TITOLI DI TESTA: altro posto, altra storia, stesso bar
TRAMA: questo è er seguito de la prima stagione, ma è il caso di parlarne con il tono adeguato poiché per alcuni la cucina è un argomento da trattare con un certo rispetto. Sono un nostalgico e preferisco che i piatti della tradizione mi vengano proposti così come devono essere, con i loro ingredienti, la cottura giusta, la giusta dose di ricordi.
La prima stagione di The Bear, a detta di alcuni palati fini, gente talmente raffinata da non apprezzare più neanche un panino di mortadella perché troppo concentrata a leggere se è IGP o meno, dicono sia girata come tanti altri film inerenti al mondo della cucina. Allora visto che è così, quindi niente di nuovo sul fronte occidentale, anche la seconda dovrebbe essere un copia e incolla con qualche altro spunto in più…e invece manco per il cazzo.
La prima stagione di The Bear è un piatto della tradizione, ti fa vedere quanto può essere esasperante il mondo della cucina, o quantomeno, il mondo che ruota intorno a Carmy, quel microcosmo di padelle, fornelli e rotture di coglioni in cui è impossibile trovare il proprio centro di gravità permanente.
Il bello arriva con questa seconda stagione. Appena finita non sapevo cosa pensare: forse troppo insipida, mancava una spinta in più, le pietanze troppo difficili da tagliare, la cottura non era al sangue come la prima volta…il fatto è va digerita quel tanto per farti dire: è stata una bellissima esperienza.
Cambiano le ambizioni dei protagonisti nonché i loro obiettivi primari all’interno della brigata, e per farlo dovranno affrontare le loro insicurezze, pronte ad accoglierli al di fuori della paninoteca The Original Beef, anch’essa in aria di cambiamento poiché dovrà diventare un ristorante stellato…così “migliorarsi” è l’unica parola d’ordine.
Ed è proprio quello che fa questa serie…crescendo a livello emotivo e accompagnando il viaggio fatto di desideri di ogni singolo componente. Per farlo ci saranno meno momenti frenetici e più riflessivi, di quelli che fanno vibrare il corpo fino a propendere verso azioni istintive, figlie della voglia di buttarsi, di abbracciare qualcosa di nuovo.
Così il caos di una cucina si mescola a quello della vita, dove per uscirne basta un pizzico di condivisione con gli altri, attendere che le parole altrui crescano dentro di noi fino a cottura terminata. Ora siete pronti per servire il tutto.
TITOLI DI CODA: c’è poco da aggiungere rispetto a ciò che ho scritto ma vi segnalo comunque 3 momenti: la cena in famiglia (un’intera puntata con guest star come contorno), la redenzione del cugino Richie (o di quanto la vita può essere spietata) e il finale, con un prezzo troppo alto per un dessert piuttosto amaro.
EXTRA: ogni secondo conta.
Mklane
Potrebbe interessarti anche The Bear,
Ti è piaciuta la recensione? Allora facce er favore e seguici anche su Instagram e Facebook























Lascia un commento