
Un copione dal taglio “americano”, nonostante sia una specie di remake del thriller cinese Infernal Affairs, primo capitolo della trilogia firmata dalla coppia Andrew Lau e Alan Mak che conquista appieno lo spettatore, confondendolo e guidandolo, per poi lasciarlo disarmato e senza fiato. 151’ concentrati ed avvincenti di cinema d’autore, senza scivoloni e con un linguaggio capace di rinnovarsi in una regia che mira ad esplorare i molteplici aspetti del reale.
Martin Scorsese torna a modellare la sua materia, dando luce a The Departed – Il bene e il male. Partendo, come già detto, dalla crime story hongkonghiana, porta insieme allo sceneggiatore William Monahan nella malavitosa Boston gestita dal mefistofelico Frank Costello (Jack Nicholson), una storia di mafiosi e poliziotti rude e brutale, prediligendo i giochi di luci ed ombre.
Il regista newyorkese mette in scena, ancora una volta, una società scorretta e malandata da qualunque parte la si guardi. I due protagonisti, l’arrivista e calcolatore Colin Sullivan (Matt Damon) ed il fragile e violento Billy Costigan (Leonardo DiCaprio), sembrano apparentemente opposti di natura e nati per scontrarsi tra loro, ma la totale assenza di certezze che li avvolge e le loro labili e complesse identità, li rendono due facce della stessa medaglia che giocano su fronti opposti ad una partita che porta tutti a sospettare di tutto…spettatore compreso.
I motivi dominanti di The Departed sono l’inganno ed il tradimento. Colin e Billy, in quanto spie, hanno il compito di infiltrarsi in un sistema codificato (dalle leggi della polizia e dalle regole della malavita) per provare a distruggerlo dall’interno, smascherandone vizi e peccati. Scorsese, senza meccanicismi e banalità, riflette su due percorsi umani opposti e, più che su quell’osceno e semplicistico “Bene e Male” del sottotitolo, si sofferma sulla “Bugia” a 360°. I temi in ballo sono numerosi: l’ambizione, l’ascesa, l’assenza di scrupoli, il sacrificio e la sopravvivenza.
Il continuo inseguimento dei due mondi dei protagonisti che pericolosamente si mescolano, regge perfettamente la lunghezza della pellicola grazie al serratissimo ritmo voluto dal regista. Il suo continuo “giocare” a mettere sulla linea di confine poliziotti e malavitosi è impresa scomoda quanto ardua e sembra rimandare al suo percorso autoriale, continuamente in lite con il chiuso ed autorevole mercato hollywoodiano, a cui ha sempre imposto il proprio credo.
The Departed è un ottimo, semplice poliziesco. Scorsese gira un film lineare e asciutto, dove il generoso minutaggio è funzionale al dipanarsi e risolversi dell’intreccio e lo stile lavora al servizio del “causa/effetto” filmico, senza mai strizzare l’occhio all’esibizionismo. Una struttura portante costruita sulla doppia figura della “Talpa” e tutte le conseguenze del caso: doppi giochi, rovesciamento dei ruoli ed ambiguità delle posizioni. Unica sbavatura il piuttosto inutile ménage à trois tra i due protagonisti e la psicologa Madolyn Madden (Vera Farmiga), utile forse più a mostrare un’ulteriore forma di tradimento che ai fini del racconto.
Nicholson (e quando mai) furoreggia. DiCaprio è epico. Damon, purtroppo, sembra un bamboccio. Completano il cast Mark Wahlberg e Martin Sheen, rispettivamente nei ruoli del sergente Sean Dignam e del capitano Oliver Queenam, uniche note di “fiducia e lealtà” che Scorsese regala alla corrotta fotografia di Boston. Piccola parte anche per Alec Baldwin, nei panni del comandante George Ellerby.
Virulento, spirituale, lussurioso ed invaso da una passione enigmatica e profonda, The Departed magnetizza il pubblico per due ore e mezza grazie alla maestria del suo regista (più di quanto sia riuscito a farlo con i precedenti ed ambiziosi Gangs of New York e The Aviator). Un film esclamativo che solo noi siamo riusciti a macchiare con quell’ingannevole sottotitolo, perché l’unico trionfatore assoluto alla fine del film è il “Male”, senza scampo alcuno. Quell’istinto umano messo continuamente a bada dalla morale e che in The Departed viene lasciato pienamente libero di agire. Departed sta per “Defunti”…e alla fine del film se ne capisce il motivo.
Non si raggiunge di certo la perfezione tragica di Quei bravi ragazzi o Casinò, ma non dimentichiamoci che The Departed è pur sempre un remake prodotto dalla Warner Bros. ed è quindi pleonastico che uno degli elementi principali del film sia la spettacolarità del racconto. E non sto assolutamente provando a creare inutili alibi (anche perché non ce ne sarebbe motivo)…anzi. Semmai è un ulteriore punto a favore di Scorsese, capace di mettere in mostra (ancora una volta) tutta la sua immensa bravura ed il suo inconfondibile stile.
Il cinema di Scorsese non si discute.
Semplicemente perché Scorsese non fa cinema.
Scorsese prende il cinema e lo trasforma in Arte.
Alessandrocon2esse
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