
Posso considerarmi un esperto di Resident Evil? Considerando che ho giocato a tutti i videogioci (tranne al momento a Village) e visto tutti i film, serie e corti in materia posso azzardare a dire di si. Perché questa considerazione è a mio avviso importante? Semplice, l’approccio che si potrebbe avere su questo film potrebbe variare molto a secondo appunto, dalla conoscenza e dalla dose di “appassionato”. Il motivo è semplice: il nuovo progetto di Zach Cregger non è un film su e di Resident Evil ma è un film horror a prospettiva giocatore con intorno alcuni elementi di Resident Evil.
Prima di fissare questo concetto e spiegarlo farei un passo indietro e tornerei sullo stesso Zach Cregger. E’ abbastanza evidente che lui è uno dei nomi nuovi del cinema horror mondiale, probabilmente quello con più talento e tecnica. I primi due film, Barbarian e Weapons, sono stati una delizia per gli occhi, l’idea e per la gestione della suspance, dell’attesa e dei picchi di paura. E’ giusto dire da subito che Cregger con questo nuovo progetto non ha deluso e che anzi dal mio punto di vista è riuscito ad andare ancora oltre trovando una combinazione tra ansia/commedia/splatter a tratti meravigliosa e completamente trascinante (confermando la delizia della parte visiva). Il film è un road movie (seppur con tappe molto semplici) senza pause e con un ritmo che ricorda molto gli stessi step di un videogico. Si vede che Cregger è un giocatore ed è evidente che quello che cercava è proprio mettere davanti allo spettatore (ecco la prima parte dell’affermazione iniziale) la prospettiva, appunto, del giocatore. Le infinite parolacce del protagonista, gli insulti ai vari infetti o alle situazioni più strane, la ribellione ai lucchetti alla fine sono quelle che qualsiasi giocatore ha sempre fatto davanti allo schermo compresa quell’esultanza stupida quando si riusciva a battere un boss o a superare un determinato passaggio. Devo dire che questo approccio magari difficile da accettare a bocce ferme, invece funziona e anche molto, molto bene. Non stona con la trama e soprattutto non interrompe quel filo di angoscia che comunque il racconto ha dall’inizio alla fine.
L’angoscia è uno degli elementi che è costante in tutto il film e il merito dal mio punto di vista è esclusivamente per le scelte registiche di Cregger. Non nascondo, nonostante la mia enorme esperienza tra film e appunto giochi horror, che qualche salto lo ho fatto e questa è la dimostrazione della sua incredibile capacità di preparare, svolgere e chiudere una scena horror. La prima donna infetta che scende dalla collina è veramente una perla e racchiude proprio il senso della paura e dell’adrenalina.
La storia è veramente minimale e ridotta all’osso ma proprio la ricchezza di particolari la rende comunque piena o meglio, giusta per quello che era l’intenzione del suo autore.
Ed ecco il momento di arrivare all’altro punto in sospeso e cioè alla valutazione di quanto questa storia di Resident Evil sia effettivamente Resident Evil. La risposta è che c’è poco, molto poco. Alla fine il film ci parla di un perfetto mister X (di Austin Abrams parleremo assolutamente a breve) che si trova nel momento sbagliato nel posto più sbagliato del mondo. Non ci sono riferimenti a nessuno dei personaggi principali e/o affini e la stessa Umbrella (da sempre la protagonista malata della saga) viene citata un paio di volte senza però mai essere cosi invadente come invece nella storia è. C’è qualche piantina qua e la, i mostri sono un mezzo sunto di quello che conosciamo, ma alla fine sono tutti all’atere di quello che è main theme narrativo. Sostanzialmente poteva trattarsi di qualsiasi altro luogo e di uno dei tanti (ma fatto bene) film sugli zombie e/o i trasformanti da errore da laboratorio.
Rigirando questa analisi è chiaro che l’analisi e la percezione del film (e mi riferisco agli appassionati, ma anche hai semplici attenti) sarà divisa dalla comunque validità del progetto e dal fatto che alla fine Resident Evil non c’entra nulla o comunque molto poco.
Cosa prevale? Per quanto mi riguarda la soddisfazione di vedere un prodotto horror di questo livello è stata superiore alla considerazione che alla fine il franchise c’entrava in minima parte. A parziale giustificazione trovo il fatto che come detto, a mio avviso, l’intenzione di Cregger era proprio mostrare il signor nessuno in quel mondo, esattamente come qualsiasi altro giocatore.
Capitolo Austin Abrams. Prova maiuscola, gli si vuole bene sin da subito. Ti porta in quel mondo con la debolezza, la paura e l’“impaccio” giusto per quello che era l’intenzione di Cregger. Da veramente l’idea del classico eroe sbadato per caso che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Tirando le fila Resident Evil è un prodotto validissimo e sotto molti punti di vista originalissimo. Mischia un sacco di cose ma alla fine la suspence, l’adrenalina e lo splatter emergono con forza travolgendoti e ammaliandoti. E’ veramente una corsa a perdifiato e la sensazione è come se avessi giocato a tutta una puntata del franchise in un giorno, almeno sino alla fine. Ecco questa rimane un piccolo dilemma ed è soggetta, inevitabilmente, a varie interpretazioni. La cosa buona però è che nessuna delle ipotesi che potrebbe scaturire stona con il percorso e il messaggio e questo mostra ancora una volta la bontà dell’idea.
Al di la di questo, e credo che questa sia la firma definitiva sulla mia su Cregger, non vedo l’ora di affrontare un altro suo progetto se non altro per vedere su quale versante ha e/ho vuole puntare per il futuro. E’ indubbio infatti che i tre progetti, nonostante qualche punto in comune, ha evidenti tagli diversi, seppur, e qui la mia curiosità, tutti di alto livello.
Jonhdoe1978
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