
Thunderbolts* è una ventata d’aria fresca sia per la Marvel che per i suoi estimatori (di cui faccio parte).
Avrei potuto iniziare questo pezzo in mille modi, ma ho trovato giusto esaltare subito un progetto che in qualche modo ridà un minimo di speranza a tutto il progetto marvelliano. Si perché sino ad ora la fase quattro e cinque è stata costellata di film orrendi con trame alternativamente brutte e puerili e gli unici film che si erano salvati davano l’impressione di essere confinati nel loro micro mondo.
Thunderbolts* esce da questo malinconico schema e per la prima da molti anni il film è bello e apre a qualcos’altro.
Cappello fatto ed entrando nello specifico (senza spoiler) ritengo che i motivi della riuscita di questo film siano sostanzialmente due. Il primo riguarda la sapiente gestione della trama che non solo risulta alla lunga intrigante, ma è perfetta nei tempi di narrazione. La storia, infatti, parte subito forte fornendo tutti gli elementi per rendersi empatica con lo spettatore per poi rallentare senza però, mai smarrire quel sottile mordente che tanto ci era piaciuto nelle prime tre fasi. Il secondo motivo riguarda la protagonista: Florence Pugh. Nella recensione di Captain America: Brave New World ho sottolineato come uno dei grandi problemi della Marvel era l’assenza di figure carismatiche (mi riferivo nello specifico a Anthony Mackie) che riuscissero a gestire i momenti ponte tra una scena di azione e l’altra. Ecco, la Pugh è riuscita proprio in questo. Azione, dolcezza, sensualità e empatia hanno caratterizzato la sua prova che.non fatico a definire bellissima e, per certi versi, necessaria. Necessaria perché, tornado alle prime righe, ci ha riportato indietro con la mente e il cuore a qualche anno fa e solo chi è appassionato e non ha mai mollato questa lunga saga sa, appunto, quanto fosse importante. La sensazione che ho avuto è che la Pugh ci abbia preso per mano conducendoci in tutte le pieghe del suo e degli altri personaggi e lo ha fatto con tutto il suo magnetismo. Trovo sempre incredibile come questa attrice sappia trasformarsi: vistosa e quasi lontana fuori dal set, travolgente e quasi irresistibile dietro la macchina da presa. E’ giusto, concludendo cosi il discorso attoriale, dare dei meriti anche a tutto il resto del cast, ma la sensazione è che senza la regina l’alveare non sarebbe stato lo stesso.
Rientrando nel generale e unendo i due meriti appena evidenziati, Thunderbolts* ci ha riportati al più classico botte/riflessioni a cui eravamo felicemente abituati. E se le scene di azione in tutto questo periodo non sono mai calate di spettacolarità (magari in alcuni troppo centellinate) era proprio la sentimentalità quella che ci mancava. Non voglio dire che negli ultimi film non ci fosse, ma che era sbagliata. Era sempre o esagerata o cosi banale da diventare stucchevole. In questo caso non solo è sufficientemente originale, ma ci accarezza lo spirito portandoci a una qualche riflessione. Per carità, nulla di spiazzante (sono altri i film adibiti a questo), ma abbastanza per quello che serviva per coronare il percorso narrativo cercato.
Ma la cosa più interessante di Thunderbolts* è stata quello di prospettarci una speranza che sino ad oggi era relegata solo nel ritorno di Robert Downey jr. e questo, dal mio punto di vista, ha una valenza enorme. Sono uscito dalla sala con l’attesa per l’altro progetto e questo, mi ripeto, non mi capitava da molto tempo. Tanto per fare un esempio, al termine de I Guardiani della Galassia 3 la mia sensazione era di aver assistito a un film meraviglioso ma confinato, non vedevo un proseguo logico e stuzzicante. E questo, come è facile capire, fa tutta la differenza del mondo.
La Marvel al suo principio ha sempre puntato sugli antieroi, Iron Man ne è il classico esempio, per poi smarrirsi, una volta che ha cercato di reinventarsi, nel clichè e nel buonismo. Thunderbolts* sporca di nuovo i personaggi, riportandoci a una dimensione molto più umana e quindi più coinvolgente e questo, quasi paradossalmente, al di la che si parli dii eroi senza poteri specifici. Quello che riesce è quel processo interiore di redenzione e la possibilità quindi di credere alle seconde possibilità oltre ogni, per quanto grande, colpa e rimorso. In molti momenti, ho creduto di assistere a una storia intima e personalissima e questo è indiscutibilmente un merito di chi il film l’ha girato (Jake Schreier) e scritto (Lee Sung Jin, Joanna Calo, Eric Pearson). Armonizzare l’anima con l’eccessivo, e la storia recente ce lo ha detto, non è semplice e spesso porta a perdere la bussola e a non c’entrare l’obiettivo. Ripeto con questa Florence Pugh le cose erano evidentemente più semplici, ma i meriti ci sono e sono evidenti.
Yelena Belova, Soldato d’inverno, Red Guardian, John Walker, Ghost e Bob. Una compagnia improbabile che ha preso per mano la Marvel dandogli non più una possibilità ma due. La bravura, o il colpo di fortuna (alla fine non ci interessa), hanno evidentemente cambiato le carte in tavola e ora sarebbe un delitto perdere di nuovo la mano. Personalmente credo che da ora in poi (ovviamente per alcuni progetti, vedi I Fantastici 4, che potrebbero essere la svolta definitiva, non si può) ogni script deve essere valutato con calma e intelligenza, pena la perdita di fiducia. Thunderbolts*, infatti, ha aperto una breccia, speriamo non la sprechino.
Jonhdoe1978























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