
TITOLI DI TESTA: vegan free
TRAMA: ce stanno dei film che non so adatti ai vegani. Tipo che se te scandalizzi davanti a uno che magna er prosciutto crudo e lo chiami “omicidio alimentare”, allora Il Silenzio degli Innocenti te manda direttamente in analisi. Perché qui Hannibal Lecter er filetto de manzo nun se lo cucina: se magna direttamente la gente. E la cosa bella è che je piace pure accompagnà er piatto co un bel Chianti, mica na Peroni da discount.
C’e stà Clarice Starling, una ragazzetta dell’FBI tutta impegno e occhioni spalancati, che se ritrova a fa er tirocinio più malato della storia: annà a parlà co Hannibal Lecter, criminale psichiatra e chef improvvisato che invece de consiglià le dosi de sale te dice come sfilettà un fegato umano. Clarice je va a chiede aiuto pe acchiappà un altro sano di mente: Buffalo Bill, er sarto der macabro, quello che invece de comprasse la pelle finta su Temu, se fa i vestiti direttamente co le signorine rapite.
Ora, già così te pare surreale: una co le armi in mano che chiede consigli a uno legato dietro le sbarre. Eppure funziona: Hannibal nun solo je dà le dritte, ma je fà pure da life coach, tipo “se vuoi diventà er top dell’FBI, ricordate che er male sta pure dentro de te”. Ma intanto lui, zitto zitto, co la sua mascherina che pare na grattugia del parmigiano, aspetta er momento buono per dasse ar fugone.
E Buffalo Bill? Roba che oggi su uno così ce costruivi sopra dieci meme al giorno: uno che balla nudo davanti allo specchio e se mette la parrucca de Raffaella Carrà. Terrorizza, sì, ma pure fa ride: “It rubs the lotion on its skin”…pare la pubblicità de la Nivea.
La regia de Jonathan Demme è una di quelle che ancora oggi ce insegna come se fa er thriller: tensione a palla, primi piani claustrofobici che quasi senti l’alito de Hannibal, e poi quelle scene cult che so diventate leggenda. Tipo l’evasione: lui che coi carabinieri se inventa na performance artistica de sangue e budella, manco fosse un Arturo Brachetti cor coltello. Oppure la scena finale: Clarice che brancola ner buio, e Buffalo Bill che la fissa co gli occhiali a infrarossi. Momento che te fa sudà più de un derby Roma-Lazio.
Eppure, in mezzo a tutta sta tensione, ce stanno tutti sti personaggi che girano intorno alle loro paranoie. Clarice che, poveraccia, deve sopportà i commenti sessisti dei colleghi co Hannibal che je fa i test di psicologia come un professore scoglionato ma che con due battute e un sorriso te mette più paura de mille vampiri glitterati…e infine Buffalo Bill che se crede un fashion designer e invece pare uscito da un rave a Tor Bella Monaca.
TITOLI DI CODA: una pellicola che ancora a distanza di anni te mette la tensione addosso per via di un tale di nome Hannibal, praticamente il cattivo perfetto. Elegante, intelligente, parla come se avesse fatto Oxford, e poi all’improvviso te stacca la carotide come se fosse un supplì da portar via. È lui che eleva tutto il film, è lui che ce fa ricordà Il Silenzio degli Innocenti come uno dei thriller più grossi de sempre. Te resta addosso, da una parte paura vera, dall’altra la tentazione de invità Hannibal a cena solo per sentirlo parlà (basta che, per carità, cucini qualcun altro).
EXTRA: come in questo film, ormai nel mondo sò finiti pure l’innocenti.
Mklane
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