
Ci sono i film…poi ce stanno questi! Dopo i “Bellissimi di Rete Quattro”, una nuova puntata de i “Dimenticabili di Cineastio”
TITOLI DI TESTA: da Marlon Brando a Michele Morrone… che viaggio de m***a.
TRAMA: ci stanno gli attori che parlano con gli occhi. Marlon Brando. Al Pacino. Costantino Vitaliano. Robert De Niro. Anthony Hopkins. Gente che riusciva a raccontatte un’emozione semplicemente accendendose una sigaretta. Poi è arrivato il cinema moderno e c’ha regalato Michele Morrone. Uno che recita come se stesse sempre a legge le istruzioni della lavastoviglie. Sempre la stessa faccia. Sempre lo stesso tono. Sempre quello sguardo da catalogo di profumi che sembra dì: “Ho dimenticato le chiavi della macchina.”
E la cosa più divertente è che in Subservience recita insieme a Megan Fox. Che interpreta un robot. E indovinate chi sembra più androide dei due? Ve lascio cinque secondi. La trama è una roba che manco Nolan sotto acidi (oddio). C’è lui, padre de famiglia, moglie malata, figli piccoli, casa da mandà avanti. Allora decide de comprasse un robot domestico con le sembianze de Megan Fox. Perché quando c’hai problemi economici, familiari e sanitari, la prima cosa che fai è comprà un Terminator in leggings. L’androide cucina. Scopa. Sistema casa. Briscola. Accudisce i bambini. Sorride. Poi, siccome evidentemente ha guardato troppe telenovele durante gli aggiornamenti software, decide che vuole diventà la nuova moglie. E lì parte il delirio.

A sinistra tutta l’espressività di Megan Fox
Gelosia. Morti. Inseguimenti. Robot impazziti. Gente che continua a prende le peggiori decisioni possibili con una costanza quasi commovente. La regia fa quello che può. Il problema è che sembra uno di quei thriller erotici che nel 2002 avresti trovato in terza serata su Italia 1 dopo un film con Steven Seagal. Solo che almeno Seagal ogni tanto tirava un ceffone con il codino. Qui invece tutti parlano pianissimo. Camminano lentamente. Si guardano intensamente. Sembra che pure i dialoghi abbiano bisogno del caricabatterie.
Megan Fox, paradossalmente, è perfetta. Non perché reciti bene. Ma perché deve interpretà un’intelligenza artificiale priva d’emozioni. Quindi praticamente interpreta Megan Fox. Morrone invece prova a sembrà un uomo combattuto. Ma l’espressione è sempre quella. Che stia flirtando. Che stia piangendo. Che stia scappando. Che stia per morì. Che stia cagando. Ha la stessa intensità emotiva de un navigatore satellitare.
TITOLI DI CODA: Subservience prova a parlà dell’intelligenza artificiale, della solitudine, della famiglia, del desiderio e pure della dipendenza dalla tecnologia. Alla fine però riesce soprattutto a dimostrà una cosa: che c’ha provato senza riuscicce..e così te lo dimentichi, come il PIN della Postepay.

Dyson modello Fox
EXTRA: un film che se salva solo per una scena…e dura pure poco, praticamente quanto er protagonista.
Mklane























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