
Tratto dal libro autobiografico Catch Me if You can che racconta la vera storia dell’ ex truffatore e falsario Frank Abagnale Jr., Prova a prendermi è da considerarsi una frenetica e ben diretta commedia, culminante con il più classico dei “Lieto fine”.
Eppure al termine della visione del film, anche per i non addetti al settore, si viene pervasi come da una strana sensazione di tristezza…e non è così semplice intuirne la provenienza e le motivazioni.
La verità è che lo spettatore si ritrova vittima di una truffa, ma non di quelle finanziarie architettate dal protagonista Frank Abagnale Jr. (Leonardo DiCaprio), ma di una “truffa cinematografica” nascosta abilmente fra ritmo, colori e dialoghi dal regista Steven Spielberg.
Che il cinema di Spielberg sia molto meno “ottimista” di quello che si possa intuire dalle sue opere è ormai un dato di fatto e, anche stavolta, il suo modo di affrontare la commedia finisce per rendere malinconici più che far ridere, come già anticipato in precedenza.
La sceneggiatura di Jeff Nathanson affronta, dietro un clima apparentemente scanzonato, numerose importanti tematiche: la solitudine degli uomini che si rifugiano dietro una o più maschere; i sempre più frequenti disfacimenti dei nuclei familiari; il dramma ed i conseguenti traumi che si nascondono dietro i divorzi. Queste, a cui poi bisogna aggiungere l’ occhio malinconico del regista verso un’ America ancora “ingenua” e priva della comune psicosi votata al business ed al successo ad ogni costo, descritta in encomiabile maniera attraverso gli occhi di un mostruoso (in termini di bravura) Christopher Walken, nei panni di un mai domo Frank Abagnale Senior.
Spielberg gioca in continuazione con il dramma e la commedia, sfruttando al meglio DiCaprio ed il suo antagonista, l’ agente dell’ FBI Carl Hanratty (Tom Janks). La legge e la criminalità si sfidano, si corteggiano e si ammirano (segretamente) di continuo, fino a diventare due facce della stessa medaglia ed a completarsi, quando Abagnale diventerà consulente per i casi di frode e contraffazione per l’ FBI. DiCaprio ed Hanks interpretano, al di là dei loro ruoli, due persone sole che cercano nel loro “nemico” un senso a loro stessi…al loro IO.
La buona fotografia di Janus Kaminski e le ottime musiche di John Williams, costruiscono una perfetta cornice “Pop” al film, dando vita ad un impeccabile ritratto dell’ epoca senza mai sforare nel kitsch…cosa molto comune nelle ambientazioni cinematografiche degli anni ’60 e ‘70.
Un buon film di Spielberg, alle prese per la terza volta in tre anni con il tema della “Fuga”, dopo A.I. Intelligenza Artificiale e Minority Report, abbandonando il futuro e abbracciando i racconti di cronaca del passato, strizzando però l’ occhio alle metafore e alle allegorie dei giorni nostri: “La gente crede in quello che gli racconti” o “Sono le grandi banche come la vostra a far chiudere quelle piccole”…non vi suonano alquanto familiari?
Alessandrocon2esse























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