• Passa al contenuto principale
  • Skip to secondary menu
  • Passa alla barra laterale primaria

All’ombra della luna (2019) di A Sei Mani
All’ombra della luna (2019) di A Sei Mani
Odissea (2026) di A Sei Mani
Odissea (2026) di A Sei Mani
Sul tuo cadavere (2026) di A Sei Mani
Sul tuo cadavere (2026) di A Sei Mani
Flags of Our Fathers (2006) di Alessandrocon2esse
Flags of Our Fathers (2006) di Alessandrocon2esse
Praise This di Alessandrocon2esse
Praise This di Alessandrocon2esse
30 anni in 1 secondo (2004) di Alessandrocon2esse
30 anni in 1 secondo (2004) di Alessandrocon2esse
La Guerra dei Mondi (2025) Mklane
La Guerra dei Mondi (2025) Mklane
Infiltrato Speciale di Mklane
Infiltrato Speciale di Mklane
Ragazzi perduti 2: la tribù
Ragazzi perduti 2: la tribù
Backrooms (2026) di Jonhdoe1978
Backrooms (2026) di Jonhdoe1978
L’uomo dei sussurri (2026) di Jonhdoe1978
L’uomo dei sussurri (2026) di Jonhdoe1978
Alabama Monroe – Una storia d’amore (2012) di Jonhdoe1978
Alabama Monroe – Una storia d’amore (2012) di Jonhdoe1978
This Is the End, anche nella realtà
This Is the End, anche nella realtà
Prima icona, poi sopravvissuta
Prima icona, poi sopravvissuta
Quando Prince salvò Malcolm X
Quando Prince salvò Malcolm X
Spider-Man (2002) Mklane
Spider-Man (2002) Mklane
Resident Alien (2021-2025) Mklane
Resident Alien (2021-2025) Mklane
Il Signore delle Mosche (1990) Mklane
Il Signore delle Mosche (1990) Mklane
Mike Thompson di Mklane
Mike Thompson di Mklane
Love Quinn di Jonhdoe1978
Love Quinn di Jonhdoe1978
Nicola Ruoppolo di Alessandrocon2esse
Nicola Ruoppolo di Alessandrocon2esse
All’ombra della luna (2019) di A Sei Mani
All’ombra della luna (2019) di A Sei Mani
Odissea (2026) di A Sei Mani
Odissea (2026) di A Sei Mani
Sul tuo cadavere (2026) di A Sei Mani
Sul tuo cadavere (2026) di A Sei Mani
Flags of Our Fathers (2006) di Alessandrocon2esse
Flags of Our Fathers (2006) di Alessandrocon2esse
Praise This di Alessandrocon2esse
Praise This di Alessandrocon2esse
30 anni in 1 secondo (2004) di Alessandrocon2esse
30 anni in 1 secondo (2004) di Alessandrocon2esse
La Guerra dei Mondi (2025) Mklane
La Guerra dei Mondi (2025) Mklane
Infiltrato Speciale di Mklane
Infiltrato Speciale di Mklane
Ragazzi perduti 2: la tribù
Ragazzi perduti 2: la tribù
Backrooms (2026) di Jonhdoe1978
Backrooms (2026) di Jonhdoe1978
L’uomo dei sussurri (2026) di Jonhdoe1978
L’uomo dei sussurri (2026) di Jonhdoe1978
Alabama Monroe – Una storia d’amore (2012) di Jonhdoe1978
Alabama Monroe – Una storia d’amore (2012) di Jonhdoe1978
This Is the End, anche nella realtà
This Is the End, anche nella realtà
Prima icona, poi sopravvissuta
Prima icona, poi sopravvissuta
Quando Prince salvò Malcolm X
Quando Prince salvò Malcolm X
Spider-Man (2002) Mklane
Spider-Man (2002) Mklane
Resident Alien (2021-2025) Mklane
Resident Alien (2021-2025) Mklane
Il Signore delle Mosche (1990) Mklane
Il Signore delle Mosche (1990) Mklane
Mike Thompson di Mklane
Mike Thompson di Mklane
Love Quinn di Jonhdoe1978
Love Quinn di Jonhdoe1978
Nicola Ruoppolo di Alessandrocon2esse
Nicola Ruoppolo di Alessandrocon2esse
Cineastio

