
La prima istintiva domanda che ci si pone al termine di TeneT è di come Nolan abbia potuto solo pensare a una storia del genere, riconoscendogli il ruolo di uno dei migliori sceneggiatori degli ultimi anni. Con il trascorrere dei minuti, mentre si passa dalla poltrona all’uscita, la mente però, va a cercare nello specifico di quello che ha visto, cercando di capire se tutta la tela a cui ha assistito abbia una sua chiara definizione.
TeneT è senza dubbio un film presuntuoso, l’ennesima sfida che Nolan manda al tempo, convinto ora più che mai, della sua relatività e sulla possibilità che l’uomo ha di manovrarlo e gestirlo.
Il suo scorrere perde quasi di senso, confondendosi tra quello che faremo, facciamo e abbiamo fatto, quasi fossero tre linee che viaggiano allo stesso ritmo, riuscendo in alcuni momenti, anche a intersecarsi. Ma non si ferma qui, va oltre, approfondendo il concetto che i salti temporali, non solo possono influenzare quello che è già stato, ma addirittura creare dei mondi paralleli con i quali specchiarsi o fare i conti.
L’escamotage questa volta viene dai materiali e dalla loro radioattività, rendendo il concetto metafisico del tempo all’inverso più terreno rispetto a quello a cui ci aveva abituato. L’amore passa da leva invalicabile, come in Interstellar e Inception, a un qualcosa di meno intimo, come se non fosse più l’unico elemento che faccia muovere ogni cosa, compreso, appunto, lo spazio e le curvature temporali. Questo rende il film più apatico dei precedenti, il generale ha da sempre un impatto meno appagante: combattere per il mondo per quanto nobile non è lo stesso che combattere per il proprio cuore.
Detto questo, credo che Nolan abbia vinto ancora una volta la sua sfida con il suo nemico/amico, avendo l’intelligenza di rimettere tutto in carreggiata quando il discorso stava per sfuggirgli di mano o meglio, essere troppo machiavellico per essere compreso.
7.7/10
Jonhdoe1978
TITOLI DI TESTA: Teneteve forte!
TRAILER: Dal ricettario di Suor Paola, “Minestrone alla Nolan”. Quanto mi piace il minestrone, pieno de roba, bello caldo, ma pure freddo mica è male. Dentro ce poi mette qualsiasi cosa, il problema è che mica lo fanno tutti uguale. Le suocere in versione light, le mamme che te fa ingrassà solo a vedello, e Nolan che lo fa pe nun fattece capì un cazzo. Dentro sto minestrone ce sta tutto il cinema di Nolan:
inquadrature che René Ferretti se le sogna, zoommate lunghe quanto il “binocolo” de Rocco Siffredi, dialoghi che parono usciti da una puntata di Super Quark con Piero Angela bello arzillo, zero scopate, esplosioni a non finire, na spruzzata de 007, viaggi nel tempo quanto basta, olio, sale e pepe.
Si prega di prestare attenzione all’impiattamento: deve sembrà un piatto de nouvelle cousine. Sempre de minestrone se stà a parlà, ma voi mette la ricetta de Nolan? Poi se vuoi capì qualcosa de sto film, vatte a legge che hanno scritto gli altri due di Cineastio. Io nel frattempo me vado a magnà er minestrone…si, ma quello de mi nonna!
7.9/10
Mklane
Il tempo: L’ ossessione di Nolan. L’ ha fatto scorrere in due direzioni opposte in Memento, l ’ ha dilatato fra i livelli dei sogni in Inception e l’ ha trasformato in paradosso in Interstellar.
Da qui nasce la fatidica domanda: “Cosa si sarà inventato stavolta Christopher Nolan?”.
Con Tenet il regista un po’ riprende e raffina l’ idea di Memento, ossia quella di trarre vantaggi dal far scorrere il tempo in maniera inversa e approfittare della cognizione di ciò che si è già visto in passato. Lo stesso titolo “TENET” è un perfetto palindromo e può essere letto in egual modo da destra verso sinistra e viceversa.
Il rischio per Nolan, vista l’ ingombrante dimensione autoriale conseguita negli anni e la scelta di rinunciare (come per Dunkirk) all’ aiuto del fratello Jonathan Nolan per la sceneggiatura, era quello di ritrovarsi da solo, nudo e davanti ad uno specchio a masturbarsi sulla sua immagine riflessa…un’ eiaculazione da 205 milioni di dollari, ma mai come questa volta è lo stesso Nolan a voler mettere il pubblico nella condizione di ricomporre facilmente il puzzle finale, invitandolo ad abbandonarsi all’ esperienza cinematografica piuttosto che alla storia.
I segnali sono ovunque, ma il regista ha voluto davvero strafare per stare più tranquillo, entrando nel cervello dello spettatore come una goccia cinese con due concetti chiave che vengono ribaditi in maniera ossessiva: “Non cercare di capirlo. Sentilo.” e “L’ ignoranza è la nostra salvezza”, come a dire “Goditi il film, invece di stare lì a farmi le pulci…tanto ci sono gli spiegoni dei protagonisti a sciogliere eventuali dubbi”.
Insomma, non c’ è trucco e non c’ è inganno. Non resta altro che lasciare a casa il blocco note da critico cinematografico, pagare il biglietto, sedersi in poltrona e lasciarsi coinvolgere in questa bomba adrenalinica scandita al millisecondo.
7.8/10
Alessandrocondueesse
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