
Sin dai primi minuti dall’inizio del film c’era qualcosa che non mi tornava. La trama invece di stringersi si allargava e i personaggi invece di diminuire (o almeno restare quelli che erano trovando una definizione sempre più definita), aumentavano e questo dall’alto di uno sfondo narrativo perlomeno discutibile. Il motivo di tale impostazione piano piano da possibile è diventato evidente e si può sintetizzare con tre sole parole: film di mezzo. E, pensandoci bene, l’idea non sarebbe neanche da strapparsi i capelli se non per un piccolo e semplice motivo: non è detto che si farà il terzo!!!! E allora la domanda è: come può venire in testa a una qualsiasi produzione di lasciare appeso un discorso del genere (chiuso peraltro in maniere quasi bambinesca) senza una qualche sicurezza? Mi viene da pensare che a Netflix piaccia giocare con gli spettatori, ma sono troppo poco svegli per arrivare a tanto.
Facendo un passo indietro, The Old Guard 2 segue la stessa impostazione del primo: tanti dialoghi, peraltro alcuni non banali, uno sfondo più concettuale che di pura azione e una trama che vuole spiegare più che risolvere. E devo dire che l’evoluzione non è neanche tanto male (il fatto che lo sceneggiatore sia sempre Greg Rucka, ricordo autore dell’omonimo fumetto, è stato fondamentale) se non nello strappo troppo pieno tra protagonisti e comprimari. Cerco di spiegarmi. Mentre nel primo capitolo c’era un evidente immistione tra umani e immortali, in questo caso tutta la storia si focalizza quasi esclusivamente tra i soli rapporti tra gli immortali tagliano praticamente fuori la componente umana. Decisamente troppo e soprattutto, stilisticamente anacronistico. Per carità, il segmento Quynh e la mortalità/immortalità di Andromaca è assolutamente interessante e gestita anche bene, ma scontornato di un contesto complessivo alla lunga tende a perdersi. La sensazione ad un certo punto è che esista un mondo nel mondo, o almeno parallelo, e questo, evidentemente, non può essere.
Come detto per lunghi tratti la trama regge, almeno sino alla scena madre di Booker (peraltro molto bella), per poi crollare sotto i colpi della banalità in maniera spiazzante e inaspettata. Da un certo punto in poi si vede proprio che quei minuti servono solo come riempitivo per far finire il film e rinviare tutto al prossimo capitolo. E non ci sarebbe neanche troppo di male in questo se non il modo: senza anima, con poco pathos e un’attrazione e un’attenzione emotiva molto vicina allo zero.
Grandi passi indietro anche nella regia. Sinceramente non si capisce la scelta, puntare su una sconosciuta se non in termini di budget mi è sembrato un azzardo. Azzardo che a conti fatti (le scene di azione sono molte volte poco fluide e nettamente peggior rispetto al primo capitolo) non solo non ha pagato, ma ha abbassato il livello complessivo della produzione.
Livello che paradossalmente ha subito un brusco stop anche a livello attoriale, a partire dalla new entry: Uma Thurman. La sua interpretazione, ed è un peso per me dirlo, è quasi sconcertante per apatia, inconsistenza e incomunicabilità. Non trasmette praticamente nulla. Ma non è la sola, un po’ tutti gli attori sono sembrati più distanti (forse solo Matthias Schoenaerts si salva) compresa Charlize Theron, nonostante rimanga la migliore in assoluto del film. E’ come se la trama al ribasso come coinvolgimento e verticalità li abbia in qualche modo invasi portandoli a togliere più che a dare.
The Old Guard 2 non è un gran film, nettamente peggiore del primo, ma ancora peggio sarebbe se non ci fosse un proseguo. Le parole della Theron (vediamo come va!!), oltre che di circostanza, manifestano una pochezza gestionale del colosso dello streaming che ormai non ha più un minimo di vergogna. Chi decide è diventato una piccola e squallida macchina da conteggio che con il cinema e l’arte c’entrano poco. Questo secondo film non è granchè? Assodato, ma chi lo dice che il terzo non sia un successo ridando cosi lustro a tutta la trilogia? Non lo si può dire, ma se si è deciso di puntare e accettare un racconto a episodi bisogna avere la coerenza di rischiare e a volte di perdere.
Capisco che in mondo tritatutto questo è un discorso quasi utopico, ma ogni tanto, almeno per la propria anima, è giusto tirarlo fuori. Girare la testa sempre dall’altra parte affermando che ormai le cose vanno cosi non è sempre sopportabile.
Tornando a noi e andando a chiudere, credo che la più grande pecca di questo film sia quella di aver smorzato l’imperialità dell’immortalità riducendola a un discorso quasi da mortali. Per carità, le due cose sono per forza di cose collegate, senza l’una l’altra non avrebbe senso, ma la concettualità della condizione non può essere cosi rosicchiata e appiattita come appare qui. In certi momenti sembra davvero il racconto e lo screzio tra un paio di vicini di casa della stessa via. Manca di profondità, di trasversalità e soprattutto, di eternità.
Detto questo, mi auguro che il discorso venga portato a termine, peggio di un film mediocre c’è solo un film mediocre che non ha la possibilità di concludersi come vorrebbe.
Jonhdoe1978
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