Cineastio

⭐ Recensioni Film e Serie Tv

  • Home
  • Che cos’è Cineastio
  • Film
  • Serie Tv
  • Animazione
  • Recensioni
  • MICA LO SAPEVO…
  • Eventi e News
  • Contatti
  • I nostri Partner

The Walking Dead (2010-2022) di Jonhdoe1978

⭐28 Novembre 2022 ⭐ Contrassegnato con: Recensione The Walking Dead, The Walking Dead

The Walking Dead Interna

Ho passato 12 anni e 20 venti giorni, era infatti il 1 novembre 2010 quando fu trasmessa in Italia la prima puntata, a chiedermi come sarebbe potuto finire The Walking Dead. La domanda più che prettamente narrativa per me era con il tempo diventata filosofica riguardando più l’aspetto storico sociale/comportamentale degli effetti del passato, sentimenti in primis, sul presente che quelli in divenire. Questa attesa mi ha attanagliato sino a pochi minuti della fine dell’ultima puntata (o forse mi sono solo ingannato da solo) per poi perdere improvvisamente importanza.
I motivi di questo improvviso cambiamento di prospettiva sono sostanzialmente due, da qui inevitabile spoiler:

  • Il percorso a volte è più sincero dell’arrivo
  • The Walking Dead, per come l’ho vissuto io, non è finito.

Ad un certo punto, diciamo circa a metà di questa ultima puntata, il ricordo ha preso il sopravvento sulla visione trasportandomi in un mondo quasi sospeso nel quale film e vita sono diventate sia parallele che sovrapponibili. Ogni stagione della serie ha, infatti, scandito una stagione della mia vita e i miei capelli più grigi si sono mischiati sempre con quelli che piano piano sono comparsi su Rick e compagni. Improvvisamente quindi, e questa assurda condizione è innata nell’essere umano, tutto il bello (tanto all’inizio) e il brutto (abbastanza negli ultimi anni) si sono sovrapposti lasciando spazio solo al flusso dei pensieri. E’ come se l’attesa spasmodica dei primi anni si fosse irrazionalmente bilanciata con il lo vediamo per vedere come va a finire degli ultimi trasformandosi in un cofanetto intimo e prezioso nel quale perdersi nostalgicamente.

Detto questo, personalmente penso che The Walking Dead ha perso gran parte del suo cuore (e questo è una specie di trait d’union tra i due punti su citati) nella quinta puntata della nona stagione quando, in modo che a distanza di anni ancora non ho capito, è stato eliminato (come personaggio) Rick Grimes. E non regge la motivazione di aver voluto dare una sferzata alla storia perché Rick era la storia. Era il collante tra buio e luce, tra passato e possibilità, tra eroe e uomo e tra passato e presente. Ed era, ed è, la guida sicura per una qualche redenzione complessiva, l’ascia inconsolabile contro il tradimento e la mano del perdono per chi, come Negan, era, almeno sino a quel momento, imperdonabile e ingiustificabile.
Ma proprio questa scelta, a posteriori, ha permesso alla produzione di non sporcarsi le mani in un finale estremo lasciando ogni valutazione definitiva a data da destinarsi. Gli ultimi secondi dell’ultima puntata, dopo una parte interlocutori con un vediamo come va per ora tutto bene come protagonista, nel momento in cui compaiono Rick e Michonne, si trasformano, infatti, in un ponte che inevitabilmente coinvolgerà ancora una volta il mondo Walking Dead permettendo di fatto alla serie di continuare la sua storia. Tale nuova produzione, chiamata appunto Rick e Michonne, ha, infatti, non solo il compito di riportare in auge il personaggio ma di fatto, continuando quel discorso sul ricordo e sul percorso pocanzi detto, di rinviare il funerale morale che la fine di una storia del genere inevitabilmente comporta a tra un qualche tempo.

