
TITOLI DI TESTA: peccato!
TRAMA: può una carta da parati mette paura? Tu diresti de no, che al massimo te fa venì la depressione d’avè speso male i soldi all’Ikea, ma The Sinner te fà capì che pure un muro tappezzato male può diventà più inquietante de un clown vestito da suora (oddio…). La prima stagione è un tuffo nel disagio profondo, roba che parte come “famigliola felice al lago” e dopo cinque minuti dici: “ma che davvero?”.
Jessica Biel, che fino a ieri era la santarellina di Settimo Cielo, qua c’ha un tracollo psico-esistenziale che manco la Sora Lella dopo tre giorni senza carbonara. Sbocca e fà un gesto assurdo che trasforma subito sta serie in una caciara. E tu spettatore te chiedi: ma perché? Che ce sta sotto?
E allora arriva lui, Bill Pullman. Ormai appesi i panni da presidente degli Stati Uniti in Independence Day, qua s’è riciclato detective sfigato con la faccia da “me so appena svegliato”. Se aggira per la cittadina con la camicia sgualcita, i pantaloni che implorano un ferro da stiro e na vita sessuale complicata: praticamente lo vedi e già capisci che risolvere crimini è la parte meno incasinata della sua giornata. Infatti c’ha sta relazione malata con una che je mena, ma a lui je piace.

I traumi infantili di Jessica Biel
La trama, senza spoiler, gira tutta intorno a sto crimine inspiegabile, che più scavi e più vengono fuori robe. Tossici che fanno più danni delle buche de Roma, sorelle che nun sanno tené le mani a posto e che te fanno pensà “ma te pare normale?”, uno che va in giro con na maschera comprata su Temu e donne che se je tocchi il loro giardino te ritrovi na pallottola in fronte. Poi c’è pure lui, il marito di Jessica Biel, nonchè Mohamed Salah il calciatore, uno che passa metà della stagione a dribblare accuse, sospetti, polizia, vicini impiccioni.
E per ultimo, pe tutta la serie se sente na musichetta che fà scapoccià tutti: Felicità de Albano e Romina. Pensa a Bill Pullman che scopre un indizio fondamentale mentre parte “Felicità, è un bicchiere de vino co’ un panino…”: roba che te segna per sempre.
TITOLI DI CODA: una serie che oltre a chiedete sempre “ma che cazzo è successo?” Te regala un biglietto per un viaggio malato nei traumi, nei segreti, in quella provincia americana che sotto le tende a fiori e le feste di paese nasconde più porcherie de un condominio romano. Ognuno c’ha qualcosa da nasconde, ognuno è più ambiguo de Totti che dice “me ritiro” e poi fa l’ennesima partita de beneficenza. Te prende e te incolla, perchè è un thriller psicologico fatto bene, che mescola le atmosfere del noir alla tensione continua, e che te lascia la sensazione che sì, pure una carta da parati può cambià la vita.
EXTRA: pe fortuna che a casa mia a carta da parati nun c’era…
Mklane
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