
Il mio viaggio all’interno dei film “fuori produzione” in formato Dvd/Bluray continua. Stavolta, il caso mi ha portato in terra francese intrigato da una copertina tanto basilare quanto intrigante e dalla presenza di Audrey Tautou, attrice minuta ma con una capacità trasformista e di comunicazione che mi ha sempre attirato.
Come sempre in questi casi, ed è una sensazione che amo particolarmente, l’inizio è al buio: a parte il genere, non sai cosa aspettarti e la linea tra disastro e bellezza è labilissima e con uguale possibilità. M’ama non m’ama (traduzione azzeccata del più banale titolo originale À la folie… pas du tout) dopo una partenza in sordina, durata pochi minuti, ma necessaria a conti fatti per lo sviluppo della trama, ha cancellato ogni dubbio rientrando di diritto nelle sorprese positive di questo mio spoglio cinematografico del passato.
Avvertendo sin da ora che qua e la ci sarà un po’ di spoiler, la praticamente sconosciuta Lætitia Colombani, autrice di regia e sceneggiatura, tira fuori una storia quasi onirica che gioca con la follia e con il sogno (nelle sue diverse accezioni).
Partendo da questo concetto, personalmente credo che la linfa di ogni uomo sia l’immaginazione e più una persona ne ha più la sua sensibilità aumenta. Ovviamente esiste un confine razionale di questa trasfigurazione della realtà (che sino ad un certo punto è a mio avviso bella e necessaria) oltre il quale non si può andare pena confondere quello che è tangibile da quello che non lo è. Superati questi limiti, infatti, si innescano tutta una serie di conseguenze che possono portare alla costruzione irreale della propria vita e quindi alla cosiddetta erotomania. Sulla carta questo processo è abbastanza semplice da spiegare, chiunque può capire di cosa si tratta, molto più complicato renderlo artisticamente intrigante. In casi del genere, le vie della banalità o alternativamente delle forzature sono dietro l’angolo. M’ama non m’ama è riuscito a gestirlo con una solidità e un’intelligenza veramente convincente e questo mantenendo una sensazione di attualità storica a bocce ferme non prevedibile. Tanto per intenderci, nonostante la trama si sviluppa in un ambito nel quale la tecnologia è completamente assente (non ci sono neanche i telefoni GSM) non viene minimamente intaccato il senso di partecipazione e per certi versi immedesimazione emotiva. Il motivo è molto semplice e riguarda la capacità di chi ha scritto il racconto di sopraelevare il messaggio morale che cosi ha messo in secondo piano il mezzo. C’è da dire che lo sviluppo non poteva prevedere una comunicazione immediata tra i protagonisti (i tempi sarebbero stati tutti sfalsati e tutta la costruzione sarebbe stata confusa), ma questo non toglie assolutamente i meriti di inversione dell’attenzione dello spettatore.
Importante per la riuscita del progetto anche la doppia prospettiva utilizzate per degli stessi eventi, giocando cosi con il tempo. Al giorno d’oggi la cosa l’abbiamo vista in un po’ di progetti (vedi Enemy, Vantage Point, Gone Girl etc, etc), ma all’epoca (M’ama non m’ama è del 2001) se escludiamo Pulp Fiction e Rashomon (qui parliamo degli anni 50) non abbiamo molti esempi e questo, senza dubbio, aumenta, almeno in termine di originalità, l’opera della Colombani. Quello che sorprende è anche il modo con cui questa doppia visione è stata raccontata: le due narrazioni collimano perfettamente, senza forzature o gesti adattati. La cosa che probabilmente varia su queste due visioni è la capacità dell’attore di tenere lo schermo e quindi la sua attendibilità (generale, non specifica). Audrey Tautou è di una categoria (facciamo 2 o 3) superiore e la cosa si vede enormemente. Certo, il personaggio ambiguo e incostante che interpretava permetteva una manovra maggiore rispetto a quello interpretato da Samuel Le Bihan, ma la sensazione di trasformazione, di riuscire con un sorriso a deliziare e inquietare la rende nettamente il motore del film.
E se tutto il livello del progetto è stato medio/alto, la parte finale per qualche minuto mi aveva perplesso, almeno sino agli ultimi secondi che hanno riportato la macchina nella giusta traiettoria. Anzi, aggiungo che per certi versi sono stati geniali a patto (ed è un suggerimento) di mettersi i panni dello spettatore che vive l’idea non la realizzazione. In questo caso, infatti, quello che funziona dannatamente è il risultato e non il modo che preso singolarmente potrebbe far storcere il naso. Ma il mondo che tale scelta apre, soprattutto a livello morale e di significato, annulla tutto, minuti precedenti (pericolosamente mediocri) in primis.
Si può amare idealmente? Si può immaginare un qualcosa con qualcuno senza egli lo sappia o lo immagini minimamente? Si può in qualche modo, anche per un secondo, pensare che tutto ciò sia reale? Non voglio mettermi nella mente di nessuno, ma per me è più che possibile. Come detto, questa è una nostra necessità o meglio quello che ci distingue da tutti gli altri essere viventi. L’immaginazione è la nostra pentola d’oro e questo al di la del suo contenuto. Non sono necessarie sempre le grandi cose, bastano anche i piccoli pensieri per cambiare il nostro umore e le nostre prospettive. Un sogno, al di la che poi diventi reale o no, è il nostro zucchero, la molla che rende tutto più vivido, più luminoso, più intrigante. A renderlo tale è però la dimensione della realtà. In mancanza tutto diventerebbe confuso, compreso l’equilibrio tra il fare, il dire e il rapportarsi. M’ama non m’ama espande questa problematica portandola all’ossessione seppur mantenendola nei tratti inconsci della sopportazione. Tanto per intenderci, non ci troviamo di fronte alla follia di Attrazione fatale (benchè le storie partano da presupposti diversi) e qualcosa di inconsciamente morale come spettatore ti rimane anche nei gesti estremi della protagonista e non nascondo che molto dipende dalla bravura e solidità della Audrey Tautou.
Chiudo, dopo aver evidenziato nuovamente come fatto per altri che questo titolo non si trova in nessuna piattaforma ed è un peccato, come ha chiuso il film, con una frase che probabilmente racchiude quel confine di cui più volte ho parlato:
Nonostante il mio amore sia folle, la mia ragione calma le pene troppo acute del mio cuore, dicendogli di pazientare e di sperare sempre…
Jonhdoe1978


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