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Joel Miller di Jonhdoe1978

Contrassegnato con: Joel Miller, Joel Miller Recensione, Recensione Joel Miller

Joel Miller Interna

Nome: Joel Miller

Segni Particolari: L’amore è più forte della coscienza

Attività: Sopravvissuto e contrabbandiere

Periodo di attività: 2013-2025

Avevo deciso di non scrivere un approfondimento su Joel. I motivi di questa scelta erano diversi, ma per semplicità posso racchiuderli in due: avrei evidentemente mischiato il Joel videogioco al Joel serie tv (e il periodo di attività messo ne è la dimostrazione) e soprattutto, sarei dovuto entrare in dinamiche complesse e sinceramente non me la sentivo.
Poi come sempre le cose cambiano e un po’ per esorcizzare (alla fine scrivere è come parlare con se stessi) eccomi qui a parlarne.

Le dinamiche complesse di questo personaggio hanno sostanzialmente un nome: la morte. Senza timori dello spoiler, tutto quello che gira intorno a lui ha a che fare con la grande meretrice. La storia inizia con la morte della figlia, continua con la morte lenta del mondo sotto i colpi dei ritornanti e finisce con LA SCELTA (che apparentemente ha a che fare con la vita e invece riguarda proprio con la morte) e poi con la sua di morte. Un viaggio oscuro, duro, asfissiante, ma indubbiamente anche travolgente, ideologico e soprattutto dannatamente vicino.

Prima di soffermarmi su questo percorso è necessario fare una premessa (che poi ho già fatto nella recensione di The Last of Us): la cura e la bellezza della serie ha fatto in modo che tutti siamo riusciti ad armonizzare il personaggio ludico a quello cinematografico. Pedro Pascal, un po’ per aspetto fisico e un po’ per capacità e sceneggiatura, è apparso da subito il Joel che conoscevamo permettendo cosi che la nostra anima lo considerasse un prolungamento di quello che sapevamo. E’ ovvio che probabilmente il ricordo ha fatto da scivolo emotivo, ma questo non esclude i meriti più volte evidenziati.

Da questa considerazione, che poi è emersa sin dalla prima puntata della serie, è partito il nuovo viaggio nella coscienza che avevamo provato 10 anni prima e, devo ammetterlo, probabilmente non eravamo pronti. Joel, infatti, è uno di quei personaggi viscerali, di quelli che ti rapiscono anima e corpo e che in qualche modo accusi fisicamente. In quel suo modo rude ma giusto di fare e vedere le cose non si può non ritrovarsi e questo anche dall’alto di personalità e visioni della vita diverse. Vertendo l’attenzione al personale, non dico che ci ho trovato tutto, ma tanto sicuramente si. E questo tanto è andato avanti per quasi tutto il viaggio, tramutandosi però il quel tutto appena sfiorato nel momento di quello che è stato l’apice del suo agire: LA SCELTA. Nella recensione fatta per The Last of Us, riguardo a questo momento, ho scritto:

“Personalmente il percorso di Joel dalle scale alla sala operatoria, nel gioco, un pizzico meno nella serie, l’ho vissuta come una “passeggiata” attraverso l’inferno verso una specie di purgatorio. In tutto quell’egoismo, perchè di quello si tratta, c’era il dolore, le lacrime, la sofferenza e il sangue di un percorso iniziato per caso, come molte cose della vita, e finito come essere la seconda e ultima possibilità di essere almeno un minimo felice. Ogni pallottola era bagnata da una sua lacrima (e anche delle nostre) e ogni centimetro percepito come un kilometro in meno verso un immaginario Everest, dipinto però con qualche fiore in più.”

Oltre a rifirmare con il sangue quando appena riproposto, aggiungo che quel momento rappresenta la perfetta foto di quello che è l’essere umano e questo al di la di quello che ognuno di noi avrebbe scelto. Joel li (ma vale in generale) è la foto delle nostre incongruenze, della morte della speranza e della sua rinascita, del cinismo e della bontà, dell’altruismo e dell’egoismo nella sua accezione più estrema e soprattutto, del sacrificio e del simbolismo dei sentimenti. In lui ci leggo l’epitaffio della solitudine e contemporaneamente di quella fiammella di speranza che da sempre e per sempre ci accompagna dando un senso dove un senso non sembra esserci.

La storia di The Last of Us è la somma di tanti inferni, ovviamente anche derivati dalla situazione, ma credo che dire che Joel ne sia il principe non sia proprio errato. E’ il punto di raccordo di quello spaccato estremo di vita e ce ne accorgiamo quando non c’è più e questo per il fatto che la sua idea (intesa come personaggio) rimane ben salda e fa da sfondo a tutte le azione successive. E quando questo avviene non c’è spazio per le interpretazioni.

Se vogliamo vederla in maniera brutale, Joel è la rappresentazione del senso della morte sia a livello ideale che puramente fisico. Se, invece, ed è quello che credo io, lo si vede nel senso intermedio del termine, ecco che diventa lo specchio dell’arrangiarsi, del resistere, del sopravvivere e soprattutto, dell’imprevedibilità della vita, nel bene e nel male. Una imprevedibilità a volte dolorosa ma che da un senso a tutto rendendolo quello che tutti in fondo sappiamo: un viaggio imprevedibile.

Chiudo come è giusto che sia sulla scelta: anche io avrei distrutto tutto quello che avrei incontrato tra me e la mia Ellie, perché come detto all’inizio: l’amore è più forte della coscienza…sempre.

Jonhdoe1978

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