
Nome: Nile Jarvis
Segni Particolari: una personcina a modo
Attività: dice imprenditore
Periodo di attività: tra uno scatto d’ira e l’altro
Ci stanno i cattivi che entrano in scena e dici: “Ok, questo è stronzo.” Poi c’è Nile Jarvis, e dopo otto puntate ancora stai lì a domandatte: “Ma questo è un assassino o semplicemente uno che ha fatto l’abbonamento premium alla psicopatia?”
Nile è il vicino che nessuno vorrebbe trovasse casa accanto alla propria. Ricco sfondato, elegante, sempre sorridente, sempre educato. Uno che te invita a pranzo, te offre un bicchiere de vino da 300 euro e intanto te fa venì la stessa tranquillità de uno che trova una tarantola sotto al cuscino. La cosa più inquietante è che non fa quasi mai niente. Parla. Sorride. Ascolta. Eppure ogni volta che compare sullo schermo sembra che qualcuno abbia abbassato la temperatura della stanza de cinque gradi.
Matthew Rhys (ammazza che attore) riesce nell’impresa impossibile di interpretare un personaggio che cambia faccia ogni trenta secondi. Un momento sembra sinceramente fragile, quello dopo pare uno che ha nascosto diciassette cadaveri sotto al parquet del salotto. E il bello è che non sai mai quale delle due versioni sia quella vera.
Forse tutte. Forse nessuna. Nile è costruito come i grandi personaggi dei thriller de una volta: più lo conosci e meno lo capisci. È un uomo che racconta la verità con la stessa faccia con cui potrebbe raccontare una bugia. E questa è la sua arma più potente.
Nella serie tutti cercano di capire chi sia davvero. L’FBI. I giornalisti. Gli amici. Gli spettatori. Si alimenta grazie al rapporto con l’autrice Aggie Wiggs (il suo Yin o al tempo stesso il suo Yang). Alla fine però la sensazione è che Nile Jarvis sia l’unico a conoscersi veramente. E forse manco lui. Il risultato è un personaggio ambiguo, magnetico e profondamente disturbante. Uno di quelli che non hanno bisogno de alzà la voce, menà qualcuno o fa esplodere una macchina per metterti a disagio. Gli basta entrare in una stanza.
Negli ultimi anni abbiamo visto decine di serial killer, sociopatici, criminali e geni del male. Nile invece gioca in un campionato diverso. Perché il vero terrore non è quello che fa. È che per metà serie continui a pensare: “Ma magari è innocente.” E quando un personaggio riesce a fregatte pure mentre lo stai osservando per otto episodi, allora vuol dire che è stato scritto e interpretato da paura.
Più che una bestia, Nile Jarvis è un punto interrogativo in giacca e cravatta.
Mklane
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