
Anche questa terza stagione, come le altre due, mi ha lasciato un po’ perplesso.
L’universo su cui si muove Stranger Things è certamente intrigante e suggestivo, non potrebbe essere altrimenti per chi, come per chi scrive, ha vissuto la sua adolescenza tra gli anni 80 e 90. Ma da solo questo non basta per renderlo qualcosa di memorabile.
Questa terza parte ha uno svolgimento un pochino più lineare rispetto alle due precedenti, meno storie parallele, e più focus sul filone principale. Ed è sicuramente un aspetto che ho apprezzato.
*Attenzione Spoiler*
Non ho invece apprezzato la “materializzazione” del Mind Flayer (il cattivone di turno), in questo capitolo è proprio in carne e ossa, creava maggiore attenzione e suspance la sua versione concettuale. Il grande punto di forza, invece, è l’affezione creata intorno ai personaggi. Dopo anni, trattandosi specialmente di ragazzi, si ha quasi l’impressione di esserci cresciuto insieme, conoscendone virtù e debolezze. La caratterizzazione di ognuno di loro è stata fatta saggiamente fin dall’inizio della serie ed è proseguita in maniera adeguata anche in questa terza stagione. Meno condivisibile invece, è l’evidente sensazione che questo non sarebbe stato l’ultimo capitolo. Anche i precedenti due lasciavano intendere un possibile proseguo, ma nell’evoluzione della storia questa non era percepito, era una cosa che arrivava alla fine. In questo caso invece non ci sono mai stati dubbi. Molto intelligente l’inserimento dei nuovi personaggi, cosi come nel secondo capitolo, fatto in maniera quasi naturale, non forzando la presentazione ma la fanno scivolare con grande accortezza, te li ritrovi così ben coinvolti dentro la narrazione senza che tu te ne accorga.
Troppo superficiale l’immagine data ai Russi, sono dipinti come un’armata Brancaleone allo sbaraglio, nella loro base “super segreta” sono entrati tutti, ma proprio tutti. Più che militari sono sembrati 4 improvvisati e considerando tutto il contesto ritengo sia stata una scelta fuori luogo. Utile invece, la loro gestione come ponte per la quarta stagione.
Devo essere onesto, senza gli ultimi 30 minuti questo stagione sarebbe stato veramente anonima, è stato un colpo di coda bello e soprattutto non aspettato. Tutti, me compreso, stavano solo aspettando la cena tra Hopper e Joyce quale coronamento di una trama lineare e senza sussulti, non c’erano elementi significativi per pensarla diversamente.
Colpire proprio Hopper, forse il personaggio con più trasporto della serie è stato un colpo intelligente e spiazzante ma, a conti fatti, indispensabile per dare una sferzata alla storia e dare un minimo di pepe al continuo.
Credo fermamente che sarebbe stata necessaria un mimino più di serietà nella gestione di alcune situazioni, trattasi sì di fantascienza adolescenziale, ma cadere nel grottesco è stato, a mio avviso, un errore. I racconti come questi li ho sempre considerati altamente improbabili ma non “impossibili” e questo non è stato il caso.
Jonhdoe1978























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