
Nome: Manuel Fantoni
Segni Particolari: Sensibile alla cipolla
Attività: Architetto
Periodo di attività: 1982
Alzi la mano chi nella vita non ha mai provato, anche solo per qualche minuto, a celarsi nei panni di qualcosa che non si è in realtà…magari per cercare credibilità ed accettazione all’interno di un nuovo gruppo di persone, o per fare colpo su qualche ragazza/o.
C’è chi poi arriva a costruire la propria intera immagine con questo comportamento, sfiorando il limite della mitomania e conquistandosi il titolo del “Fregnacciaro”.
E quando si parla di ‘nsacco de fregnacceee, non si può fare a meno di tornare con la memoria a chi è riuscito a dare dignità al Fregnacciaro, donando corpo e voce a tutte le fantasie e alla voglia di evasione di tutti noi. Tutti noi che abbiamo sognato la “mutazione” da un Cesare Cuticchia qualunque all’uomo di mondo Manuel Fantoni.
Scapolo, ricco, nullafacente, spavaldo, avventuroso, voce calda e sensuale, fascino tenebroso, barba selvaggia, frequentatore dello “Star System” e con una storia che ormai conosciamo a menadito:
“A casa eravamo sei fratelli. L’unica femmina morì a otto mesi. Poveretta…che disgrazia. Poi c’era la guerra, la fame vera. Mio padre fu ucciso dai tedeschi. Mi è morto così…tra le braccia. Scusa, deve essere la cipolla. Fu allora che mia madre, per sfamarci, scese sul marciapiede…che donna! A me mi cacciarono da scuola perché menavo a tutti…c’è sempre stato come un seme di violenza dentro di me, ma non ho mai capito il perché. Forse perché allora c’avevo il fisico…adesso mi vedi un po’…allora ero bello come il sole. Solo che non sapevo che fare…che inventare. E così optai per il mare. E così un giorno me ne uscii da casa, me ne andai a Genova e mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana. Che cosa trasportasse quel cargo non l’ho mai capito. In quei due anni ho fatto di tutto: mi sono drogato…a proposito, se vuoi…e insomma, sono stato con le donne, con gli uomini. Tutto. Eeeeeeh la gente che ho visto morire…a profusione proprio. Mi ricordo che per le strade di Bombay si contavano più i morti che i vivi. Tornato in Italia volevo riprendere gli studi, ma ormai era troppo tardi. E fu allora che dissi “Manuel…fatti da solo!”. E così andai a Parigi a fare il cameriere. Lì chi ti incontro? Una donna bella, ricca, importante…con personalità. Insomma ci sposammo…e per un po’ fummo anche felici, solo che lei aveva il vizio di bere. Beveva, beveva, beveva. Lei e quell’altro amico suo lì. Quel Richard Burton che mi è sempre stato qui. Facevano a gara a chi beveva di più, poi na sera Burton mi vomita sulla moquette del salotto e quella fu la goccia che fece traboccare il vaso. Non c’ho visto più. L’ho preso e l’ho buttato fuori di casa.”
Tre minuti a pendere tutti dalle sue labbra, per poi tornare con i piedi per terra dopo quel suo “Nun è vero nienteeee. T’ho raccontato ‘nsacco de fregnacceee”.
Un personaggio destinato a soverchiare la fama del suo bravissimo interprete, al punto che Manuel Fantoni, alias Cesare Cuticchia, è parecchio più noto di Angelo Infanti. Un attore che con quel suo modo tutto italiano…anzi, tutto romano, aveva già rapito il cuore della stanca Magda Ghiglioni in Bianco, Rosso e Verdone e che, appena un anno più tardi, ispirò con la sua seduzione pallonara l’impacciato ed anonimo Sergio Benvenuti di Borotalco.
Manuel Fantoni è un’identità collettiva dietro cui si può celare chiunque di noi e che, dopo essere stata doppiata da Carlo Verdone per conquistare Eleonora Giorgi, a distanza di quarant’anni viene ancora triplicata nel nostro modus vivendi quotidiano. E ancora riesce a farci ridere.
Alessandrocon2esse
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