
TITOLI DI TESTA: ndo vai?
TRAMA: questa è la storia di un uomo solo, non canta i Pooh ma aspetta un volo. Precisamente Viktor Navorski, interpretato dal cugino scemo di Tom Hanks, che atterrato all’aeroporto di Ciampino scopre che nel suo paese (la Repubblica della Banane) è avvenuto un colpo di stato, quindi il suo passaporto non è più buono manco per incartarle e dovrà rimanere tra le quattro mura dell’aeroporto.
D’ora in avanti inizierà una splendida e amorevole relazione con il capo della sicurezza, uno con il busto in Mussolini nell’ufficio e che odia le banane, figuratevi uno che in in un campo di banane c’è nato. Purtroppo non tutti gli aeroporti sono uguali, mica belli come quelli di Ceprano, Viterbo e Calcata, così il nostro Tom (Viktor non mi piace come nome) dovrà accontentarsi di quello che passa il convento: cornetti chimici scaldati al microonde, le gomme da masticare a € 3.20, la rivista Grazia con le sue creme anti-cellulite in omaggio e i panini con il salmone di plastica.
Passano i giorni, ma che dico mesi, i voli continuano a partire ma Tom rimane sempre lì e oltre a dormire sulla poltrona della sala fumatori, avrà il tempo (e ti credo) di fare nuove amicizie: l’addetto alla mensa Enrique, che aiuterà nell’impresa di far innamorare la bella agente Torres del disgraziato in questione, un uomo grosso con il pizzetto di cui non ricordo il nome, e l’addetto alle pulizie Gupta, nonché ex dipendente indiano di un negozio gestito da cinesi.
Ma c’è dell’altro perché il nostro Tom trova pure il tempo di innamorarsi di un pilota di Ryanair, ma dato che quello non ne vuole sapere, ripiegherà le proprie attenzioni sulla hostess Amelia. Lei è fidanzata ma ancora in cerca dell’uomo della sua vita, poi sai che c’è, mica è facile trovarlo tra un volo e l’altro, stai sempre sugli aerei a vendere i gratta e vinci e a far pagare con la carta…così visto la scarsità di comparse dalla belle presenza, Amelia dovrà accontentarsi di Tom che addirittura le costruisce una fontana (ma un mazzo di rose no?).
A forza di parlare lei scopre il vero motivo per cui Tom è a Ciampino: con se ha un barattolo del padre dove custodisce una raccolta di autografi dei jazzisti più famosi del mondo e gliene manca uno per completare la collezione. Dopo questo potrei dire che “The Terminal” è una pellicola dove un uomo è costretto a vivere in un non luogo, un punto di passaggio per molti ma una lunga attesa per riconciliarsi con il proprio passato ma la recensione la sto scrivendo io mica Jonh Doe 1978 quindi non c’è tempo per il romanticismo, tant’è che Amelia gli chiude la valigia in faccia e arrivederci e grazie.
Chiuso un gate se ne apre un altro, così torna la pace nella Repubblica delle Banane e Tom finalmente può uscire dall’aeroporto per coronare il sogno del padre, spinto a uscire da tutti i lavoratori poiché non si lavava da mesi e la puzza cominciava a farsi sentire.
Così manco il tempo di un autografo che Tom torna in aeroporto, stavolta però a quello di Fiumicino: lì le poltrone sono più comode.
TITOLI DI CODA: una pellicola di Spielberg, con poltrone reclinabili incluse, lacrime servite in bicchieri di cristallo e bei momenti omaggio al duty free. Sarete incollati per tutto il volo senza nessuna turbolenza, tranne l’accento strano di Tom Hanks. Grazie per aver viaggiato con noi, ci vediamo al prossimo film di Spielberg, sinonimo di qualità.
EXTRA: una volta so stato in un aeroporto dove c’erano passati tutti…si chiamava Annalisa.
Mklane
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