
Nome: Stephen Warren
Segni Particolari: Bastone da passeggio, sorriso velenoso e fedeltà tossica
Attività: Maggiordomo, custode della piantagione Candyland
Periodo di attività: 1858
Stephen Warren è uno di quei personaggi che migliorano man mano che ci si sente sempre più a disagio nel guardarli.
Interpretato da un gigantesco Samuel L. Jackson in Django Unchained di Quentin Tarantino, il vecchio maggiordomo di Candyland è probabilmente il vero villain del film: non quello più appariscente, ma quello che ti resta addosso come un cattivo pensiero.
Curvo, apparentemente fragile e armato solo di bastone e veleno verbale, Stephen domina la piantagione molto più del suo padrone Calvin Candie (Leonardo DiCaprio). Candie crede di comandare; Stephen sa già come andrà a finire ogni conversazione prima ancora che inizi.
Il loro rapporto è uno degli aspetti più disturbanti del film: Stephen tratta Candie quasi come un figlio viziato, lo protegge, lo consiglia, lo rimprovera perfino. E Candie, sotto tutta la sua arroganza da proprietario terriero psicopatico, si fida di lui più che di chiunque altro. È una dinamica malata, tossica, quasi familiare, che rende Stephen ancora più inquietante: non è soltanto parte del sistema schiavista, è il suo più feroce difensore. In pratica, è il responsabile delle risorse umane dell’inferno.
Tarantino lo costruisce come una figura grottesca e tragica insieme, usandolo per ribaltare continuamente le aspettative: è insieme caricatura e tragedia storica, macchietta grottesca e simbolo disturbante della schiavitù interiorizzata, ma è Samuel L. Jackson a trasformarlo in qualcosa di memorabile. L’attore alterna voce tremolante e improvvise esplosioni di autorità con una precisione chirurgica, creando un personaggio che sembra cambiare età, postura e personalità a seconda di chi ha davanti. E il bello è che Jackson adorava l’idea di interpretare il ruolo del “Negro più figlio di puttana della storia del cinema”.
Stephen è ironia nera allo stato puro: fa battute, borbotta, si lamenta come un vecchio zio scorbutico… salvo poi diventare il più lucido e pericoloso nella stanza. Ogni volta che compare, il film smette di essere solo un western revisionista e diventa qualcosa di più scomodo: una riflessione velenosa sul potere, sulla schiavitù assimilata e sulla paura di perdere il proprio posto nella gerarchia.
Ed è forse questo il dettaglio più agghiacciante: Stephen non combatte per la libertà. Combatte perché il sistema continui a esistere.
Anche quando quel sistema ha distrutto lui per primo.
Alessandrocon2esse
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