
TITOLI DI TESTA: un gingillo per temerli
TRAMA: questa è una storia di giovanotti, belli ma con i brufoli che fanno i botti. È il 2000, nell’aria c’è ancora l’odore di Scream e la maggior parte dei film per i teen sono dei thriller che non fanno paura a nessuno pieni di canzoni di band ormai cadute nel dimenticatoio…e a proposito di dimenticatoio questo è un film che non si ricorderà nessuno se non per due cose: i Troppo Belli…mica Costantino e quell’altro, ma Pacey di Dawson Creek e Paul Walker di Fast & Furious – solo macchine tamarre.
Purtroppo non posso farci nulla e quando si tratta di Pacey esce fuori la groupie con l’apparecchio che è in me. Qui Pacey interpreta Pacey e studia in un college di quelli americani che solo nei film americani. Purtroppo è un poveraccio costretto a lavorare per pagarsi gli studi, amico di una che non gliela dà e divide la stanza con l’unico ragazzo di colore della scuola (occhio eh). Sembra che in questa scuola ci sia una confraternita segretissima (ma che conosco tutti e allora già mi sembra na presa in giro) di nome “I Teschi”: praticamente tutti pariolini incravattati e con la scopa in quel posto.
Tant’è che Pacey vorrebbe entrare a far parte ma non bastano i bollini del Mulino Bianco così tutte le sere ripete “Facile punto it, Facile punto it”…così dopo 20 minuti che sembra na cantilena buddhista ecco che gli arriva l’invito, un bel ciondolo di acciaio inox, uno di quelli da sfoggiare tipo Snoop Dogg solo per dire di far parte di una società segreta. Proprio durante la cerimonia d’iniziazione gli mollano addirittura un partner: Paul Walker, che qui viene ribattezzato Mandake perché non fa le magie ma solo cazzate.
Pacey si fa subito voler bene e non vi dico i benefit dell’essere un “teschio”: cellulare con snake incorporato, tessera annuale della metro, escort anziane a disposizione, una Fiat Ritmo e l’abbonamento a Mani di Fata…mica male per essere il 2000. Purtroppo c’è il purtroppo di mezzo. Ricordate l’amico di colore? Questo non si fa i cazzi suoi, cioè non è mica colpa sua ma della sceneggiatura che lo mette nei casini fino a farlo morire e qui ti scatta il thriller, di quelli che tanto sai già come vanno a finire. E allora via con una trama telecomandata, Pacey che sembra Dawson, situazioni improbabili che giusto nei Teletubbies e attore di un certo peso arrivati lì per pagare le rate dell’auto.
TITOLI DI CODA: di sicuro non il film che si meriterebbe Pacey, ma vederlo uscire da una bara per parlare con dei Jawa è l’unico motivo per cui andrebbe visto.
EXTRA: stavo con una ragazza che faceva parte di una società segreta. Si chiamavano gli Irriducibili…mai visti.
Mklane
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