
Quando si parla di Psycho definendolo un “capolavoro”, mi viene sempre da storcere il naso.
Si tende spessissimo ad esagerare con le parole, non attribuendo alle stesse il giusto peso…ed è un peccato, perché è vero che la lingua italiana è fra le più articolate e complesse al mondo, ma è forse la più completa.
Se si definisce “capolavoro” un film come Psycho, altro non si fa che fare un enorme torto allo stesso Alfred Hitchcock…che di “Capolavori” con la C maiuscola ne ha diretti tanti. Psycho, a mio sindacabilissimo giudizio, è da considerarsi (forse) la più grande operazione commerciale cinematografica di tutti i tempi.
La maestria e la genialità dietro la macchina da presa di Hitchcock erano già ben note a pubblico e critica, basta menzionare soltanto Il delitto perfetto, La finestra sul cortile, Caccia al ladro, La donna che visse due volte o Intrigo internazionale per rendere appena appena l’ idea. Ed infatti durante i 109 minuti del lungometraggio in bianco e nero, la mano del regista è OVUNQUE…se si pensa poi che parliamo del 1960, non si può far altro che stilare una lista infinita di encomi o, in caso di opinione differente, rifugiarsi in un più dignitoso mutismo autoindotto.
Gli stessi che adesso trasudano ego dai polpastrelli che battono parole su parole di ammirazione sui 70 diversi collocamenti della macchina da presa durante la scena della doccia, dell’ utilizzo degli specchi per sottolineare gli “sdoppiamenti” di personalità dei singoli personaggi, l’ utilizzo dei $40.000 come McGuffin (trappola per distrarre gli spettatori) e la perfetta e didascalica colonna sonora di Bernard Herrmann, sono (con molta probabilità) gli stessi che definivano Psycho come “Una macchia in una carriera onorevole” e che non avrebbero nemmeno mai notato o anche solo immaginato, i molteplici messaggi subliminali disseminati lungo tutto il film, se non fosse stato lo stesso Hitchcock a svelarli nel libro-intervista con François Truffaut.
Psycho continua a risultare uno fra i più rilevanti Horror/Thriller della storia del cinema, nonostante di Horror abbia ben poco, perché è stato rivoluzionario…e non soltanto per il suo genere.
Hitchcock ha creduto fermamente nel suo progetto e nelle sue idee, andando letteralmente contro tutto e tutti e contro tutto ciò a cui faceva riferimento il cinema fino al 1960: facendosi finanziare dagli Universal Studios e distribuire dalla Paramount Pictures (che avevano rifiutato la produzione), creando per la prima volta una collaborazione storica ad Hollywood; girò tutto il film con un ristrettissimo budget (poco meno di un milione di dollari), in appena 30 giorni (praticamente come un B-Movie) ed utilizzando una parte della troupe televisiva che stava già lavorando per lui sul Set della serie televisiva Hitchcock presenta; portando sullo schermo adulterio e voyerismo, facendoci spiare Marion Crane (Janet Leigh) mentre si spoglia, attraverso gli occhi di Norman Bates (Anthony Perkins), ma come se lo facessimo in prima persona da un buco nel muro; eliminando (facendola morire) la protagonista dopo appena un terzo del film, rendendo impossibile allo spettatore riuscire a “schierarsi” fino al finale.
Il vero asso dalla manica, però, Hitchcock lo ha tirato fuori durante la promozione del film.
Sono ben noti i numerosi escamotage per mantenere il più segreto possibile il finale della sceneggiatura: dal finto Casting per l’ attrice per il ruolo della madre di Norman, al giuramento da parte di tutti i partecipanti al film a non proferire parola alcuna all’ esterno, passando per l’ acquisto di quasi tutte le copie dell’ omonimo romanzo di Robert Bloch, da cui è ispirata la pellicola.
Per la promozione di Psycho, Hitchcock si schiera in prima linea, girando un breve documentario dove spiega le “regole” per la corretta visione del film e vietando l’ ingresso al cinema a proiezione già iniziata (avvenimento unico per l’ epoca), regolamento rivolto anche a giornalisti, critici e addetti al settore che furono costretti a doversi mischiare con i comuni spettatori nelle lunghissime code agli ingressi dei cinema, tutti uniti dalla curiosità di guardare il film dell’ orrore del “Maestro del Brivido”.
E’ forse proprio questo il segreto del successo di Psycho. L’ eccessiva esclusione di informazioni ha lavorato egregiamente sulla mente degli spettatori dell’ epoca, spingendoli a fiumi ad invadere le sale. Il “Maestro del Brivido” si è trasformato in quello del “Mistero”…le doti registiche hanno poi fatto il resto.
Alessandrocon2esse























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