
TITOLI DI TESTA: c’era una volta un pony…
TRAMA: Prima che diventasse Rocky Balboa, l’eroe che correva per le strade di Philadelphia con due uova crude nello stomaco e un cuore grande quanto l’ego di Apollo Creed, Sylvester Stallone era semplicemente un giovane attore squattrinato con una mascella importante e poche alternative. Anzi, diciamolo: stava talmente a secco che pure le comparse lo scansavano per paura de contagiarle con la povertà.
Così, quando gli offrirono 200 dollari (più o meno quanto oggi ti danno per aprire una pagina OnlyFans dei piedi), accettò di recitare in un film softcore dal titolo “The Party at Kitty and Stud’s”, che solo dopo il successo di Rocky venne rieditato e distribuito con il titolo più clickbait di sempre: Italian Stallion. Perché si sa, quando un attore diventa famoso, Hollywood fruga subito nei cassetti più zozzi per facce due lire.
Il film, girato nel 1970 con un budget che manco bastava per una cena al Burger King, ci mostra un giovane Stallone nei panni di Stud, uno che vive in un appartamento stile “squallore chic” e passa le sue giornate a grugnire, cavalcare la sua ragazza Kitty (letteralmente, eh), e a fare il simpaticone in mezzo a una comitiva di freaks sessuomani con l’espressività di una pianta grassa.
La trama è talmente esile che pure i porno attuali sembrano scritti da Shakespeare in confronto. In pratica Stud scopa. Poi riscopa. Poi chiama gli amici a casa…e scopano tutti insieme. Il tutto con una colonna sonora talmente anni ’70 che ti sembra di avere i baffi solo per aver visto il trailer.

“Quanti ricordi. Fregene. Estate 73-74. La Conchiglia…”
E no, non c’è una storia d’amore struggente, non ci sono montaggi motivazionali a rallentatore, e non c’è nessuna corsa sulla spiaggia con Apollo, ma Stallone, con il suo carisma già grezzo e animalesco, riesce comunque a non sfigurare del tutto. Sembra uno che ancora non sa bene che lavoro sta facendo, ma nel dubbio lo fa con grinta, sudore e un fisico che, diciamolo, era ancora in versione “aspirante pony”, non certo Italian Stallion nel senso di Rambo che ti squarta col pensiero.
Per i fan più accaniti di Sly, questa pellicola è una specie di reperto archeologico: una testimonianza di come si può partire dal fondo del barile e arrivare all’Oscar, passando da un salotto zozzo a un ring leggendario. E nonostante le scene spingano sul lato soft-porno (più soft che porno, eh… oggi ce stanno pubblicità su YouTube più esplicite), Italian Stallionva visto per quello che è: un punto di partenza sincero, onesto e con le palle. Letteralmente.
TITOLI DI CODA: Stallone ha sempre ammesso di averlo fatto per necessità, e ha pure detto: “Avevo 5 dollari in banca e stavo dormendo alla stazione degli autobus.”
Che, se ci pensi, è la trama perfetta per il prossimo Rocky 27 – L’ultima corsa all’ATM.
In sintesi, Italian Stallion non è un gran film, ma è un pezzo di storia. Un “prima che diventassi leggenda” che ci fa apprezzare ancora di più tutto quello che Sly è riuscito a costruire dopo. E dai, diciamocelo: ci voleva più coraggio a recitare in questa roba che ad affrontare Clubber Lang. Rispetto, sempre, per chi è partito da zero e oggi c’ha una statua in bronzo davanti alle scale di Philadelphia.
EXTRA: Stallone sarà sempre il nostro parente a cui je se perdona tutto.
Mklane























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