla vista di una forchetta o un accendino, la stessa meraviglia che avvolge gli umani quando distolgono lo sguardo dagli schermi e si accorgono di chi e cosa gli sta intorno, la stessa meraviglia che investe il capitano della “Crociera Spaziale” Axiom quando scopre come vivevano sulla Terra i suoi antenati e la stessa meraviglia che ha travolto la mia ex quando, alla sua domanda “Cosa vorresti per i tuoi 25 anni?”, ho risposto “Il robottino radiocomandato di WALL-E che cammina e grida EEEEVAAAAAAAAAAAAAA”.
Alessandrocon2esse
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