
Nome: Tyrion Lannister
Segni Particolari: Ama smisuratamente il vino e le donne ed è…nano
Attività: Mantenuto/Primo Cavaliere/Schiavo/Primo Cavaliere/Schiavo/Primo Cavaliere
Periodo di attività: Altro tempo
Il motivo della nascita di questa rubrica è la voglia di approfondire personaggi che in qualche modo sono stati protagonisti, o per lo meno hanno lasciato un’impronta, ovviamente soggettiva, ad una determinata produzione. Va da se che le serie tv sono il luogo migliore dove poter attingere nomi, nessuno può negare che (di solito!) anni e tante puntate portano lo spettatore a una maggiore vicinanza e affinità rispetto a personaggi presenti per qualche ora.
Finito quindi Il Trono di Spade, del ritardo ho detto nella recensione, mi sono sentito quasi in dover di scegliere uno dei personaggi e inserirlo in questo spazio, in una sorta di uno per tutti. E devo essere onesto, la scelta non è stata facile, ognuno dei tanti volti di questa enorme produzione avrebbe meritato, nel bene o nel male, un qualche approfondimento, ma poi ho cambiato prospettiva e la scelta è stata quasi automatica. Mi sono semplicemente chiesto: quale è tra di loro quello che non ti ha mai fatto storcere il naso appena compariva sullo schermo?
Tyrion Lannister è stato sin da subito il collante di tutta la storia, rappresentando perfettamente e in egual misura sia la nostra parte (intesa come persone) più superficiale e debole che quella più umana e di comprensione. In pratica, soprattutto all’inizio c’erano i cattivi cattivi e i buoni buoni e lui è emerso proprio per avere tracce sia degli uni che degli altri. Certo, il suo cattivo era molto relativo, puniva più con le parole e l’arroganza che con altro, ma comunque non era la manifestazione dell’altruismo. Piano piano, credo più per l’empatia che ha creato con il pubblico, il suo ruolo è diventato più centrale sino a diventare, senza esagerare, l’elemento più emotivamente coinvolgente di tutta la storia. E’ quello che più di tutti ha rappresentato l’ellisse della vita e quella possibilità di cambiamento e di poter fare ogni tanto la cosa giusta, a cui molto spesso cerchiamo di aspirare. Va avanti, continua a sbagliare, cade, sbaglia ancora, si rialza. E se questo è vero sin dall’inizio, quello che si trasforma è la motivazione. Dal nulla solitario e distaccato plana nel cuore degli eventi diventando quasi l’unico rappresentante a cercare di fare la cosa giusta, ripetizione obbligata, (ci prova anche John Snow ma in modo diverso), bilanciando sempre azione e conseguenza. E lo fa, da qui il suo essere percepito reale e magneticamente imperfetto, attraverso l’unica strada sempre attuale e percorribile, almeno sino ad un certo punto: il compromesso. Un compromesso però, spoglio di una qualche stortura e che mira solo alla ricerca di un minimo di anima e di responsabilità.
Il fatto che continui a bere e che si rifugi, almeno nella prima parte, nelle braccia di molte donne, lo hanno reso, ovviamente come contraltare del suo pensiero molto spesso delicato e profondo, ancora più umano e quindi vicino. Essere debole per riprovare, perdersi per ritrovarsi e alternare il pensiero di un qualche roseo futuro alla tortura della propria condizione (morale e fisica), sono tutti elementi che sentiamo vicini, esattamente con quel senso di rispetto e di onore in mezzo ai lupi che ha sempre trasmesso. Il suo rinunciare alle donne dopo che l’amata l’ha in qualche modo tradito, è stato il passaggio definitivo, dopo un momento di transizione autolesionista, verso una sorta di redenzione/rispetto superiore nel quale ritrovare una piccola luce da provare a difendere. Luce certo fioca e contornata da rimpianti e da una malinconia perenne e molto simile alla cicatrice che ha, ma che comunque non gli ha impedito di riprovare a giocare a carte con il destino.
Tyrion è l’immagine delle seconde possibilità e quindi di ogni speranza. Almeno che non si abbia una foto sbiadita al posto del cuore, quello a cui tutti aspiriamo, infatti, è navigare sulle nostre passioni avendo, a volte (sempre non sarebbe possibile) l’occasione per riscattarsi, o meglio per dare un senso diverso a qualcosa gestita male o vissuta con la prospettiva sbagliata. Ecco lui, almeno a me, ha trasmesso quella possibilità, stando sempre attento a non “trasandare” nei giudizi e a cercare una giustizia se non proprio oggettiva almeno socialmente possibile. Probabilmente la diversità in questo percorso ha aiutato, la disperazione e qualche possibilità da li partono, ma dopo un po’ quello che rimane è la crescita continua del personaggio, in un’escalation, a differenza di quanto successo con Snow, che però è rimasta fedele ai canoni morali del nostro essere imperfetti. E questo a livello di coinvolgimento fa sempre la differenza.
Jonhdoe1978
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