
Ci sono i film…poi ce stanno questi! Dopo i “Bellissimi di Rete Quattro”, una nuova puntata de i “Dimenticabili di Cineastio”
TITOLI DI TESTA: il cecchino più temuto del West
TRAMA: ce stanno l’attori che interpretano personaggi diversi. E poi c’è lui: Steven Seagal. Perché i film co Steven Seagal vorrebbero da sembrà tutti diversi, ma alla fine sò solo tutti uguali. Cambia er titolo, cambia er paese, cambia a guerra, ma lui resta sempre lo stesso. Ex soldato, ex marine, ex agente segreto, ex mercenario, ex suocero, ex di un ex, probabilmente pure ex amministratore de condominio. E con lui, il suo amico di sempre: er codino…che co gli anni ha preso a crescere intorno alla bocca sotto forma di pizzetto (i misteri del cinema). Praticamente un estensione del suo corpo che recita più del proprietario. Ma torniamo alle cose belle.
Sniper: Special Ops racconta la storia de una missione in Medio Oriente andata a puttane. Una squadra de forze speciali viene mandata a recuperare un agente infiltrato rimasto bloccato dietro le linee nemiche. L’agente è Jake Chandler, interpretato da Seagal, che dopo una missione finita male resta circondato da terroristi e aspetta li soccorsi. Ora. Uno pensa: “Bello (qui se capisce che c’hai qualcosa che non va), un film di guerra con Steven Seagal isolato dietro le linee nemiche.”

“Per secondo che c’abbiamo?”
E invece no. Perché Steven Seagal passa tipo l’85% del film seduto. Dietro un muro, na roccia, mentre parla alla radio, seduto pure mentre fà la pipì. Roba che quelle poche volte che se alza in piedi fà aspettà gli altri perchè ormai è na tartaruga, sembra che sta a cercà qualcosa da magnà e soprattutto, spara con un fucile che non sà tenere in mano.
Nel frattempo il resto del cast si fa il culo. Sparano, corrono, vengono inseguiti, saltano sui camion, fanno esplodere cose. Seagal invece sembra uno che sta aspettando il turno all’ASL. La cosa più bella è che il film continua a trattarlo come una leggenda vivente. Ogni personaggio parla di lui come se fosse Rambo, Terminator e Gesù Cristo messi insieme. Poi lo inquadrano. E sta seduto. Ancora. Con quella faccia che ha da trent’anni. Quella faccia da uno che ha appena sentito il prezzo delle zucchine.
I cattivi arrivano a ondate, i buoni discutono continuamente su come salvarlo e il film va avanti così per novanta minuti abbondanti. Le scene d’azione non sono nemmeno terribili. Alcune pure funzionano (tranne quando esplode er C4). Il problema è che il protagonista sembra essersi presentato sul set il primo giorno e aver deciso che il movimento era sopravvalutato.

Attore di supporto
TITOLI DI TESTA: il premio miglior co-protagonista come attore di supporto è andato a una sedia. Alla fine Sniper: Special Ops è esattamente quello che ti aspetti da un film di Steven Seagal del periodo tardo. Un film dove tutti lavorano. Steven osserva. Tutti corrono. Steven riflette. Tutti combattono. Steven accarezza metaforicamente il suo magnifico codino. Eppure, in maniera quasi inspiegabile, questi film continuano a esistere. Forse perché guardare Steven Seagal che interpreta per la quarantesima volta un ex qualcosa con l’espressione di un termosifone spento ha ormai assunto un valore antropologico.
EXTRA: Cinema? Forse no. Esperienza mistica? Quasi.
Mklane
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