
A tre anni di distanza dall’efficace (ma un po’ approssimativo) Gone Baby Gone, l’attore e sceneggiatore Ben Affleck torna dietro la macchina da presa per il suo secondo lungometraggio: The Town.
L’ambientazione resta Boston ed anche stavolta l’ispirazione ha origine da un romanzo, ma mentre per il precedente lavoro la sceneggiatura era stata riscritta partendo direttamente da quella de La casa buia di Dennis Lehane, in questo caso Affleck prende in mano un progetto già iniziato da Adrian Lyne, subentrandogli e ritoccando il suo lavoro di adattamento de Il principe dei ladri di Chuck Hogan.
Presentato fuori concorso a Venezia, The Town mette in scena un poliziesco/sentimentale che inizia proprio dalla raffigurazione di una Boston che ritrae, al contempo, una matrice forte ed una pena da espiare, conferendo alla pellicola un’atmosfera unica. La città, vista dagli occhi di Affleck, agisce da vero e proprio personaggio ed influenza, nel bene e nel male, le azioni dei protagonisti delle vicende, un po’ come un Master detta le regole in un gioco di ruolo o di società.
Affleck, durante i 125’ della durata del film (150’ nella versione estesa), dimostra una notevole chiarezza di visione nel creare un solido dramma criminale che si ispira dichiaratamente al Gomorra di Matteo Garrone, per la sua capacità nel dipingere ritratti urbani avvincenti anche in mezzo a scene d’azione e di suspense, ma anche a The Departed di Martin Scorsese, Point Break di Kathryn Bigelow e all’immancabile Heat – La sfida di Michael Mann, autentico dogma per il genere.
Il regista di Berkeley mostra sin dai primissimi minuti da una mano sicura, già nella scena d’apertura della rapina, che si ripete con efficacia in ogni occasione in cui la banda compie i propri raid, marcati dai diversi travestimenti che vanno dal classico “Poliziotto” alla stravagante “Suora rinsecchita”, garantendo al film una forte carica di azione e lasciando intatta la storia drammatica che si dipana parallelamente a tutto il resto. Più che al noir pessimistico e spigoloso di Gone Baby Gone, Affleck sembra guardare agli speranzosi drammi criminali/romantici degli anni ‘30, o al più recente cinema di Clint Eastwood, dove il suo eroe Doug MacRay è sia un ladro professionista, circondato da una banda di violenti soci a cui badare, sia un galantuomo con (alcuni) valori infrangibili e l’eterno desiderio di cambiare vita, innamorato perso della sua bella ed ignara Claire Keesey (Rebecca Hall). Nonostante le inevitabili complicazioni, The Town non abbraccia completamente la tragedia, mantenendo costantemente una speranza di redenzione per i suoi protagonisti.
L’amore per Claire diviene un elemento chiave nella sua vita, offrendogli la possibilità di abbandonare il suo passato criminale. Tuttavia, le implicazioni di questa scelta sono pericolose, poiché mettono a rischio la vita della donna ed in totale disaccordo con quello che (pare) sia il pensiero del sobborgo di Boston in cui vive: una sorta di “Se nasci tondo, non puoi morire quadrato”. La pellicola si districa quindi in un meccanismo di inesorabilità, in cui ogni tentativo di cambiamento da parte di Doug destabilizza gli equilibri precari, aumentando il carico drammatico della storia.

Affleck dimostra già una maturità visibile come regista, che continuerà poi a crescere durante gli anni (a differenza della sua recitazione che ho sempre trovato “Legnosa”), mantenendo il controllo su tutti gli elementi in gioco e dando il giusto peso a violenza e inganno, senza perdere di vista le dinamiche umane e le relazioni complesse dei suoi personaggi. L’attenta scrittura, qualità attribuibile ad Affleck già dai tempi di Will Hunting – Genio Ribelle, delinea con precisione il personaggio di Doug e la sua complessa relazione con Claire, che passa da testimone scomoda a passione amorosa.
Il cast conta su tanti bravi interpreti, come Jeremy Renner, Jon Hamm, Chris Cooper, Pete Postlethwaite ed una giovane Blake Lively, tutti abili nel contribuire con merito al risultato corale perfettamente caratterizzato, che da vita ad un noir che riesce a concludersi in modo positivo, senza però perdersi nelle convenzioni del genere.
The Town è un film che Affleck costruisce in maniera efficace tra azione, dramma e dialoghi occasionalmente infarciti d’ironia, anche se quest’ultimi a tratti stridono con il taglio realistico della pellicola, per la troppa artificiosità in pieno stile hollywoodiano a cui i nostri adattatori del doppiaggio sono considerevolmente legati…motivo per cui, anche se siete costretti ad attivare i sottotitoli, consiglio di vedere in lingua originale.

Alessandrocon2esse
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