
Qualunque sia il ruolo che una persona ricopre nella vita, c’è una cosa che non può non avere: la fiducia in quello che fa. Si perde quella, tutto diventa più artefatto e le forzature diventano continue ed evidenti.
Questo pensiero mi ha attraversato durante la visione di The Thompsons nei riguardi di chi questo progetto lo ha pensato e diretto: i The Butcher Brothers. Il motivo è molto semplice: questo film è il sequel di The Hamiltons (di 6 anni prima e di cui ho già avuto modo di parlare), ma i due fratelli si comportano che se questo primo capitolo non si fosse mai girato. Spiegano tutto dall’inizio, passo dopo passo dando quindi, quasi per scontato che lo spettatore di ora sia diverso da quello di allora e questo dal mio punto di vista non è accettabile. Quando vuoi avere l’onore di fare un continuo deve addossarti anche l’ònere di scommettere sulla conoscenza e non puntare su un nuovo inizio. Anche perché, e qui veniamo al forzato, tale scelta ti porta per forza di cose ad agire in una sorta di terra di mezzo venendone, proprio per definizione, intrappolato. Da una parte, infatti, c’è la necessità di andare avanti con la storia e dall’altra di fermarti in continuazione per definire personaggi e ambiti. La coperta cosi, evidentemente, diventa corta e quello che si crea è un ibrido non appagante.
Tanto per entrare nello specifico, nonostante ci si sia soffermati (nuovamente) nello spiegare attitudine e carattere dei vari personaggi, la sensazione pressante è che la loro dimensione la si ottenga solo per quanto creato nel film precedente. In pratica, ed è una cosa che avrebbe dovuto essere data per scontata, non si può assaporare sino in fondo il loro agire se non se ne conosce le vecchie gesta. Sotto questo aspetto, senza l’esperienza precedente, The Thompsons, quindi, preso singolarmente, è veramente poca cosa. Non ha più nulla di originale e tutto appare confuso, arruffato e, soprattutto, inutile. Di certo, non è solo la premessa ad aver fatto precipitare questo progetto, ma non ha aiutato.
Altra nota stonata, nonostante siamo passati 6 anni e quindi qualche tecnica scenografica si sia evoluta, gli effetti speciali, soprattutto all’inizio. Quella piccola genialità che gli avevo riconosciuto nel film precedente, qui, ripeto in particolare nei primi istanti, si perde del tutto e la sensazione di film di serie d è in certi momenti asfissiante. Nella parte finale la cosa si aggiusta un pochino, ma a livello di intensità ed emotività la frittata era già fatta.
Passiamo, avvicinandoci alla chiusura, all’altro fallimento di questo sequel: le intenzioni sentimentali. Ripeto in The Hamiltons le varie personalità erano emerse con forza e avevano fatto quindi raggiungere a tutta la storia una sua dimensione, certo, come detto, interpretabile da spettatore a spettatore, ma comunque presente. In The Thompsons tutto questo, oggettivamente, quindi non più interpretabile, si sfalda e non solo per i vecchi personaggi, ma anche per i nuovi. Soprattutto, la figura di Riley è veramente gestita male oltre che pensata con troppa superficialità. Non c’è senso della famiglia e dell’affetto che regga e tutta l’appartenenza del gruppo, simbolo del racconto precedente, anche per la loro specialità, si scioglie completamente e senza traccia.
Come detto il coraggio è arma essenziale per qualsiasi lavoro, ma nel cinema, soprattutto indipendente, la sua mancanza non perdona. Non mi stupisce, quindi, che gli autori dopo questo film siano praticamente spariti dai radar se non per un altro progetto, peraltro datato 10 anni fa, di pochissimo conto. Sinceramente la cosa mi dispiace, The Hamiltons come ho scritto, qualcosa di buono mi aveva lasciato e quindi penso che un proseguo se lo erano abbondantemente guadagnato. Tale impostazione, invece e a mio avviso, ha addirittura macchiano anche il racconto precedente e questo non perché all’improvviso da un discreto film si trasforma in pessimo, ci mancherebbe, ma perché chi vede prima il secondo non andrà mai, anche per curiosità, a ricercare il genitore. Ed essendo questa, non si spiegherebbe la scelta cosi esplicativa degli eventi, la loro intenzione, ecco che tutta l’idea e l’intenzione naufraga rovinosamente. A questo punto non era meglio azzardare e puntare tutte le fiche che avevano su questa mano? La domanda è retorica, ma purtroppo con i se e con i ma non si ottiene mai nulla, se non esaltare quello che alla fine da possibilità si è trasformato in un grande rimpianto.
Jonhdoe1978
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