
Nome: Lotney “Sloth” Fratelli
Segni Particolari: Una passione sfrenata per le barrette Baby Ruth
Attività: Fratello incatenato e ripudiato della famiglia Fratelli
Periodo di Attività: 1985
Indimenticabile personaggio apparso nel film cult I Goonies di Richard Donner, dal sapore oltremodo “Spielberghiano” (il soggetto e la produzione della pellicola sono infatti di Steven Spielberg), a metà fra il The Elephant Man di David Lynch ed il gobbo Quasimodo di Victor Hugo. Un gigante dal cuore buono e dal volto deforme, risultato (probabilmente) per essere stato ripetutamente lasciato cadere sulla sua testa, quando era bambino, da Agatha “Mamma”, Jake e Francis Fratelli.
Oltre alla passione per il cibo, in particolare per il gelato e le barrette al cioccolato con arachidi, torrone e caramello della Baby Ruth, Sloth adora i vecchi film sui pirati (come quelli con Errol Flynn), passione nata dagli anni trascorsi a guardare la TV, incatenato nello scantinato del ristorante della famiglia Fratelli ed è anche un grandissimo fan di Superman, predilezione “indotta” in riferimento alle precedenti pellicole dirette da Donner sul supereroe di Krypton (Superman e Superman II)
Il solo a riuscire a guardare oltre le apparenze dei suoi terrificanti lineamenti è Lawrence “Chunk” Cohen, loquace e ghiottone ragazzone di Astoria che finirà per farlo adottare dalla sua famiglia, evitandogli il carcere.
Nascosto dietro cinque ore di trucco, a portare sullo schermo questo personaggio destinato ad entrare nella leggenda nonostante i pochi fotogrammi, fu l’ex stella dal temperamento burrascoso degli Oakland Raiders e vincitore di due Super Bowl John Matuszak. La maglietta dei Riders che indossa Sloth, è infatti un chiaro riferimento alla squadra della NFL con cui Mtuszack aveva giocato e vinto, prima di ritirarsi nel 1981 a causa della sua dipendenza da droghe, alcool e medicinali che lo portò alla morte, appena quattro anni dopo l’uscita de I Goonies, stroncato da un arresto cardiaco dovuto ad un letale cocktail di farmaci a soli 38 anni.
Un emozionante, ma fin troppo veloce giro di giostra, vissuto tra realtà e poesia che gli ha comunque concesso il tempo di firmare indelebilmente la storia del cinema e dello sport, infrangendo però a differenza del suo personaggio alla regola N°1 del gruppo di amici del quartiere Goon Docks: «Goonies never say die».
Alessandrocon2esse
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