
Ognuno nel cinema cerca quello che vuole. C’è chi aspira a trascorrere un paio d’ore spensierate, chi vuole solo farsi due risate, chi magari cerca brividi forti e spavento e chi, come me, che invece cerca la magia e l’anima facendone lo strumento, anche al di la della pura tecnica, per valutare la bontà o meno di una storia.
Pochi giorni dopo gli attacchi di Londra viene mostrato un video in cui si vede Mysterio accusare Spider Man per la sua prossima morte avvertendo la gente ti stare attenta sulla sua vera natura. Non contento, in un video successivo, svela anche l’identità dell’uomo ragno scatenando una vera caccia allo scoop sulla vita di Peter Parker. Questa nuova condizione travolge anche gli amici di quest’ultimo Mj (Zendaya) e Ned (Jacob Batalon) che vengono piano piano emarginati tanto da essere rifiutati, nonostante l’indiscusso talento, al M.I.T. (Massachusetts Institute of Technology), loro obiettivo da tempo. Frustrato, Peter (Tom Holland) si rivolge al Dottor Strange (Benedict Cumberbatch) chiedendogli se fosse in grado di cambiare il futuro o almeno di far dimenticare alla gente la sua identità. Il mago accetta ma durante l’incantesimo, anche per colpa dello stesso Spider Man che continua ad aggiungere persone da escludere da questa magia (evitando cosi che lo dimenticassero), qualcosa va storto aprendo di fatto un portale temporale incontrollabile.
Sono entrato al cinema pieno di aspettative ne sono uscito colmo di emozioni.
Spider Man No Way Home è il miglior film Marvel Cinematic Universe, e sinceramente dopo Avengers Endgame non credevo fosse possibile fare di meglio ritenendo la costruzione di quella storia un unicom del genere soprattutto quale sunto di un bellissimo e lunghissimo percorso. E invece Jon Watts, a cui non capiterà mai più di dirigere un film del genere, grazie soprattutto alla penna di Chris McKenna, è riuscito ad andare oltre trovando la perfetta combinazione tra visione, storia, storicità e anima. Una prima ora abbondante per mettere le carte in tavola, per spiegarti tra una classica battuta di spirito (alcune un pò deboli) e un momento di puro spettacolo visivo (lo scontro nel mondo a specchio tra il Dottor Strange e Spider Man è qualcosa di strepitoso) dove ci troviamo e in che direzione si vuole andare. Una seconda ora altrettanto abbondante per spazzarti via sia come analitico spettatore che come uomo riscrivendo o meglio ridefinendo, le regole dell’eroe. All’improvviso quello che per percezione e natura era fantastico e adrenalinico diventa pesante e crudele. L’antica regola, con cui hanno comunque fatto i conti anche gli altri Spider Man, secondo la quale “da un grande potere derivano grandi responsabilità” emerge in tutta la sua forza portandosi via tutto l’amore possibile in una volta sola. Lui, Spider Man, che per natura ha sempre cercato un modo per salvare e salvarsi sacrificando, in questo come in qualsiasi altro universo, un pezzo di se stavolta nell’ennesimo tentativo di salvataggio del mondo perde completamente, e noi con lui. Veniamo trascinati senza possibilità di alternative nel vortice dell’ingiustizia, in quel senso di impotenza che è più logorante di qualsiasi altra cosa. L’incontro tra Peter Parker e la Mj senza memoria è probabilmente, insieme all’ Io Sono Iron Man di Robert Downey Jr, il momento più toccante di ogni storia della Marvel, cuore a anima in quei momenti si spezzano disintegrando la mera percezione di quello che si sta guardando che da film diventa storia. Storia che è la sintesi di un viaggio partito, almeno per quelli della mia età, ancora più lontano di quello di Iron Man e degli Avengers e possibile di essere raccontato grazie a quella genialata del multiuniverso, teoria che umanamente crediamo possibile e quindi reale. Questa condizione di presunzione di possibilità non ci ha fatto mai dubitare sulla bellezza dell’incontro dei 3 Spider Man nei quali magicamente sovrapponiamo lo stesso spirito e la stessa anima rendendoci conto che molti dei possibili noi stessi che potrebbero esserci in giro nel tempo e nello spazio avrebbero tutti le stesse stigmate. Questa considerazione viene improvvisamente distrutta nel momento in cui Tobey Maguire e Andrew Garfield (li chiamo cosi per chiarezza), insieme a tutti i cattivi di tutti gli universi, si salvano lasciando il peso della sconfitta solo allo Spider Man di Tom Holland. Questa meravigliosa contraddizione attraversa e buca qualsiasi approccio sinora avuto con qualsiasi film del genere: l’eroe di turno che ripristina la gioia e la possibilità di salvezza per chi ha cercato di distruggerla rimane completamente solo come se improvvisamente nome e spirito prendessero due strade diverse. L’essenza stessa dell’eroe, con la E maiuscola, si squaglia cosi tra la neve nella quale ora, nel silenzio più assoluto, è costretto a volare diviso tra la speranza e la disperazione e questo nonostante un possibile futuro che anche se magari migliore del passato non potrà mai essere come è stato il passato stesso.
Il cast che accompagna Spider Man No Way Home è di dimensione stellare capeggiato da un Tom Holland in forma (non solo fisica) stratosferica. La sua performance è di un’intensità tanto fantastica quanto inattesa. Nei suoi occhi si colgono con chiarezza tutti i momenti del film quasi fossero la cartina di tornasole di quella che è successo o che sta per succedere. La sfilata attiva di tutti gli attori che hanno interpretato i vari Villain in tutti i film dell’uomo ragno non solo funziona ma dimostra quanto di buono ci sia stato nelle scelte di vent’anni di ragnatele. Tobey Maguire e Andrew Garfield, il primo soprattutto, si sono calati in questo bellissimo e triste gioco in maniera quasi commovente, regalando un viaggio nel tempo a tratti indimenticabile.
Spider Man No Way Home per essere apprezzato nella sua interezza necessita senza ombra di dubbio della visione di tutti gli altri Spider Man realizzati. Senza, a mio avviso, nonostante la certezza che il film arrivi comunque al cuore, si perde un pezzetto di anima e questo perché si smarrirebbe il percorso di redenzione e possibilità dell’intero personaggio. Detto questo il film, soprattutto da un certo punto in poi, ti ruba quasi tutto, lasciandoti li da solo a cercare di rimettere in sesto il tuo equilibrio perduto. L’amore e l’amicizia raggiungono un livello di percezione quasi catartico tramutandoci tutti in un solitario supereroe cavalcando quello splendido meccanismo di immedesimazione, come successo con Iron Man, nel quale nella rinuncia e nell’intimità tutti mettiamo una maschera o al contrario, quelli con la maschera ne mettono un’altra con le nostre fattezze.
Jonhdoe1978
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