
Filadelfia. 1975. Rocky Balboa (Sylvester Stallone) è riuscito nel suo intento di terminare in piedi un incontro di pugilato contro il “Campione dei campioni” Apollo Creed (Carl Weathers) che mantiene la cintura, ma vede macchiato il suo immacolato curriculum sportivo da un verdetto per niente unanime…soprattutto secondo il pubblico.
Rocky, seguendo i consigli del suo allenatore Mickey (Burgess Meredith), si ritira dalla boxe per i danni subiti all’ occhio. Sposa Adriana (Talia Shire) ed hanno un bambino, ma le cose non procedono come dovrebbero, poiché Rocky è costretto a dover accettare lavori poco redditizi e favori umilianti nell’ intento di far avere ad Adriana e a suo figlio una agiata. Ne approfitta a questo punto Apollo che provoca Rocky a tornare sul ring e sfidarlo nuovamente. Sfida rifiutata fino al momento in cui non sarà la stessa Adriana a chiedere a Rocky di salire sul ring e “Vincere per lei”.
Come già anticipato nella recensione del capitolo originale della (purtroppo) saga, faccio una enorme fatica a scindere queste due pellicole…poiché figlie di un unico lunghissimo script che, per corrette questioni realizzative e di distribuzione, è stato segato letteralmente in due.
Se dovessi analizzare singolarmente questo film, la mia opinione sarebbe pessima: una fotocopia del primo film, dove Stallone (questa volta sia davanti che dietro la cinepresa) fa sprofondare il suo personaggio al limite del fallimento totale, per mettere a fuoco valori come la famiglia, l’ onore, il rispetto, etc. che lo porteranno a far scattare la molla della rivalsa.
Non è questo il caso però. Perché per me che lo guardo come un unico grande film, questo secondo capitolo porta a compimento tutto quello che allo spettatore viene a mancare durante la visione del primo…ovviamente con qualche piccola sbavatura, ma era da aspettarselo vista l’ enorme responsabilità di cui lo stesso Stallone si fa carico da solo.
Le somme finali non le tiro io…parlano i numeri: ancora una volta più di 200 milioni di incasso, partendo da un budget iniziale di appena 7 milioni (dei quali se ne faranno uso soltanto un terzo), numerosi premi in tutto il mondo (anche se molti in meno rispetto al primo film) e la conferma (qualora fosse necessaria) della consapevolezza di aver dato vita ad un personaggio che se ne frega altamente di chi ci sia a sceneggiare e dirigere la pellicola…lui cammina da solo.
Ah…dimenticavo: Bill Conti, solo con i diritti musicali del primo film e di questo, può decidere di acquistare l’ intero Canada ed utilizzarlo come borsa frigo per l’ Estate.
Chiudo con alcune curiosità riguardanti il film:
– Stallone ha deciso di scrivere il terzo capitolo soltanto dopo l’ uscita nelle sale del secondo, con l’ idea di creare una trilogia e non una saga…come purtroppo è successo in seguito;
– La “sobrissima” Pontiac Trans AM che si vede nel film, è in realtà di proprietà dello stesso Stallone;
– Per il secondo film, Stallone aveva pensato di regalare un cameo a Chuck Wepner (il pugile che lo ha ispirato), facendogli interpretare un piccolo ruoletto: quello dello sparring partner durante la ripresa degli allenamenti. Wepner, però, è risultato essere un vero “cane” dal punto recitativo e dopo numerosissimi Ciak andati a vuoto, per non umiliarlo (come succede a Rocky nel film), ha deciso di eliminare la scena.
Alessandrocon2esse
Potrebbe interessarti anche Rocky Rocky III RockyIV, Rocky V, Rocky Balboa























Lascia un commento