
Nome: Jack Dawson
Segni Particolari: Una mano in tasca e l’altra sul cuore
Attività: Artista e Sognatore
Periodo di attività: Fine ottocento inizio novecento
Per alcuni personaggi abbiamo la necessità istintiva di credere che esistano o che siano esistiti e questo quasi sempre, per cercare di dare maggiore concretezza alle emozioni che ci hanno fatto provare.
Mancano pochi minuti alle ore 12.00 del 10 Aprile 1912, quando un giovane ragazzo con i capelli biondi corre verso il Titanic con un biglietto appena vinto e la speranza nel cuore di chi sta per cambiare vita. Quattro giorni. Un tempo dai più ritenuto limitato diventano lo specchio di uno degli amori più travolgenti della storia, di quelli che travalicano ogni legge naturale rimanendo scolpiti nella mente anche di chi li ha solo immaginati. E’ innegabile, infatti, che Jack e Rose hanno segnato una linea indelebile sulla percezione dell’Amore legato soprattutto, alla demolizione degli stereotipi che spesso la società ci dà. La differenza di classe, di origini e di aspettative si sbriciolano letteralmente insieme a quell’illusione chiamata tempo e al suo modo di essere percepito riguardo i sentimenti. Jack Dawson assume i contorni del cavaliere bianco con la malizia tipica di chi comunque, ha la purezza nel cuore che ne indirizza scelte e decisioni. Di colui che riesce ad assecondare la pura sensazione che lo pervade avendo la certezza della sua veridicità. E’ la persona che si perde dietro a un sogno, alla spiritualità di un momento, all’eternità di un’immagine e all’immensità di uno sguardo che porta al bacio e all’unione. E’ il ragazzo che diventerà uomo solo nei ricordi della sua Rose nella quale è inciso il suo nome quale simbolo della sua salvezza sia materiale che come donna. Jack è l’idea di “per sempre” che ognuno vorrebbe avere, quella sensazione di venire ricordato in ogni caso, la certezza di far parte di qualcuno e di essere in qualche modo una parte di qualcosa.
Quattro giorni dicevamo, poche ore che diventano un infinito in cui specchiarsi, un modo unico di perdersi negli occhi dell’altro, intrisi di pianto di felicità e di tristezza. Un viaggio irrinunciabile che il nostro Jack rifarebbe un milione di volte anche sapendo quale sarà il finale, nella profonda convinzione che un abbraccio sul tetto del mondo a braccia aperte sia la lacrima dorata d’amore per l’immortalità.
Jonhdoe1978
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