
TITOLI DI TESTA: Ma che te ridi?
TRAILER: Ridi pagliaccio direbbe qualcuno, ma dato che è morto, non può più dirlo. Sto film vorrebbe esse na commedia, infatti è la storia de uno che sta sempre a ride, ma succedono cose tarmente brutte che ride solo lui…pare Conte, ma è truccato mejo.
Di seguito, faccio copia e incolla della conversazione tra Todd Phillips (il regista) e gli Studios, che mica lo volevano finanzià sto film. Premessa (o precazzata, come preferite): Todd Phillips, è risaputo, c’ha la voce tipo Gianfranco Funari.
“Vojo fà un film strano, na commedia ndo se piagne e basta. Vojo aprì la saracinesca dei vostri cuori e buttacce dentro tanto de quella merda che quanno finisce te chiedi: Ma ndo cazzo vivo? Poi però questo dev’esse er film de Joker prima che incontra Batman, infatti Batman lo famo vede piccolo perchè ancora nce capisce n’cazzo e je famo passà la voja de mettese in camera i poster der Circo Togni. Pe fa Joker, chiamamo Joaquin Phoenix che mo sta a rota de Herbalife.”
Ao, mica hanno chiamato pizza e fichi. Joaquin, ottenuto l’ingaggio, s’è annato a rivedè tutti quelli che s’erano mascherati da Joker. “Heath Ledger c’ha rimesso le penne, Jared Leto a faccia, Jack Nicholson pare mi nonno…me devo inventà quarcos’altro”. Così pensa bene de vestisse da Sbirulino pe fa mette a ride tutti…e invece li fà piagne e vince pure l’Oscar.
8.5
Mklane
Tutto si regge sulla bravura ed il volto del protagonista. Joaquin Phoenix lascia al cinema una versione del villain più interpretato della storia, destinata ad essere ricordata per i prossimi 20 anni. Un Joker mai stato così reale ed “umano”, dalla sua prima apparizione nel 1940 per mano di Bob Kane e Bill Finger.
Si strizza dichiaratamente l’ occhio a diversi capolavori del passato, su tutti Taxi Driver e Re per una notte di Martin Scorsese, ma per chi (come il sottoscritto) ha l’ occhio fino, la lista si allunga: V per Vendetta di James McTeigue, Natural Born Killer di Oliver Stone, Arancia Meccanica di Stanley Kubrick e chi più ne ha più ne metta.
Adoro la complessità del Joker e ho pensato che sarebbe valsa la pena esplorare le sue origini nel cinema. Scott Silver ed io abbiamo scritto una versione di un personaggio complesso, complicato e di come potrebbe evolversi…per poi devolvere. (Todd Philips)
Sta tutto in questa dichiarazione il Joker di Philips: una storia domestica ed accessibile a tutti che esamina ed indaga nel profondo di un disturbato mentale, messo ai margini da una società che lo etichetta come un “mostro” (senza esserlo), con tonalità scure e cupe e che SOPRATTUTTO prende le distanze dal Cinecomic, più di quanto abbia fatto Christopher Nolan con la sua trilogia.
Un film d’ autore che si rifiuta di rimanere intrappolato in un “genere”, ragione per cui forse non riesce a raggiungere l’ obiettivo di essere un capolavoro. Philips non rende ben chiaro se il suo Joker agisca per spirito rivoluzionario o per banalissima follia, ma ha il grandissimo merito di riuscire a portare (con astuzia) una pellicola di indiscutibile qualità tecnica al mercato di massa, abituato ai Blockbuster.
Sublime la fotografia di Lawrence Sher, sfortunatamente non premiata con l’ Oscar.
8/10
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Oltre che di cinema sono un grande appassionato di fumetti e il mio approccio al film è stato, quindi di chi era convinto di aver visto e letto cosi tante cose di Joker, il villain più famoso della storia, che sarebbe stato difficile assistere a qualcosa di profondamente originale e allo stesso tempo attendibile. E invece il sorprendente Todd Phillips è riuscito direi magicamente a modellare una storia magnetica che trova tutta la sua forza nell’angoscia. Un’angoscia che sale piano piano insieme a quella follia la cui genesi risiede nella disperazione della solitudine, nell’oblio di essere un’ombra, dal rifiuto e dall’egoismo di un’intera società. Un cammino pesante e costantemente in discesa, il perdersi ogni secondo un po’ di più sino al punto di non ritorno simboleggiato dall’ultimo tradimento, il più grande.
Oltre alla straordinaria gestione emotiva, Todd Phillips è riuscito a far combaciare perfettamente il mondo da lui raccontato con quello di Batman arrivando nel punto esatto in cui tutti sanno aver inizio la storia di quest’ultimo. Questo a mio avviso ha dato maggiore lucentezza al tutto dandogli un senso di compiutezza che un racconto a se stante o comunque non sequenziale, non avrebbe avuto, perdendo parte del suo senso e quindi della sua bellezza.
Chiusura obbligatoria per Joaquin Phoenix e per il suo capolavoro artistico. La sua immersione nel personaggio è stata totale, i suoi occhi, il suo modo di muoversi, gesticolare hanno espresso tutto il disagio di uomo solo insieme a quella rabbia che dal basso si faceva strada per travolgere se stesso e gli altri. Credo che storia e attore si siano amati sin da subito riuscendo l’uno a esaltare l’altro in un perfetto connubio tra scrittore e oratore. Perché Joker alla fine è stato proprio questo: un meraviglioso viaggio tra realtà e illusione raccontati da un superbo menestrello con un sorriso apparente e la morte nel cuore.
8.8/10























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