A conti fatti questo cuscinetto narrativo ha raggiunto il suo scopo, almeno per come l’ho vissuto io, riuscendo a trasformare un addio in un intrigante arrivederci.
E’ ovvio che questa scelta, gli ultimi minuti alla fine sono il trailer di quello che sarà, non può non influenzare il giudizio complessivo di tutta la serie che senza, bisogna essere onesti, sarebbe stato molto deludente. E’ vero che l’ormai consueto schema viaggio/cattivo/lotta/sopravvivenza aveva già dato il meglio di se molti anni prima, ma si poteva (mi viene in mente, forse per lo sfondo apocalittico, Ken il guerriero 2) dedicare qualche minuto in più a tutto il percorso e, perché no, a una specie di diario fotografico su quello che è stato. Le ultime otto puntate, tramite il racconto di Judith all’inizio di ognuna, hanno cercato di fare quanto appena detto ma solo, limitatamente quindi, ai personaggi ancora presenti e comunque non in maniera cosi viscerale e struggente come avrebbe dovuto. Parliamoci chiaro The Walking Dead non è solo il racconto di Zombie e sopravvissuti ma è il viaggio complessivo dell’uomo e dei suoi limiti. L’azzeramento totale dei ruoli è stato un modo per confermare tutte l’indole e le debolezze che abbiamo con una esaltazione, sia in positivo che in negativo, di quella che è la singola e personale attitudine. In casi come questi il giusto è ancora più giusto esattamente come lo sbagliato e l’errore sono ancora più neri e profondi. In questo contesto tutti i gesti diventano estremi e forse irrazionali, con un noi tanto necessario quanto forzato. Le scelte, almeno per un lungo tratto della storia, sono state infatti, relative e le condizioni create la diretta conseguenza degli avvenimenti e non della volontà. Quest’ultima esce dopo e spesso, di nuovo e di nuovo, grazie all’uomo con la pistola (immagine diventata tanto bella quanto iconica).

Andrew Lincolm non è un grande attore, ma nessun altro, a mio avviso, avrebbe potuto fare Rick Grimes. Le sue imprecisioni e la sua convinzione, da un certo punto in poi, di essere forte hanno reso il personaggio quello che è e che probabilmente non doveva. In pratica la sensazione è che alla fine, esattamente come Daryl (Norman Reedus) e in parte Negan (Jeffrey Dean Morgan), è stato l’attore ha definire il personaggio al di la del copione e dell’idea iniziale. E questo, almeno per me, è un immenso e straordinario merito.

Di solito quando finisce una serie cosi lunga e intensa il senso dell’abbandono e del mancamento, al di la della lucida valutazione oggettiva, è fortissimo e non ti lascia se non, se va bene, dopo alcuni giorni. In questo caso è tutto diverso e la voglia di riabbracciare Rick e la sua lotta interiore ed esteriore di affrontare il mondo e i suoi nuovi confini è quasi forte quanto, appunto, l’inevitabile tristezza. E questo anche partendo dalla considerazione che non escludo, anzi credo, che molti dei personaggi di questa serie in qualche modo ritorneranno con tanto di tuffo nostalgico al passato.

Il voto che seguirà, quindi, sarà molto viziato sia da questa componente emotiva, in pratica è come se fosse finita l’undicesima stagione con tanto di rinvio per il giudizio finale, che dall’enormità della serie per almeno sette stagioni (io propenderei per otto). Questo, e giusto segnalarlo, non giustifica, se non in rarissime eccezioni (qualche momento rimane poesia come l’ultima puntata della decina stagione sulla storia di Negan), la mediocrità delle rimanenti tre stagioni che danno più l’impressione, anche per l’eccessiva durata, più di un tirare a campare che un continuare a raccontare e stupire.
I pesi della bilancia però, come spesso accade e considerando che questa serie ha di fatto ridisegnato un intero genere anni dopo Romero, seguono si la tecnica e la scrittura ma soprattutto la capacità di trasmettere l’anima e il cuore e The Walking Dead per tante e tante volte ci è riuscita divinamente.

Jonhdoe1978

Ti è piaciuta la recensione? Seguici anche su Instagram e Facebook

The Walking Dead

The Walking Dead
8.7

Valutazione Complessiva

8.7/10

SCHEDA

  • Ideatore: Frank Darabont
  • Episodi: 177
  • Durata episodi: 45'-65'
  • Genere: Drammatico/Postapocalittico/

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Barra laterale primaria

cineastio

cineastio

cineastio

cineastio

cineastio

cineastio

Mica lo Sapevo

  • HOME

  • FILM

  • SERIE TV

  • ANIMAZIONE

  • RECENSIONI

  • MICA LO SAPEVO…

  • CONTATTI

Leggi L'informativa privacy - Cookies Policy (UE)
COPYRIGHT 2019 by Cineastio

Cineastio
Gestisci Consenso Cookie
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}