
Nel 1979 usciva nelle sale Alien di Ridley Scott.
Capostipite di una lunghissima e non sempre fortunata serie di pellicole, fumetti, videogiochi e libri, è considerato un Cult inarrivabile e, tutt’oggi, uno dei migliori film di fantascienza della storia del cinema, oltre che uno dei capolavori del regista.
Il film ha però rischiato di tramutarsi in una saga completamente diversa da quella che conosciamo e che ha reso iconico il personaggio del tenente Ellen Ripley, interpretato da Sigourney Weaver, o di diventare una delle prime pellicole di genere a mettere da parte l’Happy Ending e salutare il pubblico con un finale catastrofico e nessun messaggio di speranza.
Scott aveva per il film un terribile e diverso epilogo in mente: a differenza di quanto visto, il tenente Ripley non sarebbe riuscita ad aprire il portello della scialuppa dell’astronave Nostromo e la creatura aliena, anziché finire risucchiata nello spazio, sarebbe riuscita dapprima ad afferrare Ripley e a tranciarle di netto la testa, per poi mettersi in contatto con il pianeta terra imitando la voce del capitano A. Dallas (Tom Skerritt), già morto in precedenza per mano dell’alieno, comunicando alla radio il rientro della navicella sulla Terra.
Solo recentemente il catastrofismo assoluto nel cinema ha raggiunto risonanza mondiale ed una discreta approvazione grazie al satirico Don’t Look Up di Adam McKay, distribuito sulla piattaforma on demand Netflix, ma nel 1979 gli scenari apocalittici non vantavano numerosi estimatori…soprattutto tra le case di produzione cinematografiche.
La 20th Century Fox, infatti, bocciò categoricamente la proposta di finale di Scott, ritenendola eccessivamente pessimistica e minacciò di licenziare il regista nel caso l’avesse realizzata.
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