
Dopo A classic horror story, Il mostro della cripta dimostra come il cinema italiano non sia ancora pronto, a differenza di tutto il resto, a produrre un film horror accettabile. Da dopo Dario Argento in poi, infatti, su questo genere abbiamo sempre arrancato presentando storie e produzioni sbagliate alternativamente nelle intenzioni o nello sviluppo. Questo buco artistico non ha a mio avviso un motivo dominante e va più che altro ricercato nella difficoltà oggettiva che tale genere comporta legato a doppio filo com’è alla parte visiva oltre che a quella prettamente concettuale.
Detto questo, Il mostro della cripta è un film debolissimo che trova le uniche note positive nella premessa, l’idea di base non è male, e in Lillo, l’unico in grado di regalare più di una sana risata (quando mangia il maialino su tutte). In mezzo tutta una serie di grottesche situazioni al limite del sostenibile con un tentativo di inserire parti dei classici del cinema americano di settore o non, vedi Non aprire quella porta, Shining, Dawson’s Creek e Prometheus, assolutamente forzate e non altezza della situazione. La parte visiva è a tratti sconcertante, sbagliata sia nella rappresentazione che nel concetto. Emblematica sotto quest’ultimo aspetto il momento in cui Giò Spada (Tobia De Angelis) prende tra le mani senza nessuna ripercussione un mazzo di chiavi appena estratte dall’acido!
Il film cerca di combinare l’horror con la commedia e le vicende adolescenziali rimanendone, a mio avviso, quasi del tutto schiacciato. La storia è piena di controsensi e di conseguenze, o meglio di non conseguenze, che vanno ingiustificatamente dalla semplificazione estrema all’impossibilità di realizzazione. Soprattutto quest’ultima è la sua vera colpa, l’aver annientato completamente anche la più lontana possibilità di veridicità, cuore necessario di ogni storia, facendo apparire come normali momenti che per definizione non lo possono essere né nella fantasia né, soprattutto, nella realtà.
Jonhdoe1978
Voto 4/10
TRAILER: Te lo ricordi lo zucchero filato?
TRAMA: Te li ricordi i film horror degli anni 80, col sangue fatto con la passata, fatti co due lire e le sceneggiature scritte sulla carta igienica? Forse sarà stato che a forza de usalla eccote spiegati i buchi de sceneggiatura! Fatto stà che tutta quella roba andava bene così, a strigne ce piaceva e ha fatto parte della nostra cultura cinematografica tant’è che se nun c’erano quei film fatti col culo tutto sto revival degli anni 80 non avrebbe avuto senso di esistere.
E allora eccote l’ennesima operazione nostalgia de un gruppo de pischelli che abitano a Bobbio, un buco di culo di paese famoso che và a braccetto cor cinema d’essay. Così pe ammazzà er tempo questi te girano filmati splatter da du lire fino a quando il protagonista nun se rende conto che alcuni fatti che rappresentati nel suo fumetto preferito accadono anche nella realtà.
Così ce stà er protagonista piacione, la protagonista carina, du rincojoniti, un poliziotto killer co l’accento romagnolo, Lillo che disegna li fumetti e na famiglia che è la brutta copia de quella degli Addams…pe chiude er tutto ce stanno pure 40 litri de passata de pomodoro, ammazzamenti e un mostro uscito da na cripta.
Er problema è che nun ce stà nient’altro, apparte na cifra de citazioni e delle robe inverosimili che solo nei film degli anni 80 sarebbero risultate plausibili…forse perché ce credevano de più o forse perché siamo cresciuti noi e ci aspettiamo molto di più da un semplice “cit.”.
Mklane
Voto 3.5/10
Un horror demenziale autoironico (?) dalle buone premesse, ma che finisce per smarrirsi in una (a tratti esagerata) compilation citazionistica dell’immensa cultura nerd/pop musicale e cinematografica degli anni ’80 che se venissero a saperlo Matt e Ross Duffer, ideatori di Stranger Things, finirebbe sicuro a mani in faccia che nemmeno i Cugini di Campagna con i Måneskin.
Il mostro della cripta è un mashup tra il fanta horror e lo splatter dei meno impegnati B-Movie americani e quei lunghissimi campi lunghi all’italiana che fanno tanto “documentario”, inseriti a mo’ di ringraziamento per i beni culturali che hanno dato il consenso alle riprese. Ci prova il giovane Daniele Misischia a valorizzare l’idea dei Manetti Bros. con il suo estro, ma l’operazione non riesce appieno nel suo intento.
Alla fine si passano i (decisamente troppi) 116’ della durata della pellicola a distinguere il look dei Paninari, da quello dei Punk e delle Pretty, a riconoscere le mitiche Fiat Uno, le Panda e le Renault 4, le TV col tubo catodico e gli adesivi di Cioè e di Deejay Television, gli innumerevoli poster alle pareti tra cui Ritorno al futuro, Rocky, Dirty Dancing e Karate Kid, le canzoni di Sabrina Salerno e Alan Sorrenti e le citazioni a Shining, I Goonies, Alien e Il mio amico Arnold…tutto utile a distogliere l’attenzione da una recitazione che, per evitare di risultare troppo severi, definirò come “Troppo giovane ed inesperta”.
Si salvano la scelta di affidare le battute migliori del film a Lillo Petrolo, i convincenti effetti visivi (mostro compreso) del maestro degli special effects Sergio Stivaletti ed il buon utilizzo del fumetto Squadra 666 come mucguffin da parte di Misischia che verrà realmente presentato al prossimo Lucca Comics e successivamente commercializzato al pubblico, con i disegni di Alekos Diacomitri ed i testi di Alfredo Castelli.
Alessandrocon2esse
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