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Una scomoda circostanza (2026) di A Sei Mani

⭐18 Aprile 2026 ⭐ Contrassegnato con: Recensione Una scomoda circostanza, Una scomoda circostanza, Una scomoda circostanza Recensione

Una scomoda circostanza interna

Per la prima volta nella carriera Darren Aronofsky cambia completamente strada e si cimenta in un genere che non aveva praticamente mai affrontato. Il suo, infatti, è sempre stato un cinema duro, profondamente metaforico, ricco di drammaticità ed elaborazioni psicologiche e spesso con finali scomodi. Una scomoda circostanza è tutt’altro e possiamo dire (è una cosa che mi è ronzata in testa dall’inizio) che Aronofsky per una volta ha voluto fare il Guy Ritchie. Risultato: non ha sfigurato.

Lo schema del film, appunto, è molto simile al classico dell’autore inglese: partenza tra il casuale e il paradossale, sviluppo ad incastro, personaggi a iosa, azione misurata (con splatter) e definizione a chiusura del cerchio. Come detto alla fine il meccanismo funziona nonostante, c’è da dirlo, qualche superficialità che ho pensato essere più di disabitudine a certi racconti che proprio di intenzione. E non mi riferisco alle scelte in se (il film è l’adattamento di un libro e la colpa al limite sarebbe di chi l’ha scritto) ma della sua gestione. Tanto per intenderci, ho avuto la sensazione qua e la di superficialità o di eccessiva velocità nel raccontare e questo ha, sempre a mio avviso, smorzato in certe fasi il percorrere degli eventi e della situazione. Questo ovviamente non esclude, come detto, un contesto generale piacevole, scorrevole e qualche picco umoristico/splatter decisamente stuzzicante e soddisfacente (“Questa è la fottuta Narnia” su tutti) . Forse, anzi sicuramente mi è mancato un po’ di cuore (cosa che invece troviamo quasi sempre nei film di Ritchie) e questo spesso differenzia un discreto prodotto da un buon prodotto.

In totale controcorrente la prova Austin Butler che continua a convincermi e stupirmi. Si sta affinando a ogni progetto di più e la domanda che ora ho è dove può arrivare.

Una scomoda circostanza è un film normale diretto da un grande regista. La domanda quindi dal mio punto di vista è capire se questa è stata una divagazione o un campanello di allarme di una crisi (forse la parola è un po’ troppo aggressiva) più profonda. Per carità, si passa un’oretta e mezza piacevole ma di progetti del genere ce ne seno tantissimi e lui ha nel suo DNA ben altro.

Voto 6/10

Jonhdoe1978


TITOLI DI TESTA: manca solo Jason Statham

TRAILER: Guy Ritchie…ah no scusate. Darren Aronofsky realizza uno dei lavori più anomali della sua carriera. Tratto dal romanzo di Charlie Huston, il film segue l’ex promessa del baseball interpretata da Austin Butler, che vive una quotidianità sospesa nella New York anni ’90, tra piccoli espedienti e un senso costante di occasione mancata.

La trama si innesca quando Hank accetta di badare al gatto del vicino Russ  ritrovandosi improvvisamente coinvolto in una spirale di debiti, criminalità e identità scambiate. Da quel momento il film si muove come un noir urbano: incontri casuali, violenza improvvisa e una tensione crescente che nasce più dalle situazioni che dalla regia.

Intorno a Hank ruota una galleria di personaggi secondari: la fidanzata, presenza fragile ma concreta che rappresenta una possibile via d’uscita; Russ, catalizzatore degli eventi e figura quasi fantasma; e una serie di criminali minori che contribuiscono a creare un sottobosco credibile, mai sopra le righe. Sono proprio questi personaggi a dare spessore al racconto, più che la traiettoria narrativa in sé.

Eppure, ciò che colpisce davvero è quanto il film si discosti dal DNA tipico di Aronofsky. Niente ossessioni visive, niente simbolismi esasperati: la regia è asciutta, quasi invisibile, e lascia spazio a una narrazione lineare, priva di virtuosismi. Una scelta che potrebbe deludere chi cerca il suo stile più riconoscibile, ma che rende il film accessibile…e forse è questa la sua più grande pecca dato il nome del regista.

Caught Stealing non è un’opera di rottura, né un film destinato a segnare una svolta…speriamo solo non sia del tutto “negativa” per la carriera del grande Darren.

Voto 6/10

Mklane


A Darren Aronofsky, stavolta, interessa soprattutto il piacere del movimento.

Non la parabola metafisica, non il corpo martirizzato elevato a simbolo, non il delirio portato fino alla visione assoluta: Una scomoda circostanza è prima di tutto una corsa sporca, nervosa, ironica, immersa in una New York di fine anni ‘90 che puzza di birra, sangue, sudore e occasioni perdute. Una città ancora ruvida, pre-gentrificazione, dove un ex talento del baseball può ritrovarsi a servire drink in un bar malfamato e, nel giro di una notte, diventare il bersaglio di russi, ebrei ortodossi, gangster latinos e poliziotti corrotti senza capire davvero perché.

Hank Thompson, interpretato da Austin Butler con una malinconia dimessa che lo rende subito simpatico, è il classico innocente precipitato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Un favore al vicino punk Russ (Matt Smith), un gatto da accudire, una chiave che non dovrebbe avere, qualche segreto di troppo che non conosce nemmeno lui: da qui parte un congegno da thriller metropolitano che guarda apertamente a Martin Scorsese, a Joel ed Ethan Coen e (soprattutto) a Guy Ritchie, perfino a certo cinema pulp anni ‘90, e lo rimastica in forma di Dark Comedy ad alto tasso di botte, cadaveri e inseguimenti.

Il film, va detto, non inventa quasi nulla. La sceneggiatura di Charlie Huston accumula cliché, macchiette, spiegoni e MacGuffin piuttosto stantii; molte svolte sanno di già visto, e il personaggio femminile di Yvonne (Zoë Kravitz) resta fin troppo sacrificato a funzione narrativa, nonostante l’ottima alchimia con Butler.

Anche la galleria dei comprimari (dai due mafiosi chassidici interpretati da Liev Schreiber e Vincent D’Onofrio alla poliziotta ambigua di Regina King, fino al punk istrionico di Smith) diverte più per la faccia e per il tono che per vera profondità.

Eppure il film si guarda con piacere. Perché Aronofsky, pur lavorando su materiale palesemente su commissione, ci mette ritmo, mestiere e una mano registica che si sente eccome. Il montaggio corre, gli inseguimenti hanno energia, la violenza è secca, quasi fumettistica, e Matthew Libatique sporca l’immagine con una fotografia che restituisce bene una Manhattan notturna e tossica.

C’è perfino un gusto sincero per il caos, per il grottesco, per il corpo ferito che resta una delle ossessioni dell’autore.

Una scomoda circostanza non è un grande Aronofsky, né un film destinato a lasciare un segno profondo. Ma proprio nella sua natura minore, laterale, quasi svagata, trova una sua curiosa vitalità: quella di un autore che, messo alle prese con un thriller pulp fuori tempo massimo, decide almeno di giocare la partita fino in fondo.

Non andrà in Major League di sicuro, ma ad ogni buon conto si difende con stile.

Voto 6/10

Alessandrocon2esse

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Una scomoda circostanza

Una scomoda circostanza
6

Valutazione Complessiva

6.0/10

SCHEDA

  • Regia: Darren Aronofsky
  • Anno: 2025
  • Durata: 107'
  • Genere: Commedia/Azione/Thriller

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