
Ho sempre pensato che il Vaticano sia lo stato più potente al mondo, il vero centro di potere, dove passano tutte le decisioni mondiali più importanti. D’altronde, nessuno come lui ha la possibilità di influenzare e indirizzare tante persone, non avendo per definizione, nessun limiti visibile.
Papa Pio XIII (Jude Law) è in coma e sono stati sinora, vani, tutti i tentativi di sostituirgli il cuore. Voiello (Silvio Orlando) decide cosi che è ora di avere un nuovo Papa, un vuoto di potere del genere non può più essere sorretto dalla Chiesa. Dopo la traumatica quanto breve esperienza di Francesco II, si vira su un Papa medio, che possa portare di nuovo un minimo di ordine e di equilibrio al sistema ecclesiastico. La scelta cade su Sir John Brannox (John Malkovich) che diventa Giovanni Paolo III. Intanto il nostro Lenny Berardo continua a respirare…
Premessa d’obbligo: non mi ha mai fatto impazzire Sorrentino, l’ho sempre trovato la brutta copia di David Lynch, per il modo con cui faceva prendere aria alle immagini, soffermando la camera quasi sempre un istante più del necessario, nel tentativo estremo di personalizzazione.
Il mio approccio a The Young Pope è stato, infatti, di chi sapeva cosa aspettarsi anche se incuriosito dal taglio che avrebbe scelto per raccontare una tematica cosi difficile e delicata. Il risultato a mio avviso è stato buono, non ottimo, con troppe lungaggini inutili, alla trama e ai personaggi in se. Pensavo di ritrovare più o meno, le stesse dinamiche in The New Pope e invece, con mia grande sorpresa, in quest’ultimo, Sorrentino fa un cambio di passo, realizzando, senza ombra di dubbio, la sua migliore opera.
E’ riuscito a bilanciare in maniera perfetta il suo modo pomposo di raccontare con una trama fitta, intrigata e mai ferma. In ogni momento della serie tutto quello che veniva mostrato aveva un fine specifico, un aspetto da approfondire e tutti i monologhi sono stai funzionali a questo e non fine a se stessi, come è successo a volte, nel primo capitolo.
The New Pope va oltre il semplice raccontare della Chiesa come centro di potere, ma a va a sviscerare tutte le contraddizioni spirituali e materiali, interna ad essa. La premessa è semplice quanto problematica, l’uomo e sempre l’uomo a prescindere dall’abito che porta. Dentro di Lui è radicata la necessità di materialità, l’istinto di bramosia di cose e soprattutto, persone. Il desiderio carnale è uno degli aspetti più sottolineati, una specie di imprescindibilità umana a cui neanche il Papa, estraneo per definizione (in apparenza), non riesce a sottrarsi. Questo è forse, il messaggio più alto a cui Sorrentino ha mirato. Vedere suore o preti avere e soddisfare un bisogno sessuale, nell’immaginario collettivo, è quasi normale, ma vederlo nel Papa, no. E’ l’estremizzazione della legge dei sensi, delle necessità terreni e di contatto fisico, del bisogno intrinseco di amore tangibile e verificabile, anche solo con gli occhi.
Tale messaggio non è blasfemo o buttato li, vuole solo ribadire l’anacronismo della Chiesa, la non ovvietà che amare una donna o un uomo esclude automaticamente l’amore verso Dio e l’impossibilità di trasmettere tale sentimento ai fedeli.
Un anacronismo radicato anche dall’enorme differenze tra uomini e donne, ferma ancora a decine di anni fa rispetto alla società civile contemporanea. Basti pensare che non c’è una sola figura femminile in nessun posto di potere clericale, che è solo a uso e consumo maschile.
Unico elemento in controtendenza è la figura Pio XIII che, dal mio punto di vista, non è altro che la rappresentazione del mistero della fede. Su di lui non vengono date risposte, ma solo tante domande, tra la santità e il mistero, tra il sacro e il mistico, in quell’eterna lotta tra il credere o meno. D’altronde la fede è proprio questo, cedere alle domande e affidarsi, completamente, senza compromessi. Nessuno in tal senso potrà darci nessuna risposta, ognuno si darà la sua, in base alla percezione o a quello che gli fà più comodo.
Dal posto di vista interpretativo, assolutamente di spessore, per quanto diverse, le prove di Malkovich e Law, ma il vero mattatore, il vero cuore di tutta la serie, è Silvio Orlando. Il suo Voiello detta tempi, profondità e ambizione della trama, è il collante di ogni situazione, colui che fa tornare sulla terra pensieri troppo elevati ed elevare i pensieri troppo nascosti. Riesce ad essere la persona più bieca, il manipolatore di tutte le azioni e contemporaneamente quello che riesce ad elevarsi a qualcosa di simile a colui che ha un minimo di carità cristiana, inteso nel senso comune.
The New Pope si regge su uno splendido equilibrio precario, il perdersi per ritrovarsi, l’innalzarsi per stringersi cercando di avere la coscienza di se, tanto fragile, a prescindere dal ruolo ricoperto. La perfezione non fa parte di questo mondo e il primo passo verso la definizione di tale concetto è l’accettazione, anche in un ambito che è considerato, nel suo interno quanto nel percepito esterno, come non possibile.
Nel momento in cui, nella parte finale, Voiello diventa Papa, c’è il messaggio finale che personalmente, credo Sorrentino voglia dare: la Chiesa ha bisogno di sicurezza, stabilità, come ogni grande Stato che si rispetti e la fede, quella vera o di convenienza va cercata nella certezza di ideali che rimangono, per forza di cose, al di sopra di ogni uomo.
Jonhdoe1978























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