
TITOLI DI TESTA: Rambo di tuono.
TRAMA: ci sono film che partono seri, tutti impostati, con la musica che pare dirti: “Attento eh, mo se parla de guerra, de reduci, de ferite mai rimarginate”. E tu quasi te commuovi. Poi dopo cinque minuti entra Walker Texas Ranger senza cavallo, e capisci che no, non se parlerà de un cazzo de trauma: qui se parlerà solo de sparà, esplode e cammina lento mentre dietro c’è il fuoco.
La trama, sulla carta, è pure nobile: Chuck Norris (che in realtà è Walker sotto copertura) interpreta Braddock, ex prigioniero di guerra che torna in Vietnam anni dopo la fine del conflitto perché “forse” ce stanno ancora soldati americani rinchiusi nei campi. Lui è incazzato, diffidente, guarda tutti come se gli dovessero dei soldi. Appena arriva a Saigon già capisci che la diplomazia durerà quanto un gelato a Ferragosto.
Braddock rifiuta strette de mano, fa er gradasso coi generali vietnamiti, entra nelle ville come se fossero Airbnb e, giusto per scaldarsi, fa fuori un generale solo pe fa capì che “io so io e voi non siete un cazzo”. Tutto questo dovrebbe esse drammatico, ma siccome è Chuck Norris, sembra più che altro un martedì pomeriggio di giovedì sera.
Da lì il film diventa una specie de missione segreta organizzata co lo spirito de “annamo e vedemo che succede”. Braddock recupera un vecchio amico, si costruisce mezzi improbabili, attraversa fiumi, confini e leggi internazionali come se fossero marciapiedi. La giungla vietnamita diventa praticamente un parco avventura dove Walker può menà chiunque, formiche comprese, senza mai sudà.
Le assurdità so continue: Chuck affronta eserciti interi da solo, i cattivi muoiono tutti come birilli, i proiettili non lo prendono mai e se lo prendono rimbalzano. Il PTSD? Risolto couna mitragliata. I sensi di colpa? Un calcio rotante. La riflessione morale sulla guerra? Rimandata a mai.
Il momento top arriva quando Braddock libera i prigionieri e li porta tutti insieme davanti ai politici che avevano detto “non ce sta più nessuno”. Entra, li piazza lì e sembra dire: “E questi chi só, e figurine Panini?”. Una scena talmente sopra le righe che te aspetti l’applauso registrato del Saturday Night Live.
TITOLI DI COSA: Rombo di tuono voleva esse un film sul dolore dei reduci, ma è diventato un’ode involontaria alla violenza risolutiva. È troppo serio per esse trash puro, troppo scemo per esse davvero drammatico, troppo tutto e te lo urla pure in faccia. Ma una cosa va detta: Walker Texas Ranger non elabora il trauma…lo prende a calci rotanti. E nel suo universo, funziona sempre.
EXTRA: non dico altro o Walker m’ammazza!
Mklane























Lascia un commento