
TITOLI DI TESTA: let it snow? No, let it die.
TRAMA: «La neve è bella… ma solo a Natale e co’ l’alberello acceso. Se poi te cade addosso e mori, allora è ‘n problema.» Non lo disse mai Baudelaire, ma avrebbe dovuto, dopo aver visto L’Eternauta su Netflix.
Qua se parla de una nevicata mortale che fa sembrà Roccaraso una gita scolastica a Chernobyl. La serie, tratta dal fumetto cult argentino scritto da Oesterheld e disegnato da Solano López, ce prova a portà sta storia nel presente (se non avessero optato per questa scelta dubito che il pubblico di Netflix avrebbe abboccato) adattandola ai giorni nostri, con tanto de social, notiziari finti e gente che ancora esce in ciabatte pure co la neve tossica. E lì capisci che l’umanità, prima che dagli alieni, verrà sterminata dalla stupidità.
Stamo a Buenos Aires (mica a Tor Bella Monaca) e mentre quattro amici più er cognato de uno (che già capisci che porta sfiga) stanno a giocà a carte, come pe magia, inizia a nevicà. Ma sta neve non è normale: è tossica, è aliena, è tipo un attentato biochimico fatto da Elsa de Frozen dopo una sbronza pesante. E da lì è il delirio: la gente muore come le zanzare d’estate, quelli dentro casa cominciano a barricà tutto co cartone, pellicola e domopack, e parte sta lotta alla sopravvivenza che manco L’Isola dei Famosi, solo che qua nessuno è famoso e tutti se pisciano addosso dalla paura.
Il protagonista, Juan Salvo, è un tipo tosto, di quelli che non je la fanno a sta fermo. Ha una figlia e vuole andalla a salvà, solo che ogni volta che prova ad uscì succede qualcosa: una volta c’è un ragazzino cinese che pare innocuo ma je fa perde ore, un’altra volta la moglie che gli fa venì i sensi di colpa, poi due biker napoletani col casco integrale che sembrano usciti da Mad Max Fuorigrotta Edition. E quindi lui corre, spara, s’arrampica, fa più strada lui sotto la neve che un rider de Glovo sotto la pioggia.
Intorno a lui, la città va in merda: la gente ruba il cibo, entra nei supermercati a spintoni, se barrica nei condomini, litiga pe na scatoletta di tonno e inizia a impazzì piano piano, perché la verità è che non è solo la neve il problema, ma pure la paranoia. E poi, come se non bastasse, arrivano gli invasori: prima dei bagarozzi grossi come Fiat Panda, poi il colpo di scena finale pieno de dita che controlla le menti dei superstiti come se fossero burattini in saldo.
Per fortuna che vicino a Juan c’è l’amico Favalli, uno che ha letto il “Manuale d’emergenza per nevicate tossiche” che è tipo la versione smart del vicino rompipalle, insieme cercano di guidà na sorta de resistenza, ma la realtà è che stanno messi malissimo. E anche se la regia è fatta bene, l’atmosfera è tesa e l’idea c’ha spessore, diciamolo: tolti Juan e Favalli, gli altri personaggi sò carne da macello, poca anima e tanto urlo.
TITOLI DI CODA: L’Eternauta non è perfetta, ma c’ha il coraggio di provacce, manca quella botta emotiva che te fa dì “me la vedo tutta in una notte”. Non male, eh…ma te devi armà de pazienza, perché la prima stagione è più un antipasto che er piatto forte. Da adolescente qualcuno delle mia famiglia mi costrinse a leggerla e quindi sò già dove vogliono andare a parare, e come prima stagione introduttiva ci può stare.
È un mix de sci-fi, horror e allegoria politica (pure troppa), ma non è The Last of Us e manco ci prova. E meno male, perché qui si parla di alieni, dittature mascherate da neve e domopack antinevrosi, mica di funghi coi tentacoli. In conclusione, è una serie che se te piace sta roba post-apocalittica un po’ intellettuale, ma anche de botte, te la magni pure co qualche difetto. E se no, oh…torna a guardà Roccaraso su Rai 2, lì la neve almeno la puoi toccà. Però merita comunque una visione, almeno pe capì che pure senza zombie, l’apocalisse può arriva co la neve che invece de portatte er Natale, t’ammazza.
Mklane
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